Politica

Pensione Giusta e Dignitosa

Nel dibattito pubblico italiano di questi giorni, due parole hanno conquistato il centro della scena: “giusto” e “dignitoso”. Il Governo parla di salario giusto, i sindacati, dal palco del Primo Maggio, rilanciano il tema del lavoro dignitoso. Parole forti, necessarie, che evocano diritti e tutele, che richiamano valori fondamentali e condivisibili.

Eppure, nella grande kermesse del mainstream, c’è un’assenza che pesa come un macigno.

Quella di una “Pensione Giusta e Dignitosa”.

Possibile che nessuno, né la politica né le rappresentanze sociali, avverta l’urgenza di affrontare apertamente questo tema? Perché, se il lavoro deve essere dignitoso e la retribuzione deve essere giusta, anche il suo naturale approdo – la pensione – dovrebbe esserlo altrettanto!

Negli ultimi decenni, il sistema previdenziale italiano ha subito trasformazioni profonde. Dalla riforma Dini alla legge Fornero, il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo è stato presentato come una scelta inevitabile per garantire la sostenibilità dei conti pubblici. Ma questa transizione è avvenuta senza introdurre adeguati contrappesi economici e sociali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: assegni pensionistici sempre più bassi rispetto alle ultime retribuzioni e un’età pensionabile sempre più lontana.

Il meccanismo dell’adeguamento dell'età pensionabile alla speranza di vita, concepito per rendere il sistema previdenziale più sostenibile, si è trasformato in una leva automatica che spinge continuamente in avanti l’uscita dal lavoro. Oggi si parla di 67 anni e 6 mesi, con la prospettiva concreta di dover restare attivi fino ai 70 anni o più. Ma questa logica, da macelleria sociale, ignora un dato essenziale: la speranza di vita non è uguale per tutti e, soprattutto, non coincide con una vecchiaia in buona salute.

C’è una distanza sempre più evidente tra la statistica e la realtà. Non tutti vivono fino a cent’anni e molti arrivano alla soglia della pensione già segnati da troppi anni di lavoro. Se la vita in buona salute si ferma ben prima, intorno ai 58 anni, ha davvero senso continuare ad alzare l’asticella dell’età pensionabile?

È normale lavorare fino a settant’anni? E, soprattutto, è giusto? È dignitoso?

Una società che si definisce democratica, equa e solidale dovrebbe saper bilanciare due esigenze fondamentali: la sostenibilità economica e la qualità della vita. Non si tratta di negare la necessità di conti pubblici solidi, ma di riconoscere che questi non possono essere l’unico parametro di valutazione. Il lavoro è un pilastro della convivenza civile, ma non può trasformarsi in una condanna senza fine.

Dopo una vita di contributi, sacrifici e responsabilità, dovrebbe essere garantito il diritto a una quiescenza giusta e dignitosa: un tempo da dedicare a sé stessi, ai propri interessi, alla famiglia, alla cura della propria salute, all'insegna di una libertà finalmente riconquistata.

La pensione non è un privilegio, ma una componente essenziale della dignità della persona.

Se invece la prospettiva resta quella attuale – lavorare più a lungo, con salari spesso insufficienti e pensioni incerte – allora il problema non è solo previdenziale. È culturale e politico. Riguarda l’idea stessa di progresso che abbiamo scelto.

Perché un progresso che si misura esclusivamente con il pareggio di bilancio, ma non con il benessere reale delle persone, rischia di smarrire il proprio significato e di trasformarsi, paradossalmente, in una forma di regressione.

Forse è arrivato il momento di riportare la pensione al centro del dibattito pubblico. Non come un costo da contenere, limitare e rimandare fino alle porte del camposanto, ma come un diritto fondamentale di ogni essere umano. Perché senza una vecchiaia dignitosa, anche il lavoro perde una parte fondamentale del suo senso: dignità e giustizia.

La domanda, allora, resta aperta: quando avremo davvero una “Pensione Giusta e Dignitosa”? Forse quando smetteremo di considerarla un problema contabile e inizieremo a trattarla come il naturale compimento della dignità del lavoro. Perché non basta lavorare con dignità. Bisogna anche poter smettere con dignità.

In pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi.
È ora di dire BASTA!
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Autore Freeskipper Italia
Categoria Politica
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