La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran continua a muoversi su un terreno sempre più complesso, dove alle operazioni militari si affiancano strategie economiche e simboliche. Al centro delle ultime analisi compare ora un punto geografico preciso: l'isola iraniana di Kharg, snodo fondamentale per l'export petrolifero di Teheran e possibile obiettivo strategico per Washington.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Telegraph, il controllo dell'isola potrebbe consentire al presidente americano Donald Trump di esercitare una pressione decisiva sull'Iran senza la necessità di dispiegare truppe sul territorio continentale del Paese.

Kharg si trova a circa 24 chilometri dalla costa iraniana nel Golfo Persico ed è sede del principale terminal petrolifero della Repubblica islamica. Da qui passa circa il 94% delle esportazioni di greggio iraniano, una quota che rende l'isola un punto vitale per l'economia nazionale. Proprio per questo, da tempo gli analisti statunitensi la considerano uno dei punti più vulnerabili dell'infrastruttura energetica iraniana.

Secondo l'analisi del quotidiano britannico, il controllo dell'isola permetterebbe agli Stati Uniti di mettere sotto pressione l'intero settore petrolifero iraniano, influenzando direttamente la principale fonte di entrate del Paese. In altre parole, colpire Kharg significherebbe agire sul cuore dell'economia iraniana senza affrontare un'invasione terrestre.

Finora, tuttavia, la zona non sarebbe stata direttamente coinvolta nei bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi militari e strategici in Iran.

Nel frattempo emergono indiscrezioni anche da ambienti diplomatici statunitensi. Secondo il sito di informazione americano Axios, citando fonti vicine al dossier, Washington avrebbe discusso internamente l'ipotesi di prendere il controllo dell'isola, considerata uno dei principali hub petroliferi dell'Iran e dotata di una vasta rete di infrastrutture energetiche.

Parallelamente, l'amministrazione Trump avrebbe chiesto a Israele di evitare ulteriori attacchi contro le infrastrutture petrolifere iraniane. Si tratta del primo segnale di cautela da parte della Casa Bianca nei confronti delle operazioni militari israeliane dall'inizio della campagna congiunta contro Teheran.

Il timore principale di Washington riguarda l'impatto sui mercati energetici globali. Un attacco diretto al settore petrolifero iraniano potrebbe infatti spingere i prezzi del greggio a livelli molto più elevati, aggravando ulteriormente le tensioni economiche internazionali.

Sul fronte opposto, Teheran continua a rivendicare la propria capacità militare. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha respinto le dichiarazioni statunitensi secondo cui le capacità missilistiche dell'Iran sarebbero state in gran parte distrutte.

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Ghalibaf ha affermato che i lanci missilistici effettuati finora dall'Iran dall'inizio del conflitto avevano l'obiettivo di confondere i radar e i sistemi di difesa del nemico. Secondo il dirigente iraniano, questa strategia avrebbe permesso alle forze armate di Teheran di prepararsi a una nuova fase del conflitto.

“Iran è ora in grado di colpire qualsiasi obiettivo scelga con un numero minore di missili”, ha dichiarato.

Le parole del presidente del Parlamento arrivano pochi giorni dopo le dichiarazioni di Donald Trump all'emittente ABC, nelle quali il presidente americano aveva sostenuto che “la maggior parte dei missili e delle altre armi iraniane è stata distrutta” nel corso delle operazioni militari.

Due versioni diametralmente opposte che riflettono il clima di propaganda e guerra psicologica che accompagna il conflitto.

Nel frattempo, mentre le operazioni militari proseguono e la diplomazia resta in stallo, l'attenzione degli analisti si concentra sempre più sulla dimensione energetica della guerra. Il controllo delle infrastrutture petrolifere, più che la conquista del territorio, potrebbe infatti rivelarsi la vera chiave per determinare l'equilibrio di potere nella regione.