Cultura e Spettacolo

Lo strano mondo del virtuale

l cervello umano non può vivere in uno spazio virtuale. Il virtuale, per definizione, è “in potenza”. La coscienza, invece, ha bisogno di atti collocati: esperienze incarnate, relazioni situate, ritmi ambientali. Il digitale viene recepito come un mondo possibile, ma non è abitabile: non offre un luogo, non fornisce resistenza, non restituisce coerenza narrativa.

Questa condizione espone la coscienza a una molteplicità illimitata di opzioni, ma non le consente di scegliere davvero: ogni scelta è reversibile, replicabile, priva di gravità. Il soggetto resta in uno stato di superposizione simbolica: sempre in potenza, mai in atto. Il risultato non è un’identità integrata, ma una presenza flottante, puramente mentale: senza corpo, senza limite, senza ritorno. È una regressione allo stato quantico del sé: tutte le possibilità, nessun collasso.

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Viviamo in un tempo saturo di immagini. Ne produciamo, consumiamo e scartiamo a un ritmo tale da non poter più distinguere chiaramente ciò che documenta da ciò che influenza, ciò che mostra da ciò che manipola. Eppure, dietro ogni immagine, si muove un fenomeno profondo: la rappresentazione interna, ovvero lo spazio mentale in cui la coscienza organizza percezione, memoria e identità.

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Autore artenotizie
Categoria Cultura e Spettacolo
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