Caldo record in Europa, EuroMOMO: oltre 10.000 morti in eccesso in una settimana. Gli anziani sono le principali vittime
L'ondata di caldo eccezionale che ha investito l'Europa occidentale alla fine di giugno ha coinciso con un aumento improvviso e particolarmente elevato della mortalità. Nella settimana compresa tra il 22 e il 28 giugno 2026, i Paesi europei monitorati da EuroMOMO hanno registrato complessivamente circa 10.650 decessi in più rispetto al numero normalmente atteso nello stesso periodo dell'anno.
Il dato emerge dalle elaborazioni della rete europea EuroMOMO, il sistema che raccoglie settimanalmente le statistiche ufficiali sulla mortalità provenienti dai Paesi e dalle regioni partecipanti. Il monitoraggio non registra soltanto le morti indicate formalmente come causate dal caldo, ma misura tutti i decessi avvenuti oltre il livello statisticamente previsto. Proprio per questo è più corretto parlare di “eccesso di mortalità osservato durante l'ondata di calore” e non di 10.650 persone sicuramente morte, in senso clinico e individuale, a causa delle alte temperature.
Più di 9.000 decessi in eccesso tra gli ultrasessantacinquenni
L'aspetto più grave riguarda la distribuzione per età. Più di 9.000 dei decessi in eccesso registrati nella settimana più critica hanno interessato persone di almeno 65 anni. L'aumento della mortalità si è concentrato soprattutto nelle fasce più anziane, mentre il bollettino EuroMOMO segnala una crescita particolarmente evidente tra le persone con più di 75 anni e, più in generale, nelle classi di età superiori ai 45 anni.
Le persone anziane sono maggiormente esposte agli effetti delle temperature estreme perché l'organismo perde progressivamente parte della capacità di regolare la temperatura corporea. Il caldo può provocare direttamente disidratazione, colpi di calore e insufficienze acute, ma può anche aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie, renali o metaboliche già esistenti.
In molti casi, quindi, il caldo non compare necessariamente come causa principale nel certificato di morte. Può rappresentare il fattore che precipita condizioni cliniche già fragili, provocando infarti, ictus, scompensi cardiaci o crisi respiratorie. È anche per questo motivo che l'impatto reale delle ondate di calore viene valutato attraverso l'eccesso di mortalità complessivo e non soltanto contando i decessi esplicitamente classificati come conseguenza delle alte temperature.
Un aumento anomalo rispetto alle settimane precedenti
Il picco registrato tra il 22 e il 28 giugno appare ancora più rilevante se confrontato con l'andamento delle settimane precedenti. Negli stessi Paesi, durante le otto settimane precedenti, la mortalità complessiva era rimasta mediamente circa 500 decessi alla settimana al di sotto dei livelli attesi.
Il passaggio da una mortalità inferiore alla media a un eccesso superiore alle 10.000 unità in una sola settimana rappresenta quindi una discontinuità molto marcata. Secondo Lasse Vestergaard, responsabile medico dello Statens Serum Institut danese, che ospita la rete EuroMOMO, un eccesso di queste dimensioni in questo periodo dell'anno è insolito e difficilmente spiegabile con fattori diversi dal caldo estremo.
Gli esperti non hanno infatti individuato, nello stesso periodo, grandi epidemie di Covid-19, influenza o altre emergenze sanitarie capaci di giustificare un aumento così improvviso della mortalità. La coincidenza temporale con il momento più intenso dell'ondata di calore, che ha colpito in particolare Francia, Spagna, Regno Unito, Belgio e altre aree dell'Europa occidentale, rende particolarmente forte l'associazione tra temperature estreme e incremento dei decessi.
Francia e Belgio tra i Paesi con l'eccesso più elevato
EuroMOMO non pubblica una ripartizione completa del numero assoluto dei decessi in eccesso per ciascun Paese, perché la rete non è autorizzata dai partecipanti a diffondere direttamente tutti i dati nazionali sottostanti. Il sistema mette però a disposizione grafici, mappe e indici standardizzati che consentono di confrontare il livello di anomalia osservato nei diversi territori.
