Esteri

Il Fondo Monetario e i segnali di fragilità dell’economia mondiale

Si conclude oggi  a Washington il Forum del Fondo Monetario Internazionale (FMI), su temi critici come le tensioni economiche, le sfide del commercio internazionale e le politiche di prestito per i paesi in difficoltà, con la partecipazione di quasi 200 tra ministri delle finanze, governatori di banche centrali, accademici, media e investitori privati.

Il FMI, fondato nel 1944 durante la Conferenza di Bretton Woods, ha come obiettivo principale la stabilizzazione dell’economia globale attraverso la fornitura di assistenza finanziaria, consulenza politica e supporto allo sviluppo delle capacità nei paesi membri. Con sede a Washington, DC, il Fondo ha visto un’espansione significativa, passando dai 44 membri originari agli attuali 191.
La sua funzione principale consiste nell'agire come "prestatore di ultima istanza", intervenendo in situazioni di crisi quando i paesi non riescono ad accedere ai canali di finanziamento tradizionali (FMI, 2024).

Attualmente, il Fondo dispone di una capacità di prestito di circa 1.000 miliardi di dollari, che vengono erogati attraverso prestiti condizionati alle riforme economiche richieste ai paesi beneficiari. Questa logica, tuttavia, è spesso criticata, poiché le condizioni imposte possono aggravare le difficoltà sociali ed economiche, alimentando un dibattito sulla natura delle politiche di austerità e sul loro impatto sulla stabilità sociale.

Quando il FMI presta denaro, attinge alle risorse messe a disposizione dai suoi paesi membri. Le economie più ricche e stabili spesso agiscono da creditori, fornendo i fondi che il FMI utilizza per erogare prestiti. In cambio, questi paesi creditori guadagnano interessi sui loro contributi.
Nel 2024, a fronte di un credito erogato di 162 miliardi di dollari, circa 50 nazioni creditrici hanno ricevuto complessivamente circa 5 miliardi di dollari di interessi.

Le recenti riunioni si sono concentrate sui segnali di fragilità dell’economia mondiale, in particolare sui rischi derivanti dal protezionismo e dai dazi commerciali, principalmente adottati dagli Stati Uniti.
Secondo il FMI, queste misure potrebbero indebolire ulteriormente la crescita globale, aumentando l’incertezza e riducendo gli scambi internazionali: la guerra commerciale tra le maggiori economie e le tensioni sui commerci internazionali sono viste come fattori che limitano il ritorno a una crescita stabile e sostenibile.

Il debito pubblico globale potrebbe raggiungere il livello più alto dal 1948, ma Canada, Cina, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti resterebbero dei "Paesi con un debito elevato ma con rischi di bilancio moderati". 
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, "i governi dovrebbero assumere misure decisive per rafforzare la crescita economica e razionalizzare la spesa pubblica per alleviare le pressioni di bilancio".

Quanto all'Italia, rientra tra le nazioni che potrebbero “migliorare le loro prospettive se riorganizzassero la spesa pubblica dando priorità ai settori che possono aumentare la capacità produttiva dell'economia”.
Ad esempio, “aumentare gli investimenti nelle infrastrutture dell'1% del pil mantenendo la spesa costante nel lungo termine può aumentare la produzione dell'1,5% nelle economie avanzate e del 3,5% in quelli emergenti e in via di sviluppo”.

In termini globali, ad oggi, la crescita della produzione (e dei consumi) "rimane deludente" e le prospettive a medio termine "restano deboli", come commenta la direttrice dell'Fmi,  Kristalina Georgieva, che precisa anche che in Usa, Francia e Italia l'economia globale è "eccessivamente squilibrata" e che questi Paesi dovrebbero agire "con determinazione" con "aggiustamenti fiscali" per garantire la sostenibilità del debito e ricostituire le riserve fiscali. 

Inoltre, le discussioni hanno evidenziato come i paesi più vulnerabili siano quelli con un alto livello di indebitamento nei confronti del FMI: attualmente, 86 nazioni devono al Fondo circa 118,9 miliardi di Diritti Speciali di Prelievo (DSP), equivalenti a circa 162 miliardi di dollari.

L'Argentina rappresenta il caso più emblematico, con un debito di 41,8 miliardi di DSP (circa 57 miliardi di dollari), che supera quello di molti altri paesi messi insieme (FMI, 2024). La lunga storia di rapporti tra l’Argentina e il FMI è caratterizzata da ripetuti programmi di salvataggio, tra cui il prestito record di 57 miliardi di dollari nel 2018, destinato a fronteggiare una crisi valutaria e inflazionistica.

Un altro caso di particolare rilevanza riguarda l’Ucraina, che ha contratto più di 14 miliardi di dollari di debiti con il FMI. Dopo l’invasione russa del 2022, l’economia ucraina ha subito un tracollo, con un debito totale che ha raggiunto circa 152 miliardi di dollari, pari al 75% del PIL anteguerra del 2021 che raggiungeva i 199,8 miliardi di dollari.
Oltre ai prestiti da parte di altre nazioni, l'Ucraina ha ricevuto dal FMI un Extended Fund Facility di 17,5 miliardi di dollari, che mira a sostenere la stabilità economica e le spese civili del Paese (FMI, 2024).

L’Egitto si colloca al terzo posto tra i paesi più indebitati con il FMI, con un debito di circa 8 miliardi di dollari, derivante da più programmi di aiuto, soprattutto dopo le turbolenze post-rivoluzione del 2011.
Le riforme economiche, tra cui la svalutazione della moneta e l’aumento delle tasse, hanno portato a una riduzione dell’inflazione e a un miglioramento delle riserve valutarie, ma il paese continua a fronteggiare sfide legate alla crescita e alla stabilità fiscale (FMI, 2024).

La dipendenza dai prestiti del FMI evidenzia la fragilità di molte economie emergenti di fronte alle pressioni esterne e alle tensioni geopolitiche. Inoltre, le misure di austerità imposte ai paesi beneficiari, come tagli alla spesa pubblica, aumento delle tasse e liberalizzazioni, possono aggravare le difficoltà sociali e provocare proteste popolari. Infatti, nonostante il ruolo di stabilizzatore globale, il FMI è spesso oggetto di critiche per le condizioni stringenti associate ai suoi prestiti.
La critica principale riguarda la percezione che il FMI favorisca gli interessi delle nazioni più ricche, lasciando i paesi più vulnerabili in una spirale di indebitamento senza soluzione duratura (Stiglitz, 2010).

Ad ogni modo, lo stesso FMI è preoccupato di come la guerra commerciale dei dazi, la crisi ucraina, il debito dell’Argentina e le difficoltà di altri paesi emergenti possano diventare un’arma a doppio taglio, tra la crescente tensione tra le esigenze di stabilità finanziaria e le ricadute sociali delle politiche di austerità. 

Autore scienzenews
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