C’era tutto nella Sprint del Gran Premio del Canada: ruotate, polemiche, accuse via radio, sorpassi feroci e una Mercedes finalmente capace di reggere la pressione fino alla bandiera a scacchi. A spuntarla è stato George Russell, autore di una vittoria nervosa e combattutissima davanti alla McLaren di Lando Norris e all'altra Mercedes del compagno di squadra Kimi Antonelli, protagonista assoluto della gara.
La Sprint di Montréal ha confermato una realtà sempre più evidente: Mercedes è tornata davvero a giocarsela. E lo fa con due piloti velocissimi ma sempre più difficili da gestire all'interno dello stesso team. Russell e Antonelli hanno trasformato la corsa breve in una sorta di duello interno senza tregua, con il giovane italiano che ha attaccato il britannico praticamente a ogni occasione utile.
Nei primi giri, Antonelli ha affiancato Russell in una manovra al limite, i due si sono toccati ruota contro ruota e il pilota italiano è finito sull’erba. Via radio il box Mercedes è esploso di tensione, mentre dagli altri team arrivavano richieste di penalità nei confronti di Russell. I commissari, però, hanno deciso di non intervenire pesantemente, lasciando proseguire la battaglia.
Ed è proprio lì che Russell ha costruito il successo. Perché dopo il contatto non ha perso lucidità, riuscendo a difendersi dal ritorno violentissimo di Norris, che con la McLaren sembrava avere un ritmo persino superiore negli ultimi giri. Il pilota inglese della Mercedes ha però gestito magistralmente trazione e frenate, resistendo fino alla fine.
Dietro di loro, Antonelli ha dovuto accontentarsi del terzo posto. Ma il podio racconta solo una parte della sua gara. Il diciannovenne italiano è apparso ancora una volta velocissimo, aggressivo, quasi rabbioso nel modo in cui cercava ogni spazio disponibile per sorapassare chi lo precedeva. Una guida spettacolare, ma che continua a oscillare pericolosamente tra talento puro e rischio eccessivo. La sensazione è che Mercedes abbia tra le mani un fenomeno generazionale, ma anche una bomba emotiva da imparare a controllare.
Per McLaren, invece, la Sprint canadese è stata un altro segnale di forza impressionante. Norris secondo e Oscar Piastri quarto confermano una monoposto ormai competitiva ovunque. Piastri ha sfruttato il finale per sbarazzarsi della Ferrari di Lewis Hamilton, mentre subito dopo anche Charles Leclerc ha superato il sette volte campione del mondo, chiudendo quinto.
Per la Ferrari resta una Sprint dai due volti. Da una parte la capacità di restare nel gruppo di testa; dall’altra la sensazione che il ritmo puro continui a essere insufficiente rispetto a Mercedes e McLaren. Hamilton aveva mostrato segnali incoraggianti nelle qualifiche Sprint, ma sulla distanza breve la SF-26 ha perso progressivamente terreno.
Ancora più opaca la prova di Max Verstappen. Il campione della Red Bull non è mai sembrato realmente in grado di inserirsi nella lotta per il podio e ha chiuso soltanto settimo, davanti al sorprendente Arvid Lindblad, che continua a impressionare con la Racing Bulls.
Interessante anche la rimonta di Liam Lawson, capace di recuperare dalla diciottesima posizione fino all’undicesimo posto dopo un weekend iniziato malissimo. Male invece Audi, ancora lontanissima dai primi: Gabriel Bortoleto e Nico Hulkenberg non sono mai stati in partita, con il tedesco addirittura penalizzato di dieci secondi.
Nelle retrovie, la Sprint si è trasformata in una sessione di test anticipata per alcuni team. Fernando Alonso e Isack Hadjar hanno effettuato soste extra per raccogliere dati, sacrificando completamente il risultato finale.
Ma la vera notizia di Montréal è un’altra: la Formula 1 del 2026 sembra aver trovato una nuova rivalità interna esplosiva. Russell contro Antonelli rischia di diventare molto più di una semplice competizione tra compagni di squadra. E se oggi Mercedes festeggia una doppietta sul podio, a Brackley sanno perfettamente che tenere insieme due caratteri così aggressivi potrebbe presto diventare il problema più difficile della stagione.


