La Spagna fa quello che avrebbe già dovuto fare l'Ue annunciando sanzioni a Israele che risponde lanciando assurde accuse di antisemitismo
La Spagna ha annunciato lunedì il divieto per navi e aerei che trasportano armi o carburante militare diretto a Israele di attraccare nei porti spagnoli o di sorvolare lo spazio aereo nazionale. La misura, legata all'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, è stata definita "antisemita" dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar.
Madrid, che nel maggio 2024 ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina e si è distinta per la sua linea critica verso Israele, ha risposto richiamando per consultazioni l'ambasciatore spagnolo a Tel Aviv.
Oltre al blocco del transito di armi, il governo guidato da Pedro Sánchez ha stabilito che non sarà consentito l'ingresso in Spagna a chiunque sia stato direttamente coinvolto in presunti "atti di genocidio" a Gaza. Israele respinge con forza questa accusa nonostante il processo che vede lo Stato ebraico imputato davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia proprio per tale crimine.
Sa'ar ha accusato Sánchez di utilizzare queste misure come diversivo per allontanare l'attenzione da scandali di corruzione interna e ha annunciato il divieto di ingresso in Israele per la vicepremier Yolanda Díaz e la ministra della Gioventù Sira Rego, entrambe esponenti del partito di sinistra radicale Sumar, alleato minore della coalizione di governo spagnola.
Il ministero degli Esteri spagnolo ha definito la rappresaglia israeliana "inaccettabile", sostenendo che le misure del governo rispecchiano il sentimento dell'opinione pubblica e riflettono l'impegno della Spagna per la pace, i diritti umani e il diritto internazionale.
Per sottolineare la propria opposizione all'antisemitismo, Madrid ha ricordato di aver concesso la cittadinanza spagnola a 72.000 ebrei sefarditi, discendenti di coloro che furono espulsi dalla penisola iberica nel XV secolo.
Questo il comunicato stampa con cui la Moncloa ha comunicato la notizia:
Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha annunciato nove misure aggiuntive "per fermare il genocidio a Gaza, perseguire i suoi responsabili e sostenere la popolazione palestinese". Lo ha fatto tramite una dichiarazione istituzionale pronunciata nel Palazzo della Moncloa, in cui ha sottolineato che l’operazione militare lanciata dal governo israeliano nell’ottobre 2023 in risposta agli attentati terroristici di Hamas "si è trasformata in una nuova ondata di occupazioni illegali e in un attacco ingiustificabile contro la popolazione civile palestinese"."Il Governo di Spagna ritiene che una cosa sia proteggere il proprio Paese e un’altra molto diversa sia bombardare ospedali e affamare bambini innocenti", ha rimarcato il presidente del Governo, che ha poi elencato le cifre degli attacchi israeliani su Gaza: 63.000 morti, 159.000 feriti, 250.000 persone a rischio di grave malnutrizione e quasi due milioni di sfollati, metà dei quali minori. "Questo non è difendersi. Non è neppure attaccare. È sterminare un popolo indifeso. È violare tutte le leggi del diritto umanitario", ha aggiunto.Nove misure aggiuntiveIl presidente del Governo ha ricordato che la Spagna ha già adottato negli ultimi anni diverse misure per cercare di raggiungere la cessazione della violenza e sostenere la popolazione civile; tra queste, promuovere varie risoluzioni ONU per chiedere un cessate il fuoco permanente, sostenere l’azione della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia, inviare aiuti umanitari a Gaza quando è stato possibile, interrompere la vendita di equipaggiamento militare a Israele, aumentare il sostegno economico all’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi, e favorire il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina e la creazione di un’Alleanza Globale per attuare la soluzione dei due Stati.Le nuove misure che il governo spagnolo adotterà includono:
- Approvazione urgente di un Decreto-Legge che consolidi giuridicamente l’embargo sulle armi a Israele applicato dall’ottobre 2023, stabilendo il divieto legale e permanente di acquistare e vendere armi, munizioni ed equipaggiamenti militari con tale Paese.
- Divieto di transito nei porti spagnoli a tutte le navi che trasportano combustibili destinati alle forze armate israeliane.
- Negazione di accesso allo spazio aereo spagnolo a tutti gli aeromobili di Stato che trasportino materiale di difesa destinato a Israele.
- Divieto di ingresso nel territorio spagnolo a tutte le persone che partecipino direttamente al genocidio, alla violazione dei diritti umani e ai crimini di guerra a Gaza.
- Divieto di importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali a Gaza e in Cisgiordania, al fine di contrastare tali occupazioni, fermare lo sfollamento forzato della popolazione palestinese e mantenere viva la soluzione dei due Stati.
- Limitazione dei servizi consolari forniti ai cittadini spagnoli residenti negli insediamenti illegali israeliani alla sola assistenza minima legalmente obbligatoria.
- Rafforzamento del sostegno spagnolo all’Autorità Palestinese tramite un incremento del personale spagnolo nella Missione di Assistenza alle Frontiere che l’Unione Europea ha a Rafah e l’avvio di nuovi progetti di collaborazione con l’Autorità Palestinese nei settori dell’agricoltura, della sicurezza alimentare e dell’assistenza medica.
- Aumento del contributo spagnolo all’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) con ulteriori 10 milioni di euro destinati alla popolazione di Gaza.
- Incremento del fondo per aiuti umanitari e cooperazione destinati a Gaza fino a raggiungere i 150 milioni di euro entro il 2026.