Politica

Giorgia Meloni tra palco e realtà. Il punto di Gregorio Scribano

Leader capace di “bucare lo schermo” e di arringare le piazze, con un’abilità oratoria e diplomatica che ha rafforzato la credibilità internazionale dell’Italia, Giorgia Meloni mostra però il lato più fragile della sua leadership quando si tratta di politica interna. Ne parliamo con il dott. Gregorio Scribano, esperto di politiche pubbliche e comunicazione, che mette a fuoco il divario tra l’efficacia comunicativa e i risultati concreti: dalle accise alle pensioni, dai salari alla sanità, le promesse simbolo della premier spesso restano sulla carta, lasciando cittadini e lavoratori a fare i conti con una realtà ben diversa dalle parole urlate nei comizi.

Dottor Scribano, come valuta in generale la leadership di Giorgia Meloni alla guida del Paese?

Bisogna riconoscerlo: Meloni è un’abile comunicatrice. Sa “bucare lo schermo”, sa parlare al suo popolo dal palco dei comizi, sa destreggiarsi tra Stati Uniti e Unione Europea, e in questo senso ha dato maggiore credibilità all’Italia sul piano internazionale. È una politica esperta, una grandissima oratrice dalla battuta sempre pronta, capace di impressionare e affascinare l’elettorato. Insomma, una politica di razza.

Eppure c’è chi parla di un fallimento in politica interna. Come conciliare queste due letture?

Ed ecco il punto critico: essere presidente del Consiglio non significa essere un’attrice o una conduttrice televisiva che deve reggere lo spettacolo. La leadership di un Paese si misura nei servizi, nei salari, nelle pensioni, nella sanità, nella sicurezza e nel controllo del territorio e, soprattutto, nella coerenza tra ciò che si promette e ciò che si realizza. Su questo terreno, purtroppo, l’operato di Meloni mostra fragilità evidenti.

Può fare qualche esempio concreto?

Certo. Se guardiamo ai cavalli di battaglia della premier – accise, pensioni, salari, sanità, sicurezza – il quadro è deludente. Le accise, invece di ridursi, sono state riallineate ai prezzi più alti, colpendo direttamente lavoratori e pensionati, che restano anche con il governo Meloni il bancomat del Fisco. Le pensioni sono difficilmente raggiungibili a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile spinta ben oltre i 67 anni, gli stipendi sono tra i più bassi dell’Unione Europea, e la sanità pubblica continua ad essere affossata a favore di quella privata. A tutto ciò si aggiunge l’incapacità dello Stato di garantire i diritti acquisiti dai lavoratori dopo anni ed anni di lotte e rivendicazioni.

In sintesi, quale bilancio ne trae?

La potenza comunicativa da sola non basta. Un Paese non vive di retorica o di spettacolo mediatico: vive di salari che reggono all'aumento del costo della vita, di sanità che cura anche i meno abbienti, di pensioni che arrivano in tempo utile e non post mortem, di città sicure, di un fisco giusto ed equo, di flussi migratori controllati, di promesse mantenute. Su tutti questi fronti, l’incapacità del governo è ormai un fatto evidente. Meloni ha carisma e abilità politica da vendere, ma la politica interna richiede concretezza, coerenza e risultati tangibili.

E quindi?

E quindi, Meloni rimane una leader straordinaria in termini di presenza e comunicazione, una prima donna sul palcoscenico internazionale, ma tragicamente fallimentare nel compito più essenziale di chi guida un Paese: trasformare parole e promesse in fatti concreti che migliorino la vita quotidiana dei cittadini. Se saprà scendere in tempo utile dal palcoscenico mediatico e calarsi nelle questioni concrete degli italiani, forse alle prossime elezioni potrebbe essere riconfermata alla guida del centrodestra e del governo. Altrimenti, rischia un tonfo che la riporterebbe a quel passato da cui era partita con appena il tre per cento del consenso elettorale.

Autore Gregorio Scribano
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