Mentre il Medio Oriente brucia e gli Stati Uniti sono coinvolti in un'escalation militare contro l'Iran, uno dei principali emissari dell'amministrazione americana sembra avere anche un'altra priorità: raccogliere miliardi per il proprio fondo privato.
Si tratta di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump e figura centrale della diplomazia statunitense nella regione. Secondo un'inchiesta del New York Times, Kushner starebbe cercando di raccogliere almeno 5 miliardi di dollari da governi e investitori del Medio Oriente per il suo fondo di investimento, Affinity Partners.
Una circostanza che solleva interrogativi pesanti sul confine – sempre più labile – tra incarichi pubblici e interessi privati.
Il fondo di Kushner non parte da zero. Subito dopo la fine della prima presidenza Trump, il fondo sovrano dell'Arabia Saudita, guidato dal principe ereditario Mohammed bin Salman, aveva già investito 2 miliardi di dollari in Affinity Partners.
Ora, secondo il New York Times, Riad avrebbe ottenuto diritti di prelazione su eventuali nuovi round di finanziamento. Non solo: altri fondi sovrani della regione – in particolare quelli di Emirati Arabi Uniti e Qatar – potrebbero essere presto coinvolti nella nuova raccolta di capitali.
Un intreccio che appare difficilmente separabile dalle relazioni politiche costruite negli anni da Kushner proprio in Medio Oriente.
Il problema è evidente: mentre cerca capitali per il suo fondo, Kushner continua a svolgere missioni diplomatiche per conto della Casa Bianca.
Nelle ultime settimane, per esempio, ha incontrato a Ginevra il ministro degli Esteri iraniano come “inviato di pace” dell'amministrazione Trump, pochi giorni prima dell'avvio della campagna di bombardamenti statunitensi e israeliani contro l'Iran.
Allo stesso tempo ha coordinato iniziative su altri dossier delicatissimi: la liberazione degli ostaggi a Gaza e i tentativi di mediazione tra Russia e Ucraina.
Diplomazia, dunque. Ma anche affari.
Il doppio registro è emerso con chiarezza anche a gennaio, durante il Forum economico mondiale di Davos. Kushner vi ha partecipato come membro della delegazione ufficiale americana, presentando la controversa proposta dell'amministrazione Trump per una “nuova Gaza”.
Parallelamente, però, avrebbe organizzato incontri riservati con leader economici internazionali per discutere di nuovi investimenti destinati proprio al suo fondo.
Una sovrapposizione che stride con quanto dichiarato dallo stesso Kushner nel dicembre 2024, quando aveva assicurato di aver evitato qualsiasi conflitto di interessi e di non avere bisogno di raccogliere nuovi capitali nei quattro anni successivi.
Secondo documenti interni citati dal New York Times, Affinity Partners ha già speso oltre tre quarti dei circa 5 miliardi raccolti finora, investendo tra l'altro nella compagnia assicurativa israeliana Phoenix.
Intanto negli Stati Uniti cresce la pressione per maggiore trasparenza. L'organizzazione anticorruzione Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW) ha chiesto alla Casa Bianca di imporre a Kushner le stesse regole di divulgazione finanziaria previste per gli altri funzionari pubblici.
Il motivo è semplice: quando diplomazia e investimenti personali si muovono sugli stessi tavoli, la linea tra interesse pubblico e profitto privato diventa pericolosamente sottile.
E nel mezzo, ancora una volta, ci sono miliardi di dollari e una delle regioni più instabili del pianeta.


