Salute

Olaparib rimborsabile solo ora: quattro anni persi sulla pelle dei malati di tumore al pancreas

Ci sono decisioni che arrivano tardi. E poi ci sono decisioni che arrivano imperdonabilmente tardi. Il via libera alla rimborsabilità di Olaparib (Lynparza) per un sottogruppo di pazienti con tumore al pancreas metastatico appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Dopo un primo rifiuto nel 2021, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha finalmente espresso parere favorevole alla rimborsabilità del farmaco, già autorizzato dall’EMA nel luglio 2020. L’annuncio è arrivato in Commissione Affari Sociali alla Camera per bocca del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Una “nuova speranza”, è stato detto. Ma la domanda vera è un’altra: quante speranze sono state negate negli ultimi quattro anni?

L’indicazione approvata riguarda pazienti adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico e mutazioni germinali BRCA1/2, in trattamento con Olaparib come terapia di mantenimento dopo almeno 16 settimane di chemioterapia a base di platino senza progressione di malattia. Un sottogruppo ristretto, certo, ma colpito da una delle neoplasie più aggressive e letali in assoluto, con prognosi spesso misurata in mesi.

Eppure, nel 2021, l’Aifa disse no. La motivazione ufficiale fu la “mancanza di beneficio clinico significativo” e una maggiore tossicità rispetto al placebo. Una valutazione che oggi, alla luce dei fatti, appare quantomeno miope. Nel frattempo, altri Paesi europei hanno reso disponibile il farmaco, mentre in Italia i pazienti restavano a guardare, o a pagare di tasca propria, se potevano permetterselo.

La svolta è arrivata solo nel 2025, quando AstraZeneca ha presentato una nuova domanda corredata da dati di real world evidence. Dati che hanno convinto la Commissione scientifico-economica dell’Aifa a esprimere parere favorevole, peraltro a condizioni di prezzo invariate. Un dettaglio non secondario: se il prezzo non è cambiato, allora il problema non era economico. Era politico, regolatorio, decisionale. Era il solito, cronico immobilismo.

Nel suo intervento, Gemmato ha giustamente ricordato la gravità dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico, definendolo una malattia “molto aggressiva, con diagnosi tardiva, rapido decorso clinico e prognosi sfavorevole”. Parole corrette. Ma che suonano vuote se pronunciate da un sistema che ha impiegato anni per riconoscere un’opzione terapeutica già validata a livello europeo.

La verità è che questa vicenda racconta l’ennesimo cortocircuito della sanità italiana: l’Europa approva, la scienza avanza, ma il nostro Paese frena. E quando finalmente sblocca una decisione, la presenta come un successo, senza assumersi alcuna responsabilità per il tempo perso. Un tempo che, nel caso del tumore al pancreas, non è una variabile astratta, ma una condanna.

Olaparib oggi entra in rimborsabilità. Bene. Ma il conto di questi quattro anni di ritardo non verrà mai presentato a chi lo ha causato. A pagarlo, come sempre, sono stati i pazienti. E su questo, il governo farebbe bene a smettere di celebrare e iniziare a spiegare.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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