La Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi di interesse, così come si aspettavano i mercati. Il presidente dell'istituto Jerome Powell ha segnalato che la Fed probabilmente rimarrà alla finestra per un po' di tempo, dal momento che l'inflazione rimane elevata e c'è incertezza sulle prospettive economiche del paese.

La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, confermando il costo del denaro nella fascia 3,50%-3,75%, al termine di una riunione di due giorni. Una scelta largamente attesa dai mercati, ma che segna un messaggio politico ed economico preciso: non c’è urgenza di nuovi tagli.


Il presidente della Fed, Jerome Powell, è stato diretto:
“L’economia ci ha sorpreso ancora una volta per la sua forza”.Secondo Powell, i rischi legati all’inflazione e all’occupazione si sono ridotti rispetto ai mesi scorsi, anche se non sono scomparsi. La banca centrale, ha spiegato, è “ben posizionata” per aspettare e valutare con calma se e quando intervenire di nuovo sui tassi.

Divisioni interne al vertice della Fed
La decisione è passata con 10 voti favorevoli e 2 contrari. I governatori Christopher Waller e Stephen Miran hanno votato per un taglio di 0,25 punti percentuali, segnalando che una parte della Fed ritiene già possibile un allentamento monetario. Ma la maggioranza ha scelto la linea della prudenza: niente corse in avanti.

Powell ha chiarito che un nuovo taglio potrebbe arrivare solo in presenza di segnali chiari: raffreddamento del mercato del lavoro oppure inflazione in discesa verso il target del 2%.

Pressioni politiche e indipendenza della banca centrale
La conferenza stampa è stata dominata anche dal clima politico. Powell è sotto pressione dopo l’apertura di un’indagine penale nei suoi confronti, vista da molti come una mossa dell’amministrazione Trump per condizionare la politica monetaria.

Il presidente Donald Trump ha attaccato più volte la Fed, accusandola di non tagliare abbastanza i tassi per stimolare l’economia. Powell ha evitato commenti diretti sull’indagine, ma ha lanciato un messaggio chiaro al suo futuro successore:“Non farti trascinare nella politica elettorale. La Fed deve rispondere al Congresso, non alla Casa Bianca.”Un avvertimento che vale più di mille comunicati ufficiali.

Inflazione ancora sopra il target, lavoro stabile
Dal punto di vista economico, il quadro è semplice:

  • Inflazione: ancora circa 1 punto percentuale sopra l’obiettivo del 2%. Non sta peggiorando, ma non sta nemmeno scendendo in modo convincente.
  • Mercato del lavoro: in fase di stabilizzazione. I nuovi posti di lavoro sono pochi, ma anche il numero di persone in cerca di occupazione cresce lentamente. La disoccupazione a dicembre è scesa al 4,4%.

La Fed ha anche rimosso dal comunicato ufficiale il riferimento ai “rischi in aumento per l’occupazione”, segnale che non teme un crollo improvviso del mercato del lavoro.

Il nodo dei dazi e l’eredità per il prossimo presidente Fed
Secondo diversi membri della Fed, una parte dell’inflazione è legata ai nuovi dazi sulle importazioni introdotti dall’amministrazione Trump. Powell prevede che il loro effetto si attenuerà entro metà anno. Se così non fosse, il problema passerà direttamente nelle mani del suo successore.

Il prossimo presidente della Fed, che Trump dovrebbe nominare a breve, potrebbe trovarsi davanti a un bivio già a giugno:

  • tagliare i tassi con inflazione ancora alta
  • oppure mantenerli, rischiando un rallentamento economico.

Una scelta tutt’altro che tecnica, e molto politica.

Reazione dei mercati
I mercati hanno reagito senza scossoni:

  • Borse USA: chiusura quasi piatta
  • Treasury 10 anni: rendimento intorno al 4,25%
  • Treasury 2 anni: stabile al 3,57%
  • Futures sui tassi: i mercati ora prezzano il prossimo taglio a giugno

Il messaggio della Fed, è riassumibile in questi termini: se arriveranno nuove riduzioni del costo del denaro, queste saranno lente, graduali e legate ai dati. Non alla politica, non alle pressioni della Casa Bianca, non al calendario elettorale.