“Stabilicum”, la legge elettorale con premio di maggioranza
Non sono riusciti ad ‘aumentare’ gli stipendi degli italiani, non sono riusciti a ‘superare’ la Legge Fornero – tant’è che i lavoratori italiani continuano ad essere fanalino di coda dell’Europa in fatto di retribuzione e quelli a lasciare il lavoro ben oltre i 67 anni – ma nella nottata, lontano dai riflettori ma sotto la pressione di una legislatura che si avvia verso il suo snodo decisivo, le forze di maggioranza hanno trovato l’intesa sulla nuova legge elettorale.
L’obiettivo dichiarato è uno solo: “garantire la stabilità” del Paese. Il testo – già ribattezzato da alcuni, con un misto di ironia e ambizione, “Stabilicum” – è ora alle ultime limature tecniche e attende un passaggio finale con i leader del centrodestra prima del deposito ufficiale.
L’impianto segna una rottura netta con il Rosatellum. Via i collegi uninominali, che negli ultimi anni hanno favorito coalizioni ampie e accordi pre-elettorali talvolta innaturali; si torna a un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Un cambio di paradigma che punta a combinare rappresentanza e governabilità, senza rinunciare alla logica delle coalizioni.
Il cuore della riforma è il premio assegnato alla coalizione che superi il 40% dei voti: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Una soglia alta, pensata per evitare maggioranze risicate e per spingere le forze politiche a presentarsi agli elettori con alleanze solide e programmi condivisi.
Non solo. È previsto un ballottaggio nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga il 40%, ma una superi il 35%. In quella finestra – tra il 35% e il 40% – si giocherebbe la partita decisiva per l’assegnazione del premio. Un meccanismo che mira a evitare frammentazioni paralizzanti, ma che riapre anche il dibattito sulla coerenza tra primo e secondo turno, e sulla natura effettivamente “proporzionale” del sistema.
Scompare inoltre il nome del candidato premier dalla scheda elettorale. Potrà essere indicato nel programma depositato al Viminale, ma non sarà più sottoposto direttamente al vaglio visivo dell’elettore al momento del voto. Una scelta che ridimensiona la personalizzazione della competizione e riporta il baricentro sui partiti e sulle coalizioni.
Nessuna apertura, invece, alle preferenze: gli elettori non potranno indicare il candidato prescelto all’interno delle liste. Resta dunque centrale il ruolo delle segreterie nella composizione delle candidature, tema da sempre sensibile nel rapporto tra rappresentanti e rappresentati.
La maggioranza rivendica la coerenza dell’impianto: premio robusto, soglia significativa, possibile secondo turno. Un sistema pensato per assicurare cinque anni di governo senza ricorrere a maggioranze variabili o a larghe intese post-voto.
Ma l’opposizione — e non solo — si prepara a contestare il metodo e il merito.
Metodo: l’intesa maturata in poche ore e senza un confronto parlamentare ampio.
Merito: un proporzionale corretto da un premio consistente e da un eventuale ballottaggio rischia di concentrare il potere nelle mani delle coalizioni più strutturate, comprimendo la rappresentanza delle forze minori.
La partita ora si sposta in Parlamento. “Stabilicum” nasce con l’ambizione di chiudere la stagione dell’incertezza. Resta da vedere se sarà percepito come una riforma di sistema o come una legge cucita sulle esigenze dell’attuale maggioranza. In gioco non c’è soltanto l’architettura del voto, ma l’equilibrio stesso tra governabilità e rappresentanza, il nodo irrisolto della Seconda Repubblica.