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Il Ponte sullo Stretto si farà

Il Ponte sullo stretto di Messina si farà. Il Cipess ha approvato il progetto definitivo nella riunione presenziata da Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni e secondo quanto dichiarato dal ministro sarà "percorribile tra 2032 e 2033".

"Questo non è un punto di arrivo ma un punto di partenza che arriva dopo due anni e mezzo di lavoro costante e riunioni a tutti i livelli", ha detto Matteo Salvini durante la conferenza stampa di presentazione, confessando di provare una certa emozione "perché non si è mai arrivati al progetto definitivo e sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo".

Il ministro è convinto che "il ponte sarà una parte della risoluzione dei problemi nel Mezzogiorno in Italia" e "un acceleratore di sviluppo". E ha spiegato: "Oggi i treni ci mettono dai 120 ai 180 minuti per il trasporto merci, ora impiegheranno 15 minuti. Il tempo medio per le auto tra i 70 e i 100 minuti si ridurrà a 10 minuti. Ci sarà quindi un enorme risparmio ambientale grazie alla riduzione di CO2".

 

Salvini ha, poi, ricordato che "sarà il ponte a campata unico più lungo al mondo" e supererà il primato che oggi spetta ai turchi, poi cinesi e giapponesi. Ma non solo. "Ci saranno tre fermate di metropolitana sul fronte messinese che collegheranno tutti i giorni 365 giorni all'anno studenti, pendolari, lavoratori, ingegneri e turisti in metropolitana da una sponda all'altra", ha detto Salvini che ha inoltre assicurato che il ministero "monitorerà costantemente le infiltrazioni" mafiose. "Adotteremo con il ministero dell'Interno tutti i protocolli di sicurezza necessari.

Tutta la filiera sarà impermeabile", ha precisato Salvini. L'opera sarà realizzata da un consorzio di imprese italiane, giapponesi, spagnole, danesi, ma "saranno coinvolte aziende di tutta Italia: la prima sarà la Lombardia - ha continuato Salvini -, poi ci saranno imprese venete, laziali, emiliano-romagnole. Il personale impiegato verrà dalla Sicilia e dalla Calabria".

Il Ponte sullo Stretto di Messina non è soltanto un’opera ingegneristica di straordinaria portata: sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo, con caratteristiche tecniche e tecnologiche che ne fanno un simbolo di innovazione, sicurezza e sostenibilità. Ma il valore di questa infrastruttura va ben oltre la sua imponenza fisica. Con una lunghezza complessiva di 3.666 metri, due torri alte 399 metri, corsie stradali e binari ferroviari ad alta capacità, il ponte rappresenta un acceleratore di sviluppo per il Sud, un volano per il commercio mediterraneo e una soluzione concreta per ridurre tempi e costi dei trasporti, contribuendo al contempo alla diminuzione delle emissioni di CO2.

L’aspetto forse più rilevante, però, è quello politico. Quando un progetto è giusto, fattibile e pensato per il bene comune, dovrebbe essere accolto con consenso bipartisan. Il Ponte sullo Stretto incarna tutte queste caratteristiche: è strategico per il Paese, funzionale all’Europa, crea lavoro e infrastrutture, rafforza la coesione nazionale. Eppure, troppo spesso, le grandi opere diventano terreno di scontro ideologico o di calcoli elettorali, dimenticando che l’interesse dei cittadini dovrebbe venire prima di ogni logica di partito.

La storia italiana offre esempi di come il Paese possa progredire quando governo e opposizione si uniscono intorno ad obiettivi concreti: infrastrutture, scuola, ricerca, ambiente. Il Ponte sullo Stretto potrebbe e dovrebbe essere uno di questi casi. Un progetto che ha attraversato decenni di studi, vari governi e commissari, e oggi si appresta a partire con tempi e costi definiti, non può diventare una bandiera di divisione politica. Sarebbe un errore far prevalere il conflitto sulle opportunità.

Un’opera come questa parla di futuro: riduce il tempo dei trasporti merci e passeggeri, collega regioni e persone, valorizza imprese italiane e internazionali, garantisce sicurezza e innovazione tecnologica. È il momento in cui la politica dovrebbe dimostrare responsabilità e visione, sostenendo l’iniziativa senza tatticismi. Il Ponte sullo Stretto non è di destra o di sinistra, ma dell’Italia che guarda avanti, e chi governa ha il dovere di metterlo al servizio del Paese, senza divisioni inutili.

In una fase storica in cui il Sud ha bisogno di investimenti concreti e di infrastrutture che riducano il divario con il Nord, la partita politica dovrebbe essere chiara: sostenere ciò che è giusto, possibile e vantaggioso per tutti. E il Ponte sullo Stretto, senza dubbio, rientra in questa categoria. La vera responsabilità della politica oggi è non lasciarsi distrarre da logiche elettorali, ma lavorare insieme per il futuro dell’Italia intera.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Politica
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