A Évian arriva un appello che suona come un monito ai governi delle principali democrazie occidentali. I rappresentanti degli ordini forensi dei Paesi del G7 chiedono ai loro leader di mettere lo Stato di diritto al centro dell'agenda politica internazionale, definendolo non un lusso o un ostacolo burocratico, ma il fondamento stesso della stabilità democratica e della prosperità economica.
In un momento storico segnato dall'aggravarsi delle tensioni geopolitiche, dall'inasprimento delle rivalità economiche e dall'accelerazione di trasformazioni tecnologiche che mettono continuamente alla prova le istituzioni, il mondo dell'avvocatura internazionale sceglie di alzare la voce.
Lo fa attraverso una tribuna pubblicata dal quotidiano francese Le Monde, firmata dai vertici degli ordini professionali di Francia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Canada e Giappone.
Il messaggio è netto: le democrazie non si reggono soltanto sulla forza militare, sulla crescita economica o sulla capacità di innovazione. La loro vera solidità risiede nell'esistenza di regole condivise, prevedibili e rispettate da tutti. In altre parole, nello Stato di diritto.
Secondo i firmatari, è proprio il rispetto delle regole che garantisce l'indipendenza della magistratura, la tutela delle libertà fondamentali e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Una fiducia che non rappresenta soltanto un valore politico e civile, ma anche un elemento essenziale per lo sviluppo economico.
Senza certezza del diritto, osservano gli avvocati del G7, vengono meno gli investimenti, si indebolisce l'innovazione, si riduce la capacità di fare impresa e si deteriorano i rapporti economici internazionali. La crescita, in altre parole, non nasce soltanto dal mercato ma anche dall'affidabilità delle regole che ne disciplinano il funzionamento.
L'appello arriva in una fase particolarmente delicata per le democrazie occidentali. I firmatari individuano infatti diversi fattori che stanno erodendo la fiducia pubblica: l'aumento delle tensioni internazionali, il progressivo indebolimento di alcuni meccanismi di cooperazione multilaterale, l'emergere di tecnologie che spesso sfuggono alle normative esistenti e la diffusione di minacce transnazionali che non conoscono confini.
Di fronte a queste sfide, sostengono, cresce la tentazione di sacrificare i principi in nome dell'efficacia immediata. Una scorciatoia che potrebbe apparire conveniente nell'immediato, ma che rischia di minare le fondamenta stesse delle società democratiche.
Nel documento si insiste sul fatto che il diritto non debba essere percepito come un freno all'azione politica o economica. Al contrario, viene descritto come il linguaggio comune che consente alle nazioni democratiche di collaborare pur mantenendo le proprie differenze e la propria sovranità.
Per questo motivo gli avvocati chiedono ai governi del G7 di assumere un impegno politico concreto e visibile. Qualunque risposta alle crisi – che si tratti di sicurezza, economia, immigrazione, innovazione tecnologica o politica internazionale – deve rimanere compatibile con i principi di giustizia, libertà ed equità che costituiscono l'ossatura delle democrazie liberali.
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato al ruolo degli avvocati. I firmatari ricordano come la loro professione rappresenti quotidianamente un presidio di tutela dei diritti dei cittadini, delle libertà fondamentali e della certezza giuridica. La fiducia, sottolineano, non può essere imposta per decreto: nasce soltanto da istituzioni solide, regole rispettate e una giustizia realmente indipendente.
Il vertice di Évian viene quindi indicato come l'occasione per riaffermare ciò che unisce le democrazie del G7 al di là delle divergenze politiche e degli interessi contingenti. In un mondo sempre più instabile e imprevedibile, concludono gli estensori dell'appello, il diritto resta il bene comune più prezioso delle società democratiche.
«Preserviamolo. Rafforziamolo. Facciamone la bussola della nostra azione collettiva», è l'invito finale rivolto ai leader delle maggiori economie occidentali.
Tra i firmatari figurano, per l'Italia, Alessandro Graziani, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Roma, e Antonino La Lumia, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano, insieme ai vertici delle principali organizzazioni forensi di Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Giappone.
