Il referendum sulla divisione delle carriere potrebbe e dovrebbe essere l'occasione giusta per i media per presentare e discutere dei problemi della Giustizia in Italia.
Infatti, l'analisi della magistratura requirente in Italia, se rapportata ai principali partner europei, rivela un paradosso strutturale: il sistema italiano opera con una delle densità di Pubblici Ministeri più basse del continente, nonostante un carico di lavoro procedurale tra i più gravosi.
Secondo i dati del rapporto CEPEJ 2024 (riferiti all'ultimo biennio di rilevazione), l'Italia conta circa 3,8 PM ogni 100.000 abitanti, una cifra che appare esigua se confrontata con i 7,1 della Germania o gli oltre 10 della media europea.
La Francia si attesta su livelli simili all'Italia (circa 3,1), ma con una differenza fondamentale nella gestione del carico: l'assenza del principio di obbligatorietà dell'azione penale, che permette ai procuratori francesi di filtrare a monte le denunce con criteri di opportunità politica e sociale, opzione preclusa ai magistrati italiani dall'Articolo 112 della Costituzione.
Nel Regno Unito (Inghilterra e Galles), il confronto è più complesso a causa del sistema di common law: il Crown Prosecution Service (CPS) dispone di circa 11 procuratori ogni 100.000 abitanti, ma il loro ruolo è limitato alla fase dibattimentale, poiché l'indagine è prerogativa quasi esclusiva della polizia. Questa frammentazione rende il PM inglese molto più "leggero" operativamente rispetto al collega italiano, che invece coordina l'intera fase investigativa.
Il risultato è che in Italia circa 1.800 PM devono processare annualmente oltre 2,3 milioni di notizie di reato. Questo imbuto procedurale spiega perché, a fronte di una produttività individuale altissima (i PM italiani chiudono migliaia di fascicoli pro capite ogni anno), il rapporto tra denunce e condanne resti critico.
In Germania, la maggiore dotazione di magistrati requirenti permette un'istruttoria più rapida e una quota di condanne definitive sensibilmente più alta rispetto al volume delle denunce. Il sistema tedesco riesce a smaltire i reati minori con decreti penali semplificati, mentre l'Italia, pur avendo introdotto strumenti simili con la Riforma Cartabia, sconta ancora una durata dei processi che favorisce la prescrizione.
Se si osserva il tasso di condanna, in Italia si registra una forte dispersione tra la fase della denuncia e la sentenza passata in giudicato: circa i due terzi dei procedimenti penali si arenano prima della condanna, spesso per archiviazione o estinzione del reato. Al contrario, nel Regno Unito, una volta che il CPS decide di procedere (secondo il "test di interesse pubblico"), il tasso di successo in termini di condanne supera l'80%, proprio perché il filtro iniziale è molto più selettivo di quello italiano.
In sintesi, il confronto internazionale evidenzia che l'Italia soffre di una "anemia organica" dei PM. Mentre in Germania e UK l'abbondanza di personale o la flessibilità dell'azione penale garantiscono una risposta giudiziaria più certa, in Italia l'obbligatorietà del perseguimento di ogni reato, gestita da un numero di magistrati pari alla metà di quelli tedeschi, trasforma l'efficienza investigativa in un collo di bottiglia burocratico che dilata i tempi e riduce l'effettività della pena rispetto al numero di reati denunciati.
La carenza dei PM si trascina portando con se un altro fattore che determina la capacità delle procure. Un PM senza adeguata polizia giudiziaria, senza personale amministrativo, senza sistemi informatici efficienti, non moltiplica automaticamente la produttività.
Molte procure hanno un numero di ufficiali e agenti di PG inferiore a quello previsto in pianta organica: i tempi di esecuzione delle deleghe investigative si allungano e
le indagini più complesse assorbono gran parte delle risorse, lasciando scoperti i reati minori.
Tuttavia, non è solo un problema numerico. È anche un problema di specializzazione e distribuzione territoriale. Alcune procure distrettuali hanno reparti altamente qualificati (antimafia, antiterrorismo, reati economici), mentre in sedi medio-piccole il personale è più limitato e meno specializzato.
Con la metà dei PM necessari rispetto allo standard europeo, una stima realistica del ritardo medio aggiuntivo è tra +30% e +50% di durata dei procedimenti penali, rispetto a un sistema con dotazioni adeguate.
Per quanto riguarda il personale di supporto (cancellerie, assistenti, tecnici informatici),l'attuale carenza può tradursi in un’ulteriore +20% /+40% di ritardo nei processi, perché le cancellerie sono l’anello operativo che materialmente muove fascicoli, notifiche, atti e scadenze.

