Il 31 marzo 2026 segna una data chiave per le imprese del Mezzogiorno: riaprono le domande per il credito d’imposta ZES Unica, con una dotazione complessiva di 2,3 miliardi di euro destinati a sostenere nuovi investimenti in beni strumentali. Un’opportunità concreta, sulla carta, per finanziare la crescita aziendale.
Ma c’è un elemento che molti stanno sottovalutando: l’importo teorico del credito potrebbe non coincidere necessariamente con quello che verrà realmente riconosciuto.
L’esperienza del 2025 lo ha già dimostrato. A fronte di una forte domanda, le risorse disponibili non sono state sufficienti a coprire tutte le richieste, portando a una riduzione proporzionale del beneficio per le imprese. Ecco perché, anche in un contesto con miliardi stanziati, il vero rischio non è restare fuori… ma ottenere un contributo inferiore a quanto previsto. In questo scenario, la differenza non la fa solo l’investimento, ma la pianificazione strategica con cui si arriva alla domanda. Possono accedere all’incentivo tutte le imprese, indipendentemente dalla dimensione e dalla forma giuridica, già operative o in fase di insediamento nelle aree ZES. Sono escluse le imprese in liquidazione, quelle in difficoltà ai sensi del Regolamento UE 651/2014 e quelle attive nella produzione primaria agricola, nella pesca e nell’acquacoltura.
Un requisito imprescindibile: i beni agevolati devono restare nella struttura produttiva per almeno 5 anni (3 anni per le PMI) dal completamento dell’investimento. Il mancato rispetto del vincolo comporta la decadenza totale dal beneficio. Il perimetro geografico della ZES Unica, come si sa, comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria. Le aliquote variano in base alla regione e alla dimensione aziendale:
Calabria, Campania, Puglia, Sicilia: 40% grandi imprese / 50% medie / 60% piccole
Basilicata, Molise, Sardegna: 30% / 40% / 50%
Abruzzo e ZES Sisma: 15% / 25% / 35%
Taranto e Sulcis (aree Just Transition Fund): aliquote maggiorate fino al 70% per le piccole imprese
Sono ammissibili gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, nonché in terreni e immobili strumentali, nel limite del 50% del valore complessivo dell’investimento. Il progetto deve avere un valore minimo di 200.000 euro e un tetto massimo di 100 milioni di euro. Non sono agevolabili i beni che non entrano in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo all’acquisizione.
Il meccanismo di accesso si articola in due finestre temporali obbligatorie, entrambe a pena di decadenza dall’agevolazione:
Dal 31 marzo al 30 maggio 2026 — comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate con l’indicazione delle spese sostenute dal 1° gennaio 2026 e di quelle previste fino al 31 dicembre 2026. L’invio avviene esclusivamente in via telematica, utilizzando il modello approvato con il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 3882 del 30 gennaio 2026.
Dal 3 al 17 gennaio 2027 — comunicazione integrativa con l’attestazione degli investimenti effettivamente realizzati. L’importo indicato in questa fase non può essere superiore a quello dichiarato nella comunicazione preliminare.