Questo il testo originale dell'appelo:
«Noi, avocats, appelons les dirigeants du G7 à faire de l’État de droit une priorité politique affirmée et concrète»
Des représentants de barreaux de pays du G7 rappellent, dans une tribune au Monde, que le droit n’est ni un luxe ni une contrainte, mais la condition même de la stabilité démocratique et du développement économique durable.À l’heure où les tensions géopolitiques s’aggravent, où les rivalités économiques se durcissent et où les bouleversements technologiques transforment nos sociétés à une vitesse inédite, nous, avocats et représentants de barreaux de pays du G7 [prévu du 15 au 17 juin à Évian-les-Bains, en Haute-Savoie], souhaitons rappeler une conviction qui nous rassemble : le droit est le premier bien commun de nos démocraties.
Les démocraties ne survivent pas par la seule force de leurs armées, la seule puissance de leurs économies ou la seule rapidité de leurs innovations. Elles prospèrent parce qu’elles reposent sur des règles partagées, prévisibles et respectées : l’État de droit. C’est lui qui garantit l’indépendance de la justice, protège les libertés fondamentales, sécurise les échanges économiques et fonde la confiance des citoyens dans les institutions.
Cette confiance est aussi le moteur de la prospérité : elle favorise l’investissement, l’innovation, l’entrepreneuriat et les échanges. Le droit ne protège pas seulement nos sociétés, il contribue à créer la richesse qui permet leur développement.
Il est urgent de rappeler que, sans ces règles partagées, il n’y a pas de confiance. Celle-ci est fragilisée par la montée des tensions internationales, la remise en cause de certains mécanismes de coopération, l’essor de technologies dont les effets dépassent souvent les cadres juridiques existants, ainsi que par des menaces transnationales qui ignorent les frontières. Face à ces défis, la tentation est grande de privilégier l’efficacité immédiate au détriment des principes. Ce serait une erreur.Langage commun
Le droit n’est ni un luxe ni une contrainte. Il est la condition même de la stabilité démocratique et du développement économique durable. Il permet de protéger sans arbitraire, d’innover sans renoncer aux libertés, de coopérer sans sacrifier la souveraineté des nations.
Il permet de sécuriser les échanges économiques, même internationaux, de préserver les investissements, mêmes étrangers, d’assurer la liberté contractuelle et même la liberté d’entreprendre. Il est également le langage commun grâce auquel nos démocraties peuvent agir ensemble malgré leurs différences.
C’est pourquoi nous appelons les dirigeants du G7 à faire de l’État de droit une priorité politique affirmée et concrète. Les réponses aux crises, quelles qu’elles soient, doivent demeurer pleinement compatibles avec les exigences de justice, de liberté et d’équité. De même, la coopération internationale doit être renforcée afin que les grandes menaces contemporaines soient combattues dans le respect des principes qui fondent nos démocraties.
Les avocats sont prêts à contribuer à cet effort, comme ils le font déjà au quotidien. Parce qu’ils défendent chaque jour les droits des citoyens, accompagnent les entreprises et veillent au respect des libertés fondamentales, ils savent que la confiance ne se décrète pas : elle se construit par des institutions fortes, des règles respectées et une justice indépendante.
Le sommet d’Évian est l’occasion de réaffirmer ce qui unit les démocraties du G7 au-delà de leurs intérêts du moment. Dans un monde marqué par l’incertitude, le droit demeure notre bien commun le plus précieux. Il protège nos libertés, garantit la confiance et crée les conditions d’une prospérité durable.
Préservons-le. Renforçons-le. Faisons-en la boussole de notre action collective.Signataires:Kirsty Brimelow KC, présidente du barreau d’Angleterre et du Pays de Galles;
Louis Degos, bâtonnier de Paris;
Matthew Diller, président de la New York City Bar Association;
Mark Evans, président de la Law Society d’Angleterre et du Pays de Galles;
Alessandro Graziani, président de l’ordre des avocats de Rome;
Osamu Ishihara, président du barreau de Tokyo;
Antonino La Lumia, président de l’ordre des avocats de Milan;
Sadina Montani, présidente du barreau de Washington DC;
Marcel-Olivier Nadeau, bâtonnier du Québec;
Stefan von Raumer, président de l’Association des avocats allemands;
Ulrich Wessels, président du barreau fédéral allemand.Collectif
Questa la traduzione in italiano:
«Noi, avvocati, chiediamo ai leader del G7 di fare dello Stato di diritto una priorità politica chiara e concreta»
I rappresentanti degli ordini forensi dei Paesi del G7 ricordano, in una lettera pubblicata su Le Monde, che il diritto non è né un lusso né un vincolo, ma la condizione stessa della stabilità democratica e dello sviluppo economico sostenibile.Nel momento in cui le tensioni geopolitiche si aggravano, le rivalità economiche si inaspriscono e le trasformazioni tecnologiche stanno cambiando le nostre società a una velocità senza precedenti, noi, avvocati e rappresentanti degli ordini professionali dei Paesi del G7, riuniti in occasione del vertice previsto dal 15 al 17 giugno a Évian-les-Bains, nell’Alta Savoia, desideriamo ricordare una convinzione che ci accomuna: il diritto è il primo bene comune delle nostre democrazie.
