Salute

Influenza, l’Europa a due velocità: vaccini in crescita, ma gli anziani restano scoperti


Lo studio dell’Oms Europa pubblicato su The Lancet fotografa una regione divisa: solo quattro Paesi centrano l’obiettivo del 75% di copertura tra gli over 65. Non basta rendere il vaccino gratuito: il vero nodo è fiducia, accesso e qualità del monitoraggio.

L’Europa vaccina di più, ma protegge ancora troppo poco chi rischia di più. È questa, in sintesi, la conclusione più netta dello studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe da OMS Europa in occasione della Settimana europea dell’Immunizzazione 2026: quindici anni di progressi nella vaccinazione antinfluenzale ci consegnano una fotografia incoraggiante nei numeri assoluti, ma ancora segnata da profonde fratture sociali, economiche e sanitarie. 

Dal 2008 al 2023 le dosi distribuite nella Regione europea dell’Oms sono raddoppiate, e tutti i 54 Paesi analizzati hanno attivato un programma nazionale di vaccinazione antinfluenzale. Un risultato non banale, che certifica un avanzamento strutturale della sanità pubblica europea. Ma dietro il dato aggregato si nasconde una realtà molto meno lineare: l’Europa della prevenzione resta un continente spaccato in due. 

Il divario emerge con brutalità nella disponibilità di vaccini. Nei Paesi ad alto reddito vengono distribuite in media 139,9 dosi ogni mille abitanti; in quelli a reddito medio-basso appena 14,6. Una forbice di quasi dieci volte all’interno della stessa regione sanitaria. Non è una semplice disuguaglianza statistica: è una frattura concreta nella protezione della popolazione più fragile. 

A pagare il prezzo più alto sono gli anziani, la categoria che concentra circa il 70% dei decessi globali correlati all’influenza. Nel 2003 l’Assemblea mondiale della sanità fissò un obiettivo chiaro: vaccinare almeno il 75% degli over 65. Vent’anni dopo, in Europa, quel traguardo è stato raggiunto soltanto da quattro Paesi: Bielorussia, Danimarca, Irlanda e Regno Unito. Quattro su cinquantaquattro. Un fallimento politico prima ancora che sanitario. 

Ancora una volta, il reddito nazionale pesa come un macigno: nei Paesi più ricchi si vaccina il 55% degli anziani; in quelli medio-alti si scende al 16%; in quelli medio-bassi si precipita al 3,5%. Numeri che raccontano una verità scomoda: la prevenzione continua a essere, in larga parte, un privilegio geografico ed economico. 

Eppure, segnali positivi esistono. I progressi più marcati si registrano nei bambini, con una crescita della copertura del 54% in quindici anni, e nelle donne in gravidanza, dove l’incremento arriva al 64%. È la dimostrazione che, quando esistono raccomandazioni chiare, campagne mirate e una comunicazione sanitaria coerente, la risposta pubblica cambia. 

Il punto critico, però, è un altro: l’Europa continua a navigare in parte al buio. Sui sanitari — paradossalmente una delle categorie più esposte e strategiche — meno di due terzi dei Paesi raccolgono dati affidabili sulla copertura vaccinale. Ancora peggio per i pazienti cronici, come diabetici, cardiopatici e malati oncologici: meno di un Paese su tre monitora in modo sistematico quanti di loro si vaccinano davvero. Senza dati solidi non esiste politica sanitaria efficace; esistono solo intuizioni. 

C’è poi un altro elemento che smonta una convinzione diffusa: la gratuità del vaccino, da sola, non basta. In larga parte dell’Europa la vaccinazione antinfluenzale è già gratuita per anziani, operatori sanitari, donne incinte e spesso anche bambini. Eppure la copertura resta insufficiente. Questo significa che il problema non è soltanto economico. È culturale, informativo, organizzativo. Conta la fiducia nelle istituzioni sanitarie, conta la capacità di contrastare la disinformazione, conta la facilità concreta di accesso alla vaccinazione. 

La lezione è chiara: l’infrastruttura ormai esiste, ma non basta avere vaccini disponibili se non si riesce a trasformarli in adesione reale. La sfida europea non è più costruire programmi di immunizzazione; è renderli credibili, capillari e misurabili.

Perché un continente che protegge bene alcuni e lascia indietro molti altri non ha risolto il problema dell’influenza: lo ha semplicemente distribuito in modo diseguale. 

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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