✍️ A cura di Maurizio Pezzati

Chirurgia estetica giovani: un fenomeno che preoccupa
Chirurgia estetica giovani: un binomio che, fino a qualche anno fa, sarebbe sembrato improbabile. Oggi è una realtà consolidata, in crescita vertiginosa. Sempre più ragazzi e ragazze, anche minorenni, decidono di modificare il proprio aspetto con interventi di medicina e chirurgia estetica. Ma cosa spinge i più giovani a ricorrere al bisturi in età precoce? Dietro questa scelta, spesso, non si nasconde solo il desiderio di “essere più belli”, ma una lunga serie di dinamiche culturali, psicologiche e sociali che meritano un’analisi profonda.

 
I numeri del fenomeno: dati che parlano chiaro
Negli ultimi cinque anni, secondo i dati dell’ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgery), si è registrato un aumento del 70% delle richieste di interventi estetici nella fascia di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Ma l’aspetto più preoccupante riguarda l’incremento delle richieste da parte di minorenni, spesso con il consenso dei genitori.

Tra gli interventi più richiesti: rinofiller, botox preventivo, aumento delle labbra, ridefinizione degli zigomi, rinoplastica e, più recentemente, anche l’intervento di bichectomia (la rimozione del grasso facciale per ottenere un viso più scavato).

 
I social come specchio deformante
A contribuire in modo determinante a questa corsa alla perfezione estetica è il mondo dei social media. Instagram, TikTok e Snapchat sono diventati i nuovi specchi della generazione Z, ma sono specchi falsati. I filtri, le app di fotoritocco, l’uso massivo dell’intelligenza artificiale e i software di “beauty enhancement” creano immagini irreali di sé, dando vita a un nuovo tipo di disagio psicologico: il “dismorfismo da selfie”.

Chi ne è affetto si guarda allo specchio e non si riconosce, perché il confronto non è più con il proprio volto reale, ma con quello virtuale, perfetto, levigato e “like-friendly”.

 
L’influencer che detta legge
Gli influencer giocano un ruolo chiave. Raccontano i propri ritocchi come se fossero normali passaggi di una beauty routine: “Oggi filler labbra”, “Domani botox preventivo”. Parlano di interventi come se fossero cerette o trattamenti idratanti.

Alcuni promuovono le cliniche, fanno da testimonial a procedure invasive, offrono codici sconto ai follower. In questo modo, normalizzano la chirurgia estetica, rendendola un’aspettativa sociale piuttosto che una scelta personale e consapevole.

 
Il corpo come biglietto da visita
Per le nuove generazioni, il corpo non è più solo un contenitore biologico, ma un progetto estetico da costruire, scolpire, rifinire. Il volto diventa un logo personale da mostrare e pubblicizzare. Se non corrisponde agli standard imposti dalla moda, viene percepito come fallimentare.

In un mondo che vive d’immagini, il valore personale viene associato all’aspetto fisico. E così, ritoccarsi diventa una strategia di sopravvivenza sociale.

 
La pressione della performance
I giovani oggi crescono sotto pressione costante: bisogna essere belli, magri, ben vestiti, curati. A scuola, sui social, nei contesti lavorativi. Questa pressione estetica si traduce spesso in ansia, insicurezza e bassa autostima.

Per molte ragazze (e sempre più ragazzi), il bisturi appare come una scorciatoia verso l’approvazione. Un modo per sentirsi finalmente all’altezza. Ma è una soluzione reale o solo apparente?

 
Quando la chirurgia diventa normalità
Una delle derive più preoccupanti è la banalizzazione dell’intervento estetico. Si parla di filler come di fondotinta, di blefaroplastica come se fosse un massaggio. Si cancella la dimensione chirurgica, si nascondono i rischi, si dimenticano i tempi di recupero e gli effetti collaterali.

Questo approccio “light” alla chirurgia è veicolato dai social e dalle pubblicità delle cliniche, che spesso propongono offerte, promo e pacchetti regalo: “Ritocchino per il diploma”, “Pacchetto bellezza per il diciottesimo”. Il tutto senza una reale preparazione psicologica.

 
Dove sono i genitori?
Un capitolo delicato riguarda il ruolo dei genitori. In molti casi sono loro a finanziare gli interventi, vedendoli come regali o premi. Alcuni li giustificano con frasi del tipo: “Almeno non fa danni altrove”, “È meglio così piuttosto che vederla complessata”. Ma questa complicità, spesso inconsapevole, può rafforzare l’idea che l’apparenza sia più importante dell’essenza.

Accettare che un figlio o una figlia di 16 anni voglia modificare il proprio volto dovrebbe far riflettere su cosa non stiamo trasmettendo come genitori, educatori, adulti di riferimento.

 
Il parere degli esperti
Molti psicologi e psichiatri ritengono che la chirurgia estetica, in particolare tra i giovani, dovrebbe sempre essere preceduta da una valutazione psicologica approfondita. In troppi casi, dietro il desiderio di un ritocco si nasconde un disagio più profondo: disturbo dell’immagine corporea, ansia sociale, esperienze di bullismo o senso di inadeguatezza.

In alcuni Paesi, come la Norvegia o l’Australia, sono già attive normative che vietano gli interventi estetici ai minori di 18 anni, salvo rare eccezioni cliniche. In Italia, la regolamentazione è ancora troppo vaga e permissiva.

 
Etica medica: business o responsabilità?
Il settore della medicina estetica è un business multimiliardario in costante espansione. Ma in questo scenario di profitto, qual è il limite etico?

Non tutti i medici accettano pazienti giovanissimi. Alcuni professionisti scelgono di non intervenire se percepiscono motivazioni deboli o psicologicamente instabili. Altri, invece, purtroppo, assecondano le richieste senza alcuna valutazione etica, rincorrendo solo il guadagno.

Occorre promuovere un codice deontologico più severo, che ponga il benessere psicofisico del paziente al centro, soprattutto quando il paziente ha meno di 25 anni.

 
La bellezza autentica esiste ancora?
La domanda che tutti ci poniamo è: esiste ancora la bellezza autentica? Quella fatta di tratti unici, imperfezioni, espressività?

La risposta è sì, ma è sempre più nascosta. Soffocata da modelli irrealistici, algoritmi che promuovono solo volti simmetrici, pubblicità che mostrano un’unica forma di bellezza.

Riscoprire la bellezza autentica significa anche educare i giovani a valorizzare la propria unicità, a coltivare l’autostima, a guardarsi con occhi meno severi.

 
Proposte e soluzioni
Per arginare il fenomeno, occorrono azioni concrete:

Campagne educative nelle scuole sull’autostima e la percezione del corpo
Collaborazioni tra medici estetici e psicologi
Regole più severe per l’accesso alla chirurgia estetica in età precoce
Un maggiore controllo sui contenuti social che promuovono ritocchi come fossero giocattoli
Inoltre, sarebbe utile creare spazi online dove i giovani possano confrontarsi su questi temi senza giudizio, con il supporto di figure competenti.

 

La chirurgia estetica tra i giovani è una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Non si tratta di demonizzare il bisturi, ma di comprendere perché i ragazzi sentano il bisogno di ricorrervi sempre più spesso e sempre più presto.

È nostro dovere costruire una società che non imponga la perfezione come unica via per il successo, ma che celebri la diversità come valore. Solo così potremo davvero aiutare i giovani a guardarsi allo specchio e piacersi per quello che sono, non per ciò che credono di dover diventare.