Il corridoio dell'impunità: l'Italia di Meloni spalanca i cieli ai criminali di guerra
Nella notte, protetto dall'assordante silenzio delle istituzioni italiane, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha di nuovo attraversato i cieli della Penisola a bordo del suo aereo di Stato, il “Wing of Zion”, per fare ritorno in Israele dopo aver trascorso il capodanno insieme all'altro criminale che occupa la Casa Bianca, Donald Trump.
Stiamo parlando non di un volo qualunque, ma di un passaggio politico, giuridico e morale che pesa come un macigno sulla credibilità dell'Italia governata da Giorgia Meloni.
Netanyahu è un capo di governo su cui pende un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Eppure ha sorvolato l'Italia senza ostacoli, senza domande, senza nemmeno una spiegazione ufficiale. Come se nulla fosse. Come se il diritto internazionale fosse un dettaglio opzionale, valido solo quando non disturba gli equilibri di potere.
Non è un caso che il “Wing of Zion” abbia accuratamente evitato i cieli spagnoli. Pedro Sánchez, a differenza di Giorgia Meloni, ha lasciato intendere chiaramente che i trattati si applicano, non si interpretano a convenienza. In Spagna il rischio di un arresto sarebbe stato reale. In Italia, invece, Netanyahu vola sereno. Sa bene che qui nessuno oserà disturbarlo.
È la quinta volta in dodici mesi che ciò accade. Cinque passaggi. Cinque occasioni in cui il governo italiano ha scelto consapevolmente l'inazione. Né la presidente del Consiglio, né il ministro degli Esteri Tajani hanno ritenuto opportuno muovere un dito. Nessuna dichiarazione, nessuna giustificazione, nessun imbarazzo pubblico.
Questa non è neutralità. È complicità.
Amnesty International lo ha detto chiaramente: l'Italia, in quanto Stato parte dello Statuto di Roma, ha il dovere di cooperare con la Corte Penale Internazionale. Non di voltarsi dall'altra parte. Non di offrire corridoi aerei a un leader accusato di crimini internazionali mentre a Gaza si bloccano gli aiuti e si colpisce la popolazione civile.
La giustizia internazionale non è un buffet da cui scegliere cosa applicare e cosa ignorare. O vale per tutti, o non vale per nessuno. Ed è esattamente questo il punto: quando le regole vengono applicate solo ai deboli, il sistema perde ogni credibilità. Proprio nel momento in cui sarebbe più necessario difenderlo.
Il tracciamento del “Wing of Zion” è diventato un simbolo. Non solo dell'impunità di Netanyahu, ma dell'inazione di quegli Stati che amano definirsi paladini del diritto internazionale mentre, nei fatti, lo calpestano con estrema disinvoltura.
Anche da sinistra è arrivata una denuncia netta. AVS e Sinistra Italiana parlano apertamente di violazione della legge internazionale e di complicità nei crimini del governo israeliano. Parole pesanti, sì. Ma perfettamente coerenti con i fatti.
La differenza tra Sánchez e Meloni è tutta lì, tracciata in una linea immaginaria nel cielo d'Europa: da una parte un premier che prende sul serio i trattati internazionali, dall'altra una presidente del Consiglio che li ignora quando diventano scomodi. Una differenza abissale, non di stile, ma di sostanza. Prima ancora che politica, umana.
L'Italia ha scelto da che parte stare. E non è quella della giustizia.