“Troppa Vita”. Una poesia che racconta il peso e la bellezza della realtà
Restituisce le luci e le ombre di un’esistenza in costante confronto con l’esterno e con il proprio vissuto interiore, “Troppa Vita”, la raccolta di Federica Agrò, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile nella versione e-book. Le liriche, scritte in momenti diversi, compongono i capitoli di un volume ideale che rispecchia l’evoluzione della sua protagonista, una donna ancora in pieno divenire, nei suoi primi trent’anni di vita. Già dalla copertina, il libro dichiara la sua radice più intima: l’illustrazione di un albero con un’altalena, un’immagine evocativa che si lega indissolubilmente alla dedica iniziale dell’autrice: “All’albero di noci e alle sue altalene, che hanno saputo custodire i miei sogni di bambina”.
La raccolta è strutturata in quattro atti: Infanzia e Nostalgia; Introspezione e Resilienza; Relazione e Sentimento; Dolore e Guerra. Ogni sezione indaga il profondo impatto che le relazioni e gli eventi storici o personali esercitano su un animo guidato da una spiccata sensibilità ed empatia. Il titolo stesso evoca quel senso di vertigine che scaturisce dall’analisi del presente, un’epoca così densa da rendere impossibile ogni previsione sul futuro. «Troppa Vita è la sensazione di sopraffazione che può sorgere quando ci fermiamo a riflettere sull’oggi - racconta l’autrice siciliana ma che vive a Novara, assegnista di ricerca per il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano -. La nostra quotidianità ha già un peso specifico, ma quando la sommi al tuo ieri, alle aspettative per il futuro, al mondo malato che ci circonda, può diventare spaventoso. Non è un peso né una ricchezza, è consapevolezza».
Le poesie, nate spontaneamente prima della loro suddivisione in atti, toccano le corde più intime dell’autrice. «E’ un suggestivo tentativo di sottrarre dal conteggio del tempo - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore -, e dalla polvere che inevitabilmente si deposita sulle cose temporanee, memorie intime e personali che sono parte attiva della formazione culturale e sentimentale dell’autrice». In particolare, la sezione dedicata al “Dolore e alla Guerra” mostra come la scrittura possa trasformarsi in uno strumento di pacificazione contro la realtà e contro sé stessi: «Quando scrivo sono ancora quella persona sul campo di battaglia. Poi, un giorno, rileggendo le mie stesse parole riconosco la mia vittoria». Fortemente emotive sono anche le poesie di “Infanzia e nostalgia”, spesso dedicate alla figura della nonna. Sebbene sia scomparsa, per Federica il legame con lei resta indissolubile: la sua presenza è stata così profonda e significativa da continuare a risuonare ancora oggi, come un’eco costante, trasformandosi nella vera scintilla ispiratrice di questa sezione che arricchisce la silloge, esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore.
La sua poetica si muove su un presente così denso, una “troppa vita” che rende impossibile decifrare o anticipare il futuro. Di fronte a questa incertezza, la sua sola e più profonda aspirazione è quella di non smettere mai di scrivere: «Spero di potermi ritrovare sempre con una penna in mano, al momento giusto». Spinta, spesso, da un senso di solitudine e dal sentimento di non essere compresa, Federica Agrò - che nel tempo libero scrive e dirige una rubrica settimanale per una testata online dedicata all’informazione internazionale e ai temi di attualità globale - affida alle sue pagine un obiettivo chiaro: donare al lettore una profonda chiave di comprensione, offrendo un porto sicuro in cui specchiarsi e sentirsi meno soli. «Spero che leggendole il lettore trovi in me una compagna di disavventure».