Nell'ultima settimana di giugno, Francia e Belgio sono risultati gli unici due Paesi a raggiungere la categoria definita da EuroMOMO come “eccesso di mortalità molto elevato”. In Belgio, secondo l'istituto sanitario nazionale Sciensano, si sarebbe trattato del più alto eccesso di mortalità associato a un'ondata di calore dall'inizio delle rilevazioni disponibili, risalenti al 2000.
Le alte temperature hanno provocato conseguenze anche al di fuori dell'ambito strettamente sanitario. In diversi Paesi sono state chiuse scuole, interrotte attività pubbliche e registrate difficoltà nelle forniture elettriche. Francia, Spagna e Regno Unito hanno inoltre superato o avvicinato diversi record di temperatura, mentre le notti eccezionalmente calde hanno impedito all'organismo di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno.
Che cosa misura realmente EuroMOMO
EuroMOMO, acronimo di European Mortality Monitoring, è una rete europea sostenuta dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dall'Organizzazione mondiale della sanità. Il sistema è ospitato dallo Statens Serum Institut della Danimarca e riceve ogni settimana le statistiche ufficiali sulla mortalità provenienti dai Paesi e dalle regioni aderenti.
L'obiettivo è rilevare rapidamente aumenti anomali dei decessi che possano essere associati a epidemie, condizioni meteorologiche estreme o altre minacce per la salute pubblica. EuroMOMO confronta la mortalità osservata con una mortalità attesa, calcolata mediante modelli statistici che tengono conto delle normali variazioni stagionali, delle tendenze demografiche e dei ritardi nella registrazione dei decessi.
Il sito permette di consultare il numero complessivo dei morti, l'eccesso di mortalità, le suddivisioni per fascia di età e gli z-score, cioè indicatori che misurano quanto la mortalità osservata si discosti dal valore statisticamente previsto. La categoria più alta, definita “eccesso straordinariamente elevato”, corrisponde a uno z-score superiore a 15; seguono le categorie di eccesso molto elevato, elevato, moderato e basso.
I dati più recenti devono tuttavia essere interpretati con cautela. EuroMOMO precisa che le statistiche relative alle ultime tre settimane possono essere successivamente riviste, perché alcuni decessi vengono registrati con ritardo e le correzioni statistiche iniziali possono risultare imprecise. Anche il totale di 10.650 morti in eccesso potrebbe quindi essere modificato con l'arrivo di dati più completi.
Non soltanto un disagio, ma un'emergenza sanitaria
I numeri mostrano che le ondate di calore non possono più essere considerate soltanto un periodo di disagio stagionale. Per le fasce più anziane, per le persone con patologie croniche, per chi vive solo o in abitazioni prive di un raffrescamento adeguato, temperature molto elevate e prolungate possono trasformarsi rapidamente in un rischio sanitario grave.
Il monitoraggio della mortalità è considerato essenziale proprio perché permette di valutare conseguenze che non emergono immediatamente dai certificati medici o dai ricoveri ospedalieri. EuroMOMO sottolinea che l'osservazione tempestiva dei decessi è fondamentale per misurare l'impatto delle condizioni ambientali estreme e per indirizzare le politiche di prevenzione, concentrando gli interventi sulle persone più vulnerabili.
Il dato europeo di fine giugno costituisce quindi un segnale particolarmente preoccupante: oltre 10.000 morti in eccesso in una settimana, più di 9.000 dei quali tra gli ultrasessantacinquenni, indicano che il caldo estremo produce conseguenze immediate, concrete e misurabili sulla salute pubblica.
Non è possibile attribuire automaticamente ogni singolo decesso alle alte temperature. Tuttavia, l'assenza di altre grandi emergenze sanitarie, la rapidità dell'aumento e la perfetta sovrapposizione con il picco dell'ondata di calore rendono difficile ignorare il legame. Il caldo estremo non rappresenta più soltanto un'anomalia meteorologica: è ormai una delle principali minacce sanitarie con cui l'Europa deve imparare a confrontarsi.