Grande partecipazione, con oltre 700 persone e numerosi esponenti del mondo imprenditoriale, accademico e professionale per il convegno “Sicilia hub produttivo, logistico, energetico nel Mediterraneo. La riforma della giustizia come motore di sviluppo”, organizzato da Fratelli d’Italia e svoltosi nel pomeriggio di oggi presso il padiglione B2 di Sicilia Fiera a Misterbianco. Nel corso dell'incontro, introdotto dal senatore Salvo Pogliese esponenti istituzionali e rappresentanti del mondo economico hanno discusso delle prospettive di crescita dell'isola, della sua centralità strategica nello scenario mediterraneo e del ruolo delle riforme per favorire investimenti e sviluppo.
L’iniziativa, promossa dal senatore Salvo Pogliese e dagli onorevoli Fabio Fatuzzo e Dario Daidone e moderata con la consueta professionalità da Ruggero Sardo ha visto susseguirsi sul palco i saluti del sindaco di Misterbianco Marco Corsaro e gli interventi di un parterre di relatori di altissimo profilo. Tra gli altri, hanno portato il loro contributo i coordinatori cittadino e provinciale di FdI Luca Sangiorgio e Alberto Cardillo, il commissario regionale del partito Luca Sbardella e i rappresentanti delle principali realtà economiche e istituzionali del territorio: Pietro Agen (Confcommercio Catania), Maria Cristina Busi Ferruzzi (Confindustria Catania), Nino Di Cavolo (SiciliaFiera), il professore Rosario Lanzafame in rappresentanza del rettore dell’Università di Catania Enrico Foti, Salvatore Motta (Compagnia delle Opere Sicilia) e Giovanni Privitera (Presidente Ordine dei Commercialisti di Catania).
Un confronto approfondito e costruttivo che ha posto l'accento sulla centralità strategica della Sicilia nel quadro mediterraneo ed europeo, analizzandone le potenzialità come piattaforma logistica, produttiva ed energetica e il ruolo decisivo delle riforme, a partire da quella della giustizia, per creare un contesto favorevole agli investimenti e allo sviluppo.
Nel corso del suo intervento introduttivo, il senatore Salvo Pogliese, capogruppo di Fratellli d'Italia nella commissione Industria di Palazzo Madama, ha voluto fare il punto sui risultati concreti ottenuti grazie all’azione del governo Meloni, in particolare con l’istituzione della Zona Economica Speciale (Zes) Unica del Mezzogiorno: “Oggi, grazie alle scelte coraggiose del governo Meloni, la Sicilia torna al centro delle politiche di sviluppo. I dati statistici lo confermano: la riforma che ha istituito la Zes Unica, la più grande d'Europa, e lo stanziamento senza precedenti di 35 miliardi di euro per le infrastrutture in Sicilia stanno gettando le basi per fare della nostra isola l'Hub produttivo, logistico ed energetico del Mediterraneo. Inoltre guardiamo anche al futuro e alla sfida della transizione energetica. Abbiamo approvato un emendamento fondamentale per tutelare la filiera strategica europea del fotovoltaico contro la concorrenza sleale cinese. Questo provvedimento vincola gli incentivi pubblici del piano Transizione 5.0 a chi produce in Europa, non a chi si limita ad assemblare, difendendo così la nostra industria e i posti di lavoro, a partire dalla grande Gigafactory di Catania di Enel Green Power”.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha chiosato: “La riforma della giustizia è un passaggio fondamentale per rafforzare lo Stato di diritto e sostenere la crescita del Paese.
La giustizia civile è considerata dagli economisti un fattore strutturale di competitività: tempi lunghi aumentano l’incertezza, frenano gli investimenti e riducono la produttività. L’ impresa ha bisogno di una giustizia libera da ogni paraocchi. Libera, terza, responsabile e indipendente. Capace di giudicare in tempo congruo dando certezze a chi investe nel paese. Questo può passare anche dal sì al referendum. Se si muove la maggioranza silenziosa saremo in condizione di completare un percorso di riforme e di consegnare tra poco più di un anno, a chi verrà dopo di noi, un paese migliore”.
Una misura quella della Zes unica volta dall'ex ministro degli Affario europei Raffaele Fitto che sta mostrando anche in questo primo scorcio del 2026 tutta la sua efficacia. In questo primo scorcio di 2026, infatti, sono state rilasciate già 107 autorizzazioni uniche, di cui 34 in Puglia e una in Basilicata. Le autorizzazioni uniche sono il «termometro» del funzionamento della Zona economica speciale (Zes) per il Mezzogiorno. «Il modello da cui partire» per attrarre investimenti, come lo aveva definito la premier Giorgia Meloni a inizio anno. E, in effetti, i numeri sembrano darle ragione con la famigerata «quota mille» sfondata già a dicembre 2025 per un totale, ad oggi, di 1.117 autorizzazioni uniche rilasciate.
La rotta però è tracciata e il segreto del successo non è un mistero come spiega l’avvocato Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione: «Credo che il fattore decisivo sia la semplificazione burocratica: un meccanismo che consente all’imprenditore di ottenere un titolo in tempi rapidissimi e avviare l’attività. Si sta rivelando un vero volano per gli investimenti». Vale per tutto il Sud ma anche, e in particolar modo, per la Puglia: le autorizzazioni uniche sono state 72 nel 2024, 204 nel 2025 e 34 nel 2026 per un totale di 310. Solo la Campania ha fatto meglio (459) - la Sicilia, terza, è lontanissima (170) - ma, se stringiamo la telecamera solo sullo scorso anno, la Puglia ha fatto meglio di tutti.
Naturalmente, ci sono sempre margini di crescita. Anche per la Zes unica. E i nodi critici sono sostanzialmente due e connessi fra loro: la possibilità di programmare su più anni e l’ammontare del credito d’imposta, cioè l’agevolazione fiscale per le imprese che investono in beni strumentali in area Zes che, partita da una copertura al 100%, si attesta ora intorno al 70%. «Il primo è un problema superato - argomenta Romano - perché fino allo scorso anno il credito d’imposta era tarato sui 12 mesi ma con l’ultima finanziaria è possibile riconoscerlo per un triennio, fino al 2028: c’è una previsione di 4,4 miliardi». Il che si collega al problema dell’ammontare: «Vero - continua - nel 2024 c’era una copertura del 100% passata poi nel 2025 al 70% del richiesto, che non è poca cosa. Tra l’altro, è sintomatico di un altro aspetto: è vero che le aziende non hanno potuto usufruire del 100% ma sono stati realizzati investimenti per 11 miliardi di euro, ben oltre le aspettative». Resta il dubbio che col lievitare delle autorizzazioni uniche si riduca ulteriormente l’ammontare del credito d’imposta. Romano però tiene il punto: «Il meccanismo non è scontato. La maggior parte di coloro che beneficiano delle autorizzazioni uniche prescinde dalla richiesta di credito d’imposta perché l’imprenditore rinviene nel principio di semplificazione un incentivo con un valore superiore rispetto a quello puramente economico che pure continua ad avere il suo peso».

