Cinque manoscritti di Benito Mussolini, relativi all’incontro avvenuto con Adolf Hitler il 22 aprile 1944 a Salisburgo, nel castello di Castello di Klessheim, sono stati recuperati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino. La cerimonia di restituzione è avvenuta il 23 febbraio 2026 presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma. Presenti all’evento il Direttore Generale Archivi del Ministero della cultura, presso la cui sede i documenti verranno custoditi per garantirne lo studio e la valorizzazione, e la Soprintendente Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. Un ritrovamento di grande rilevanza storica, risalente a uno dei momenti più drammatici e complessi della Seconda guerra mondiale

Le indagini

Le attività, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, e le indagini condotte dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Torino hanno portato a costanti controlli del mercato antiquario, grazie anche alla continua collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Proprio la Soprintendenza aveva segnalato la presenza delle lettere olografe, poste in vendita all’incanto presso una nota casa d’aste torinese, per le quali era stato contestualmente richiesto il rilascio dell’Attestato di Libera Circolazione – autorizzazione necessaria per la vendita e l’eventuale esportazione all’estero – al competente Ufficio Esportazione della Soprintendenza di Torino.

Gli accertamenti

I primi accertamenti effettuati sui manoscritti hanno immediatamente evidenziato una grafia riconducibile a quella di Benito Mussolini, così come il contrassegno in calce all’ultimo foglio con il monogramma “M”, utilizzato dallo stesso autore.

Le indagini sui materiali hanno inoltre evidenziato come gli appunti contengano argomenti di particolare importanza storica, suddivisi in macroaree quali “Forze armate”, “Politica”, “Economia e lavoro”. Si tratta di appunti privi di una datazione specifica, ma con temi chiaramente riconducibili alle questioni trattate da Mussolini e Adolf Hitler nell’ambito dell’incontro diplomatico avvenuto presso il Castello di Klessheim (Salisburgo) il 22 aprile 1944. I fogli possono dunque essere inquadrati, con elevata probabilità, come gli appunti preparati da Mussolini in vista del colloquio con il Führer, verosimilmente gli stessi utilizzati durante la conferenza in Germania.

A confermare l’autenticità dei documenti sono stati anche gli esami tecnici effettuati dai Carabinieri del RIS di Parma, che hanno comparato la scrittura con altri documenti ricondotti con assoluta certezza alla mano di Mussolini. Le analisi hanno dato esito positivo, evidenziando numerose analogie nel tratto grafico e confermando quindi l’assoluta autenticità dei manoscritti.

Un ulteriore riscontro sulla natura dei documenti proviene dalla piegatura dei fogli in quattro, modalità tipica degli appunti destinati a essere riposti nella tasca interna della giacca.

I documenti erano stati collocati sul mercato antiquario da tempo, verosimilmente a partire dal momento in cui l’archivio personale di Mussolini e gli archivi di molti organi della Repubblica Sociale Italiana scomparvero nel concitato epilogo bellico dell’aprile 1945.

Ritrovati scritti di D’Annunzio e Mussolini

Contestualmente alla restituzione dei manoscritti di Benito Mussolini, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno provveduto anche alla restituzione di documenti appartenuti a Gabriele D’Annunzio.

 

L’ulteriore attività investigativa, condotta dal Nucleo TPC di Firenze con il coordinamento della Procura della Repubblica di Firenze, è scaturita dalla preziosa segnalazione di un privato cittadino che, notati i beni in vendita presso una casa d’aste e appuratane l’importanza culturale, aveva immediatamente contattato il Nucleo specializzato dell’Arma, consentendo così di procedere al sequestro della documentazione storica.

Gli accertamenti sui beni archivistici, eseguiti in collaborazione con l’Archivio Centrale dello Stato, hanno evidenziato sin da subito la notevole rilevanza storica dei documenti, trattandosi principalmente di minute autografe di discorsi ufficiali, circostanza che ne ha determinato la rivendicazione della titolarità statale.

Tra i beni sequestrati spiccano una minuta di telegramma scritta di pugno da Mussolini e inviata a D’Annunzio, una stesura del discorso rivolto al Re e alle autorità pronunciato in occasione dell’inaugurazione della statua del Bersagliere del 1932, nonché una minuta del dattiloscritto “Viatico a S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, Governatore Generale dell’Africa Orientale Italiana e Viceré d’Etiopia”.

La redazione manoscritta da parte del Capo del Governo testimonia il grande valore storico e culturale della documentazione rinvenuta e prontamente restituita. Si tratta di materiali di eccezionale rilevanza, che contribuiscono ad arricchire il patrimonio archivistico nazionale e a rafforzare la memoria documentale di una fase cruciale della storia italiana del Novecento.