Politica

La sinistra che ha dimenticato i lavoratori

C’è una parte della politica italiana, in particolare quella che ancora si definisce “di sinistra”, che sembra aver smarrito completamente il contatto con la realtà quotidiana delle persone comuni. Si mobilita con forza per cause internazionali come quella palestinese - una battaglia che può anche essere giusta - ma resta in un silenzio assordante quando si tratta di difendere chi, ogni giorno, in Italia, fa i conti con stipendi da fame, bollette insostenibili e pensioni da sopravvivenza.

Dove sono le stesse piazze, la stessa indignazione, quando si parla di giovani intrappolati nella precarietà? Dove sono i cortei contro i contratti a termine, i part-time involontari e i salari da mille euro al mese che non permettono né di costruirsi un futuro né di lasciare la casa dei genitori? Dove sono le battaglie per i pensionati, che dopo una vita intera di lavoro si ritrovano con assegni insufficienti, costretti a lavorare fino a quasi 70 anni per ricevere meno di quanto servirebbe a vivere dignitosamente?

Nel frattempo, l’Italia reale affonda. I prezzi aumentano più in fretta dei salari, i mutui sono diventati un incubo, le bollette non danno tregua e la sanità pubblica è al collasso. Eppure la sinistra continua a rifugiarsi in parole d’ordine stantie, in battaglie ideologiche che non toccano più la vita concreta delle persone. Parlano di fascismo e di un governo di “destra-destra”, di minacce alla democrazia, ma intanto nelle famiglie italiane il problema è ben più urgente: mettere insieme il pranzo con la cena, pagare le visite mediche private perché quelle pubbliche hanno attese di mesi, comprare i libri di scuola senza dover tagliare su altro.

 E mentre la sinistra difende a spada tratta la Global Sumud Flotilla, lavoratori e pensionati continuano a pagare ogni centesimo di tasse. Sempre loro. Sempre gli stessi. Quelli con la busta paga o la pensione tracciata. Intanto miliardi di euro sfuggono al fisco ogni anno grazie a evasione, elusione e complicità silenziose. I controlli? Sempre sugli onesti.

La sinistra, una volta paladina della giustizia sociale, dovrebbe essere la prima a indignarsi. A scendere in piazza per salari dignitosi, pensioni adeguate al costo della vita, contro la legge Fornero, per il diritto al lavoro stabile e alla sanità accessibile. Invece tace. O peggio, guarda altrove, come se questi temi non fossero più “di moda”.

 

Sul fronte internazionale, poi, si continua a recitare uno schema ideologico vecchio e unilaterale. Nel conflitto tra Israele e Hamas, per esempio, si condanna soltanto una parte, ignorando il massacro del 7 ottobre, dimenticando che Hamas non è un movimento di liberazione ma un’organizzazione terroristica che nello statuto dichiara di voler distruggere Israele. Un accordo di pace - sostenuto anche da Paesi arabi, Netanyahu e proposto da Trump - è sul tavolo. Manca solo la firma di Hamas. Ma su questo chi protesta per la Palestina non dice una parola.

Lo stesso copione si ripete in Ucraina. Nessuna grande manifestazione per denunciare le stragi compiute da Putin: ospedali bombardati, bambini rapiti, civili massacrati. Nessun corteo pacifista. Nessuna “flottiglia della pace”.

E intanto, qui in Italia, l’inflazione brucia i risparmi delle famiglie, dimezza il potere d’acquisto di salari e pensioni, e nessuno muove un dito. I lavoratori rischiano ogni giorno il posto. Gli anziani fanno i conti con pensioni da fame. I giovani non vedono futuro. Nessuna grande battaglia viene combattuta per loro. Eppure sono proprio loro, gli invisibili, a tenere in piedi questo Paese: pagano le tasse, rispettano le regole, ma vengono sistematicamente ignorati.

Se la sinistra non tornerà a parlare di lavoro, pensioni, scuola pubblica, casa, sanità, sicurezza, insomma di diritti sociali veri e concreti, resterà confinata in una bolla, buona solo a rappresentare un’élite scollegata dal popolo.

La pace nel mondo è un valore sacrosanto. Ma non può diventare l’alibi per ignorare la pace sociale in casa nostra. Perché senza giustizia sociale, anche in Italia - dove più del 50 per cento degli elettori resta a casa - può esplodere la rabbia. E a quel punto, sarà troppo tardi per recuperare credibilità. Né slogan né ideologie basteranno più.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Politica
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