Politica

Sanità a pezzi: l'autonomia differenziata accelera e divide il Paese

La prossima settimana la partita torna sul tavolo della Conferenza Unificata. Ma chiamarla “partita” è già un eufemismo: qui si gioca una riscrittura silenziosa del Servizio sanitario nazionale, pezzo dopo pezzo, regione dopo regione. E senza nemmeno il consenso di tutti.

Il pacchetto di pre-intese tra il Governo e quattro regioni del Nord – Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria – è pronto. Sette articoli ciascuno, stessi contenuti, stessa direzione: più autonomia sulla sanità. Più libertà di decidere. Più margini di manovra. Più differenze.

Il parere della Conferenza non sarà vincolante. E infatti non sarà unanime. Il Sud, prevedibilmente, storcerà il naso. Ma la macchina andrà avanti lo stesso, a maggioranza. Tradotto: chi è contrario può protestare, ma non può fermare l'ennesima deriva di un governo allo sbando.


Il punto vero: non è autonomia, è divario

Il nodo non è tecnico, è politico. E anche piuttosto semplice: dare più autonomia a sistemi sanitari già più forti significa, nei fatti, allargare il divario.

Le regioni del Centro-Sud lo sanno bene. Da anni denunciano un rischio che ormai non è più teorico: una sanità a due velocità. Da una parte territori con più risorse, più personale, più capacità organizzativa. Dall'altra regioni che arrancano, spesso costrette a inseguire.

E questo pacchetto non riduce le distanze. Le cristallizza.


Cinque leve, un effetto: chi ha di più potrà dare di più

Il cuore delle intese è tutto nell'articolo 3: cinque strumenti concreti che cambiano davvero le regole del gioco.

Tariffe diverse.
Le regioni potranno pagare prestazioni sanitarie a prezzi diversi rispetto allo standard nazionale. In teoria a costo zero per lo Stato, in pratica un vantaggio competitivo enorme per chi ha bilanci più solidi.

Investimenti senza vincoli reali.
Gestione autonoma di edilizia sanitaria e tecnologia. Meno burocrazia, certo. Ma anche più velocità per chi già corre.

Fondi sanitari integrativi regionali.
Qui si tocca un nervo scoperto: prestazioni extra rispetto ai livelli essenziali. Traduzione brutale: servizi migliori dove ci sono più soldi. E cittadini di serie A e di serie B.

Personale sanitario “attratto” a suon di risorse.
Le regioni potranno mettere più soldi per assumere medici e infermieri. Risultato prevedibile: chi paga meglio, prende. Gli altri restano scoperti.

Riallocazione delle risorse.
Più flessibilità nella spesa. Che, ancora una volta, favorisce chi ha margini e penalizza chi non ne ha.


Le salvaguardie? Sulla carta

Il sistema è pieno di clausole: equilibrio finanziario, rispetto dei Lea, neutralità per lo Stato. Sulla carta tutto impeccabile. Ma il punto è un altro: queste garanzie non eliminano il problema di fondo. Possono evitare il disastro contabile, non quello sociale.

Perché anche rispettando i livelli essenziali, due sistemi sanitari possono offrire esperienze completamente diverse. E già oggi succede.


Dieci anni (più dieci) per cambiare il Paese

Le intese dureranno dieci anni, rinnovabili automaticamente. Non è una sperimentazione breve. È un cambio strutturale.

E arriva dopo un percorso lungo quasi un decennio, dai referendum del 2017 fino alla legge del 2024 e alla recente sentenza della Corte costituzionale, che ha sì imposto paletti, ma non ha fermato il processo.

Anzi: sulla sanità ha di fatto dato il via libera, chiarendo che i livelli essenziali esistono già. Quindi si può procedere.


Il rischio che nessuno vuole dire apertamente

Il punto più scomodo è questo: il Servizio sanitario nazionale, così com'è stato pensato, rischia di diventare sempre meno “nazionale”. Non perché venga formalmente smantellato. Ma perché, nei fatti, le differenze territoriali diventeranno strutturali, legittimate, perfino normate.

E allora la domanda vera è una sola: siamo ancora disposti ad accettare che il diritto alla salute dipenda dal codice di avviamento postale?

Perché è lì che questa riforma, passo dopo passo, sta portando. E stavolta non è un allarme ideologico. È una traiettoria già tracciata.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Politica
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