Sciamani gemelli, una città sospesa tra i mondi, rituali che affondano le radici in millenni di storia: eppure, pagina dopo pagina, a sorprendere è quanto spazio Federico Montoli lasci a un registro brillante, quasi da commedia, che accompagna i personaggi anche nei passaggi più densi di mistero. In un punto del racconto, mentre i protagonisti si muovono tra corridoi sotterranei senza alcuna percezione del tempo, l'autore annota con understatement: “Sospesi nel tempo, è questa la giusta definizione.”
Ed è proprio questa capacità di alternare gravità e leggerezza a rendere il libro imprevedibile, ma anche a porre una domanda legittima: fino a che punto un lettore in cerca di atmosfere cupe apprezzerà le continue schermaglie ironiche tra i personaggi? Chi ama il fantasy più solenne potrebbe trovare straniante l'insistenza sulle battute, mentre chi cerca un'avventura meno paludata troverà in queste pagine un equilibrio riuscito.

Un punto che si poteva limare è la gestione delle rivelazioni sulla mitologia degli sciamani e degli Essenziali, spiegate a blocchi piuttosto densi di dialogo che rallentano l'azione proprio nei momenti in cui il lettore vorrebbe procedere spedito verso lo scontro finale. Nel complesso, «Lo Sciamano Chiaro e lo Sciamano Scuro» resta un'opera che non lascia indifferenti: c'è chi lo troverà uno dei fantasy più originali degli ultimi tempi e chi invece fatica a conciliare i toni, un'ambivalenza che, va detto, è anche la sua cifra più autentica. Non è un caso che i momenti più memorabili del libro siano proprio quelli in cui i due registri si toccano da vicino, quando il pericolo è massimo e qualcuno dei protagonisti trova comunque il modo di strappare una battuta.

