Il direttore del Tg1 indeciso se fare il portavoce di Meloni pagato dalla Rai o da Palazzo Chigi
Comunicato stampa dell'Esecutivo Usigrai: "Vicenda direzione Tg1. Non basta invocare i dati di Pavia. Azienda faccia chiarezza sul futuro della testata. I vertici Rai non possono lasciare il Tg1 in balia di un direttore che da un momento all'altro potrebbe approdare nei palazzi della politica.Serve a poco invocare i dati dell'Osservatorio di Pavia se poi si ammettono contatti per un possibile trasloco a Palazzo Chigi, non del tutto escluso. L'indipendenza e l'autonomia dell'informazione si praticano nella scelta delle notizie, nel taglio dei servizi. Non basta il bilancino delle dichiarazioni dei politici ad ammantare un tg di pluralismo.Peraltro, sarebbe inaccettabile, come si legge sui quotidiani, che a sostituire l'esterno Chiocci sia un altro esterno, con un passato anche da portavoce della presidente del Consiglio.Le scelte della Rai non possono che essere improntate a rafforzare la credibilità e l’autonomia del servizio pubblico e a una valorizzazione delle risorse interne.Il via vai da Palazzo Chigi, inaugurato da questo governo, con il benestare dei vertici dell'Azienda, non fa bene alla Rai, a chi ci lavora e ai cittadini".
Il comunicato stampa fa seguito a quanto dichiarato dallo stesso direttore del Tg1 che ha confermato di essere stato contattato dalla premier per diventare suo portavoce non più in Rai, ma direttamente a Palazzo Chigi:"Non me ne vado, sto bene al Tg1. In questi due anni e mezzo ne ho ricevute molte di proposte, ma non intendo darvi corso. Non vi convocherò di nuovo: se anche nei prossimi giorni dovessero uscire altre indiscrezioni simili, vi ho già detto tutto"."Sì, ho letto queste indiscrezioni stampa", ha poi ribadito lo stesso Chiocci all'Adnkronos. "Di vero c'è solo che nei giorni scorsi la premier mi ha sondato informalmente per capire una mia eventuale, futura, disponibilità nella gestione della comunicazione, affiancando il collega Fabrizio Alfano che segue già tutta la comunicazione di Palazzo Chigi e del Consiglio dei Ministri. Una chiacchierata, come tante altre in questi mesi, a cui non è seguita assolutamente alcuna decisione da parte mia. È ovvio che qualora dovessi prenderla in considerazione ne informerei per tempo prima l’azienda dimettendomi conseguentemente da direttore del Tg1. Ma allo stato, ripeto, non c'è nulla".
Già questo dovrebbe essere sufficiente perché Chiocci fosse dimesso dall'incarico... e questo sarebbe già accaduto se la Rai fosse un servizio pubblico, invece (grazie a Renzi) Chiocci è il megafono del governo - oggi (post) fascista - pagato con i soldi degli italiani. Almeno, che si smetta di dire che la Rai fa servizio pubblico.