E così, mentre Minneapolis è avvolta dalla neve e dalla tensione, a Washington qualcuno ha deciso che la soluzione ideale per aiutarla sarebbe quella di tirare fuori dal cassetto una legge del 1807. Sì... del 1807: quando Napoleone era ancora un problema serio e gli Stati Uniti non avevano nemmeno lontanamente idea di cosa fossero X o Truth Social. Donald Trump invece sì, e infatti l'Insurrection Act [1] lo ha annunciato a colpi di maiuscole sui social, che ormai valgono più dei comunicati della Casa Bianca.
Secondo il presidente, lo Stato del Minnesota non sarebbe governato da autorità democraticamente elette, ma da una sorta di covo di “agitatori professionisti” e “insurrezionisti”, intenti a perseguitare gli eroici agenti dell'ICE, descritti come patrioti solitari che cercano solo di “fare il loro lavoro”. Un lavoro che, negli ultimi giorni, ha incluso sparare a una cittadina statunitense, fermare cittadini neri e latini chiedendo documenti, rompere finestrini e trascinare persone fuori dalle auto... sempre senza alcun motivo. Ma ter Trump, evidentemente, questo è solo un inutile dettaglio.
Trump, sempre attento alle sfumature, ha anche trovato il tempo per definire la comunità somala del Minnesota come “spazzatura” da buttare fuori dal Paese. Un linguaggio elegante, inclusivo e degno di un manuale di diplomazia internazionale. D'altronde, se c'è una cosa che storicamente calma le tensioni sociali, è insultare intere comunità etniche mentre si mandano agenti armati in mimetica a pattugliare strade con il volto coperto.
“If the corrupt politicians of Minnesota don’t obey the law & stop the professional agitators & insurrectionists from attacking the Patriots of I.C.E., who are only trying to do their job, I will institute the INSURRECTION ACT, which many Presidents have done…” - President Trump pic.twitter.com/d7XJMA7qUU
— The White House (@WhiteHouse) January 15, 2026
Il risultato? Tamburelli, fischietti, proteste rumorose e cittadini decisamente poco ntusiasti di vedere la propria città trattata come un teatro di operazioni militari. Il sindaco di Minneapolis ha parlato apertamente di “invasione” e di comportamenti “disgustosi e intollerabili”. Frasi forti, certo, ma apparentemente meno forti di un post presidenziale scritto tutto in maiuscolo.
Nel frattempo, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha fornito una versione dei fatti degna di un film d'azione di serie B: un agente aggredito con una scopa e una pala da neve, costretto a sparare “per difendere la propria vita”. Reuters, con scarso senso dello spettacolo, ha ammesso di non poter verificare il racconto. La polizia locale, invece, ha parlato di indagini in corso e di feriti non in pericolo di vita.
Ma il vero capolavoro arriva quando si guarda al quadro generale. Trump minaccia di mandare i soldati contro uno Stato americano, appellandosi a una legge che gli dà poteri enormi e che, guarda caso, permette al presidente di decidere da solo quando usarla. Un dettaglio che farebbe sobbalzare chiunque abbia una vaga simpatia per l'idea di “check and balance”.
I suoi stessi sostenitori, però, non sembrano del tutto convinti: una parte è pronta ad accettare feriti e violenze pur di aumentare gli arresti, un'altra preferirebbe limitare i danni anche a costo di qualche arresto in meno. Traduzione: anche tra i fedelissimi c'è chi si chiede se forse, dico forse, trasformare le città in zone di guerra non sia il massimo.
La ciliegina sulla torta arriva in tribunale. Il Minnesota ha fatto causa, accusando l'amministrazione di violazioni dei diritti, profiling razziale e irruzioni senza mandato. Trump, coerente con il suo stile, ha annunciato sui social che il giudice aveva rifiutato di dar seguito alla denuncia. Peccato che non fosse vero. Il giudice ha semplicemente chiesto risposte e ha ricordato che qui si parla di questioni “enormemente importanti”, come il rapporto tra Stato federale, Stati e città. Roba noiosa, insomma. Molto meglio un post indignato.
In sintesi, l'America del 2026 scopre che per gestire proteste, sparatorie e tensioni razziali la risposta presidenziale è riesumare una legge ottocentesca, mandare agenti armati per strada e insultare intere comunità. Poi ci si chiede perché la situazione degeneri. Ma tranquilli: se le cose vanno male, c'è sempre un'altra legge del XIX secolo pronta all'uso. Basta scriverla in maiuscolo.
[1] L’Insurrection Act (1807) è una legge federale USA che autorizza il Presidente a usare le forze armate sul territorio nazionale in circostanze eccezionali legate a insurrezioni o ostruzioni all’esecuzione delle leggi. Nella sua formulazione originaria (3 marzo 1807) consente l’impiego di forze terrestri o navali quando è già lecito “chiamare la milizia” per sopprimere l’insurrezione o far eseguire le leggi, dopo aver rispettato i “prerequisiti” previsti dalle leggi applicabili.
Oggi (come confluita e organizzata nel U.S. Code, Title 10, Chapter 13) la sostanza operativa è articolata così:
- Aiuto federale su richiesta di uno Stato (10 U.S.C. §251): se c’è un’insurrezione “contro il governo” di uno Stato, il Presidente può intervenire su richiesta della legislatura statale (o del governatore, se la legislatura non può riunirsi), federalizzando milizie e usando le forze armate quanto ritenuto necessario.
- Far rispettare la legge federale (10 U.S.C. §252): se “ostruzioni” o “ribellione” rendono impraticabile far applicare le leggi federali tramite i normali procedimenti giudiziari, il Presidente può usare milizia e forze armate per far eseguire tali leggi o sopprimere la ribellione.
- Interferenza con leggi statali/federali e tutela di diritti costituzionali (10 U.S.C. §253): il Presidente può intervenire per reprimere insurrezione/domestic violence/unlawful combination/conspiracy se (1) ciò priva una parte della popolazione di diritti/garanzie costituzionali e le autorità statali non riescono o rifiutano di proteggerli, oppure (2) se si ostacola l’esecuzione delle leggi federali o il corso della giustizia.
- Obbligo di proclamazione (10 U.S.C. §254): prima/contestualmente all’uso di truppe, il Presidente deve emettere una proclamazione che ordina agli insorti di disperdersi entro un tempo limitato.
GovInfo (GPO) – Statutes at Large, atto del 3 marzo 1807 (2 Stat. 443):
https://www.govinfo.gov/link/statute/2/443


