Un caso su cinque di tubercolosi in Europa non viene diagnosticato né segnalato. E tra quelli individuati, aumenta la quota di infezioni resistenti agli antibiotici, con livelli ben superiori alla media globale. È il quadro critico che emerge dal rapporto congiunto “Sorveglianza e monitoraggio della tubercolosi in Europa 2026”, pubblicato da Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Due crisi intrecciate: diagnosi tardive e resistenza ai farmaci
Secondo il report, la tubercolosi in Europa è segnata da due “crisi gemelle”. Da un lato, il ritardo nella diagnosi: circa il 21% dei casi stimati non viene intercettato dai sistemi sanitari. Dall’altro, la crescente antibiotico-resistenza.

Le due dinamiche si alimentano a vicenda. Le infezioni non diagnosticate continuano a diffondersi, aumentando il numero complessivo di casi. Più trasmissioni significano anche più trattamenti inefficaci, proprio a causa della resistenza ai farmaci.

I numeri: calano casi e morti, ma non abbastanza
Nel 2024 sono stati segnalati 161.569 nuovi casi di tubercolosi in 51 dei 53 Paesi della Regione Europea dell’OMS. Tuttavia, solo il 79% dei casi stimati è stato effettivamente notificato.

Dal 2015 a oggi si registrano comunque progressi:

  • incidenza in calo del 39%
  • decessi diminuiti del 49%

Risultati che però restano sotto gli obiettivi fissati dalla strategia internazionale “End TB”, che prevedeva riduzioni rispettivamente del 50% e del 75%.

La situazione è ancora più critica nei Paesi dell’UE e dello Spazio economico europeo, dove:

  • l’incidenza è calata del 33%
  • i decessi solo del 17%

Un ritmo insufficiente per centrare i target al 2030.

Antibiotico-resistenza: Europa molto sopra la media globale
Il dato più preoccupante riguarda la resistenza ai farmaci. Nel 2024:

  • 26.845 casi nella Regione Europea erano resistenti alla rifampicina o multi-farmaco
  • nell’UE/SEE i casi erano 817

A livello globale, il 3,2% dei nuovi casi e il 16% dei casi già trattati risultano resistenti. In Europa le percentuali salgono drasticamente:

  • 23% tra i nuovi casi
  • 53% tra i casi già trattati

In pratica, circa sette volte la media globale per la resistenza alla rifampicina e tre volte per le forme multi-resistenti.

Questi ceppi sono molto più difficili da curare, richiedono terapie lunghe e complesse e comportano una mortalità più elevata.

Il problema del follow-up
Un’altra criticità riguarda il monitoraggio dei pazienti: una persona su cinque che inizia il trattamento nell’UE/SEE non viene valutata dopo un anno. Una lacuna grave, che riguarda anche i bambini sotto i 15 anni.

L’allarme dell’OMS
“Una persona su cinque con tubercolosi nella regione europea sfugge ancora ai servizi sanitari”, ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa. “Non è solo un fallimento nel rilevamento, ma un’occasione persa per curare prima e fermare la trasmissione”.

Nonostante i progressi, ha aggiunto, “non ci muoviamo abbastanza velocemente”, e la tubercolosi resistente resta una delle minacce più gravi.

Le azioni urgenti richieste
ECDC e OMS chiedono interventi immediati su più fronti:

  • rafforzare prevenzione e diagnosi precoce, soprattutto tra popolazioni vulnerabili e nelle carceri
  • ampliare l’accesso a test diagnostici rapidi e ai test di resistenza ai farmaci
  • diffondere trattamenti completamente orali per le forme resistenti
  • integrare meglio i servizi per tubercolosi e HIV
  • migliorare sorveglianza e raccolta dati

L’obiettivo è chiaro: intercettare più casi, curarli prima e ridurre la diffusione. Ma senza un’accelerazione concreta, l’Europa rischia di restare indietro nella lotta a una malattia che, nonostante tutto, continua a circolare.