Forza Nuova è tornata al centro dell’attenzione pubblica soprattutto per gli sviluppi giudiziari legati ai fatti del 9 ottobre 2021, quando durante una manifestazione contro il Green Pass un gruppo di manifestanti assaltò la sede nazionale della CGIL a Roma. In quel contesto il leader Roberto Fiore e altri dirigenti, tra cui Giuliano Castellino, sono stati accusati di devastazione e saccheggio e di istigazione a delinquere, in relazione al ruolo svolto nella gestione e nell’incitamento della protesta poi degenerata nell’irruzione all’interno della sede sindacale.
In primo grado sono arrivate condanne severe, superiori agli otto anni di reclusione per Fiore e Castellino. In appello la procura generale ha chiesto la conferma delle pene e ha avanzato anche richiesta di misure cautelari aggiuntive, come il divieto di espatrio, ritenendo concreto il rischio di fuga. La corte ha respinto la richiesta della misura restrittiva, mentre resta centrale il giudizio definitivo sulle responsabilità penali. La vicenda processuale rappresenta uno snodo rilevante nel rapporto tra il movimento e l’autorità giudiziaria.
Parallelamente ai procedimenti in aula, il movimento ha continuato a promuovere iniziative sul territorio che hanno suscitato reazioni immediate. In diverse città sono state inaugurate o annunciate nuove sedi, talvolta in quartieri popolari o in prossimità di spazi commerciali, con presidi e manifestazioni accompagnate da slogan identitari. Le presenze sono generalmente contenute, spesso alcune decine di militanti, non di rado provenienti da altre regioni per dare l’impressione di una rete più estesa. Ogni iniziativa ha generato proteste di amministratori locali, associazioni e realtà antifasciste, riaccendendo il dibattito sulla possibilità di scioglimento delle organizzazioni di matrice neofascista.
Non sono mancati episodi che hanno alimentato ulteriore tensione, come la denuncia da parte di un assessore municipale del ritrovamento di adesivi del movimento sulla porta della propria abitazione, interpretati come atto intimidatorio. Questi eventi hanno rafforzato le richieste politiche di condanna netta e di applicazione rigorosa delle norme che vietano la riorganizzazione del partito fascista.
Sul piano elettorale, tuttavia, il dato resta invariato fin dalla fondazione nel 1997: Forza Nuova non ha mai ottenuto risultati significativi nelle consultazioni nazionali o locali. Le percentuali raccolte sono rimaste marginali, senza accessi stabili nelle principali istituzioni. La distanza tra visibilità mediatica e consenso reale è evidente. La base militante appare numericamente limitata e concentrata in circuiti già noti dell’estrema destra, con una forte personalizzazione attorno alla figura di Roberto Fiore.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta la scissione che ha portato alla nascita del Movimento Nazionale – La Rete dei Patrioti. Nato nel 2020 da una frattura interna a Forza Nuova, il nuovo soggetto ha raccolto sezioni e militanti critici verso la gestione centralizzata e la linea strategica del gruppo guidato da Fiore. La Rete dei Patrioti si presenta come una struttura organizzata in forma di rete di associazioni e circoli, con una impostazione meno legata al modello partitico tradizionale ma con riferimenti ideologici affini all’area nazionalista e identitaria. La scissione ha ulteriormente frammentato un ambito politico già minoritario, senza produrre effetti rilevanti sul piano elettorale.
Il quadro complessivo mostra dunque un movimento che alterna difficoltà giudiziarie, divisioni interne e tentativi di rilancio attraverso iniziative simboliche sul territorio. Le richieste di conferma delle condanne nei processi in corso e le polemiche suscitate dalle nuove aperture di sedi mantengono alta l’attenzione mediatica. Tuttavia, a quasi trent’anni dalla nascita, il consenso elettorale resta marginale e la consistenza numerica limitata, mentre la capacità di generare conflitto politico e dibattito pubblico continua a essere l’elemento più evidente della sua presenza nello scenario italiano.


