Il primo ministro francese François Bayrou ha perso la scommessa sul voto di fiducia chiesto al suo governo. 364 parlamentari dell'Assemblea nazionale hanno votato per la sfiducia, 194 si sono detti contrari e 25 si sono astenuti, sancendo la fine di un esecutivo di minoranza che da settimane appariva ormai condannato. La presidente dell'Assemblea, Yaël Braun-Pivet, ha confermato il risultato, che più che una sorpresa è sembrato la conclusione di un copione già scritto.

Il dibattito in Aula si è trasformato in una sorta di funerale politico per Bayrou. Nel suo intervento, il premier uscente ha parlato apertamente della crisi che attraversa la Francia, utilizzando due volte l'espressione "tohu-bohu" per descrivere il caos politico ed economico in corso. Ma le sue parole non sono bastate a invertire la rotta.

Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha definito la fine del governo Bayrou "la fine dell'agonia di un governo fantasma". Tono diverso ma analogo quello dei Verdi, che hanno parlato di una caduta quasi liberatoria, se non fosse per le incognite sul futuro politico e istituzionale del Paese.

La sconfitta di Bayrou riporta la Francia nello stesso stallo vissuto lo scorso dicembre con la caduta del precedente premier Michel Barnier: dopo appena nove mesi di relativa calma, Parigi ripiomba in piena crisi politica.

Bayrou presenterà formalmente le dimissioni del suo governo al presidente Emmanuel Macron, probabilmente domani mattina. A quel punto, il capo dello Stato dovrà decidere come gestire una situazione che rischia di degenerare.

Le opzioni sul tavolo non sono molte, e nessuna sembra priva di rischi...

Nominare un nuovo Primo Ministro. Una scelta complessa, visto che qualsiasi nome dovrà evitare il veto delle principali forze parlamentari. Lo scorso anno Macron impiegò settimane per individuare un sostituto.

Indire nuove elezioni parlamentari. Una mossa che potrebbe però rafforzare ulteriormente l'estrema destra di Marine Le Pen, oggi in costante ascesa nei sondaggi.

Convocare elezioni presidenziali anticipate. Una richiesta avanzata da alcuni gruppi parlamentari, ma più volte respinta da Macron, che ha escluso di voler lasciare prima della scadenza naturale del suo mandato nel 2027.

Al di là delle manovre politiche, resta irrisolto il nodo del debito pubblico, più volte denunciato da Bayrou come emergenza nazionale. La sua caduta lascia sul tavolo problemi economici enormi e un sistema istituzionale paralizzato.

Per Emmanuel Macron ora inizia la fase più delicata della sua presidenza: ricomporre i cocci di una maggioranza inesistente e trovare una via d'uscita da un caos politico che rischia di trascinare la Francia in una nuova stagione di instabilità.