Le democrazie non sopravvivono grazie alla sola forza dei loro eserciti, alla sola potenza delle loro economie o alla sola rapidità delle loro innovazioni. Esse prosperano perché si fondano su regole condivise, prevedibili e rispettate: lo Stato di diritto. È lo Stato di diritto a garantire l’indipendenza della giustizia, a proteggere le libertà fondamentali, a rendere sicuri gli scambi economici e a fondare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Questa fiducia è anche il motore della prosperità: favorisce gli investimenti, l’innovazione, l’imprenditorialità e gli scambi. Il diritto non protegge soltanto le nostre società, ma contribuisce a creare la ricchezza che ne consente lo sviluppo.
È urgente ricordare che senza queste regole condivise non può esistere fiducia. Essa viene oggi indebolita dall’aumento delle tensioni internazionali, dalla messa in discussione di alcuni meccanismi di cooperazione, dall’ascesa di tecnologie i cui effetti superano spesso i quadri giuridici esistenti e da minacce transnazionali che ignorano le frontiere.
Di fronte a queste sfide, la tentazione di privilegiare l’efficacia immediata a discapito dei principi è forte. Sarebbe un errore.Un linguaggio comune
Il diritto non è né un lusso né un vincolo. È la condizione stessa della stabilità democratica e dello sviluppo economico sostenibile. Permette di proteggere senza arbitrarietà, di innovare senza rinunciare alle libertà, di cooperare senza sacrificare la sovranità delle nazioni.
Permette di rendere sicuri gli scambi economici, anche internazionali; di tutelare gli investimenti, compresi quelli esteri; di garantire la libertà contrattuale e la libertà d’impresa. È inoltre il linguaggio comune grazie al quale le nostre democrazie possono agire insieme nonostante le loro differenze.
Per questo motivo chiediamo ai leader del G7 di fare dello Stato di diritto una priorità politica chiara e concreta. Le risposte alle crisi, qualunque esse siano, devono rimanere pienamente compatibili con le esigenze di giustizia, libertà ed equità. Allo stesso modo, la cooperazione internazionale deve essere rafforzata affinché le grandi minacce contemporanee siano affrontate nel rispetto dei principi che fondano le nostre democrazie.
Gli avvocati sono pronti a contribuire a questo sforzo, come già fanno quotidianamente. Poiché difendono ogni giorno i diritti dei cittadini, accompagnano le imprese e vigilano sul rispetto delle libertà fondamentali, sanno che la fiducia non si decreta: essa si costruisce attraverso istituzioni forti, regole rispettate e una giustizia indipendente.
Il vertice di Évian rappresenta l’occasione per riaffermare ciò che unisce le democrazie del G7 al di là degli interessi del momento. In un mondo segnato dall’incertezza, il diritto rimane il nostro bene comune più prezioso. Protegge le nostre libertà, garantisce la fiducia e crea le condizioni per una prosperità duratura.
Preserviamolo. Rafforziamolo. Facciamone la bussola della nostra azione collettiva.Firmatari:Kirsty Brimelow KC, presidente dell’Ordine degli avvocati di Inghilterra e Galles;
Louis Degos, bâtonnier di Parigi;
Matthew Diller, presidente della New York City Bar Association;
Mark Evans, presidente della Law Society di Inghilterra e Galles;
Alessandro Graziani, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma;
Osamu Ishihara, presidente dell’Ordine degli avvocati di Tokyo;
Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano;
Sadina Montani, presidente dell’Ordine degli avvocati di Washington D.C.;
Marcel-Olivier Nadeau, bâtonnier del Québec;
Stefan von Raumer, presidente dell’Associazione degli avvocati tedeschi;
Ulrich Wessels, presidente dell’Ordine federale degli avvocati tedeschi.Collettivo.


