L’Agcom ha pubblicato i dati di monitoraggio della campagna referendaria in Tv ed è emerso che non solo non c’è alcuna TeleMeloni impegnata in una battente propaganda per il Sì, ma che sui Tg Rai la proporzione è semmai sbilanciata per il No. Dato che diventa plateale se ci si sposta sui programmi di La7, a fronte di reti Mediaset che invece mantengono un sostanziale equilibrio al netto di uno sbilanciamento per il Sì di Rete 4, che comunque non riesce a raggiungere i picchi opposti della Tv di Urbano Cairo.

Questi dati smentiscono categoricamente la narrazione che vorrebbe il centrodestra occupare manu militari tutte le televisioni per orientare la comunicazione a vantaggio del governo. Mentre i dati che emergono in questo caso e non solo, certificano una esposizione mediatica molto più alta per i rappresentanti delle opposizioni rispetto invece a quelli della maggioranza, Meloni in testa.

Basti pensare a quello che avevano annunciato Avs, Pd e cinque stelle nei giorni scorsi proprio in riferimento alla comunicazione televisiva sul referendum.

La rilevazione Agcom fa riferimento al periodo tra il 12–21 febbraio, dunque non è aggiornata all’ultima settimana. Ebbene  Il 23 febbraio,  i membri Pd, Avs e M5S della Vigilanza Rai annunciavano un esposto all’Agcom e alla stessa Vigilanza per denunciare la presunta “sovresposizione del governo” in tv sul referendum sulla giustizia.


«Abbiamo presentato un esposto ad Agcom e in Commissione di vigilanza Rai affinché: (1) si richiamino tutte le emittenti radiotelevisive, a partire dalla Rai, al rispetto di tali disposizioni (di par condicio, ndr); (2) si computi il tempo di notizia e quello di parola che Governo e maggioranza dedicano al tema giustizia nel computo dello spazio riservato al Sì; (3) si faccia rispettare nelle trasmissioni diverse da quelle dedicate alla comunicazione politica, il divieto di trattare temi che riguardino vicende o fatti legati alle tematiche del referendum e, dunque, dell’amministrazione della giustizia e della valutazione di sentenze e della magistratura», si leggeva nel comunicato rilasciato due giorni dopo il periodo di cui oggi l’Agcom rilascia il monitoraggio. A fare un quadro preciso su quelli che sono i reali dati emersi dalle rilevazioni ufficiali dell'Agicom, è il Foglio che inb un lungo articolo dimostra come la situazione sia diametralmente opposta a quella paventata dalle opposizioni.

I Tg Rai hanno dedicato più spazio al No che al Sì. In particolare, al Tg1 il No ha avuto il 52,3% dello spazio a fronte del 47,7% del Sì; al Tg2 il No ha avuto il 53% di spazio, mentre il Sì il 47%; al Tg3 il 52,9% al No contro il 47,1% per il Sì. Precisa Capone che «il dato non si riferisce al minutaggio in valore assoluto, ma al cosiddetto “tempo di parola riparametrato”, che è calcolato dall’Agcom con una ponderazione che tiene conto della fascia oraria e degli indici di ascolto».

Se ci si sposta a Mediaset si vede che il tema referendum è pressoché assente da Italia 1, sebbene sui 4 minuti dedicati 3 siano stati a favore del No; che Canale 5 mantiene un equilibrio tale da far registrare appena 48 secondi di scarto a vantaggio del Sì rispetto al No; che la sola Rete 4 è chiaramente schierata per il Sì, con un tempo di parola riparametrato pari al 64,2% contro il 35,8% di tempo a disposizione per il No. Ciò detto, anche così Rete 4 non riesce a eguagliare lo sbilanciamento di La7, che al No ha assicurato il 70,4% del tempo di parola riparametrato a fronte del 29,6% accordato al Sì.

Ma, attenzione, avverte ancora Capone, «lo squilibrio nella tv di Cairo è peraltro superiore a quello di Rete 4 rispetto a quanto le percentuali mostrino. Perché il rapporto 64/36 di Rete 4 è riferito a 5 ore e 33 minuti di tempo di parola “riparametrato” complessivo: significa che il Sì ha parlato per circa 3 ore e 33 minuti, mentre il No circa 2 ore (con una differenza di circa un’ora e mezza). Nel caso di La7, invece, il rapporto 70/30 è riferito a un tempo di parola “riparametrato” complessivo di 15 ore e 41 minuti: significa che il Sì ha parlato per 4 ore e 39 minuti, mentre il No per 11 ore e 2 minuti (con una differenza di circa 7 ore e 20 minuti). Vale a dire che, in valore assoluto di tempo riparametrato, lo squilibrio de La7 a favore dell’opposizione è cinque volte più grande dello squilibrio di Rete 4 a favore del governo».