Esteri

Il labirinto degli ambigui Rapporti Commerciali tra Stati UE e Israele

Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2022 il commercio totale tra UE e Israele ha raggiunto circa 40 miliardi di euro, con un saldo positivo per l’UE. Le esportazioni europee in Israele sono state valutate circa 25 miliardi di euro, mentre le importazioni dall’israeliano si aggirano intorno ai 15 miliardi di euro. Questi numeri evidenziano un rapporto commerciale molto attivo e in crescita nel tempo, con un aumento costante negli ultimi dieci anni, grazie anche alla crescente domanda di tecnologie innovative da parte di Israele.

Nel panorama commerciale tra UE e Israele, alcune aziende israeliane e europee emergono come protagoniste, grazie alla loro innovazione, dimensione e capacità di esportare prodotti di alta tecnologia. Tra le aziende israeliane più note ci sono Teva Pharmaceutical Industries, uno dei più grandi produttori mondiali di farmaci generici e prodotti biotech; Check Point Software Technologies, leader nel settore della cybersecurity; e Elbit Systems, specializzata in difesa e tecnologia aerospaziale. Queste aziende esportano principalmente in Europa prodotti farmaceutici, tecnologie di sicurezza e sistemi di difesa avanzati.

Nel settore tecnologico, startup israeliane innovative come Mobileye (specializzata in tecnologie di guida autonoma, ora parte di Intel), Waze (l’app di navigazione acquisita da Google) e IronSource (piattaforma di monetizzazione e distribuzione di app mobili) giocano un ruolo cruciale nel mercato globale, collaborando frequentemente con aziende europee quali Siemens, SAP, Ericsson e Volkswagen nel campo della mobilità, dei servizi digitali e delle soluzioni smart.

Nel settore della difesa e aerospaziale, aziende israeliane come Rafael Advanced Defense Systems e IAI (Israel Aerospace Industries) sono protagoniste di collaborazioni con partner europei come Thales (Francia), Airbus Defence and Space (Germania/Francia) e BAE Systems (Regno Unito), partecipando a progetti di ricerca e sviluppo di sistemi di sicurezza, droni e tecnologie militari avanzate.

In ambito energetico e sostenibilità, aziende israeliane come BrightSource Energy e Enlight Renewable Energy stanno espandendo le loro attività in Europa, collaborando con partner come E.ON, Vattenfall e Enel per promuovere soluzioni di energia rinnovabile e infrastrutture verdi.

Dalla parte europea, oltre alle grandi multinazionali, molte PMI e startup partecipano a programmi di cooperazione e innovazione con partner israeliani, spesso attraverso fondi europei come Horizon Europe, che favoriscono scambi di tecnologia, ricerca e sviluppo con un impatto diretto sul tessuto economico e tecnologico di entrambi i soggetti.

Dall’altra parte, molte multinazionali europee operano attivamente in Israele o esportano verso di essa, rafforzando i legami economici e tecnologici tra i due territori.

Tra queste, a proposito di ambiguità, spiccano in prima fila diverse aziende a capitale francese e spagnolo, spesso a capitale pubblico, tra cui: 

Airbus: attiva nel settore aerospaziale, della difesa e delle infrastrutture civili. Airbus Israel, parte del gruppo Airbus, sviluppa tecnologie per il settore spaziale, sistemi di sicurezza e droni. L’azienda collabora anche con enti israeliani su progetti di satelliti e sistemi di sorveglianza.  Alcuni Stati detengono complessivamente circa il 25,9% delle quote: Francia: 10,83% (tramite la holding statale SOGEPA), Germania: 10,82% (tramite GZBV/KfW), Spagna: 4,07% (tramite SEPI).

Iberdrola e Acciona: grandi protagoniste spagnole nel settore dell’energia rinnovabile, esportano tecnologie e implementano progetti di energia solare e eolica in Israele. Iberdrola ha azionisti istituzionali come Qatar Investment Authority (circa 8%), ma non quote dello Stato spagnolo.

 TotalEnergies (FR): attiva nel settore energetico, con investimenti in progetti di esplorazione e produzione di petrolio e gas, oltre a iniziative di energie rinnovabili.

Telefónica Espana (tramite la sua divisione O2): fornisce servizi di telecomunicazioni, infrastrutture di rete e soluzioni digitali, espandendo la presenza nel mercato israeliano. Recentemente lo Stato spagnolo è rientrato nel capitale per tutelare l'asset strategico e attualmente controlla il 10% detenuto da SEPI.

Indra (ES): specializzata in sistemi di difesa, sicurezza e tecnologie dell’informazione, collabora con enti israeliani per progetti di sicurezza e gestione delle reti. Lo Stato spagnolo controlla il 28% circa detenuto tramite la holding pubblica SEPI.

Thales (FR): leader in sistemi di difesa, sicurezza, aeronautica e trasporti. Thales collabora con enti israeliani su tecnologie di sorveglianza, sistemi di difesa antimissile e infrastrutture di sicurezza.  Il 25% circa detenuto direttamente dallo Stato francese (tramite APE). Dassault Aviation detiene un ulteriore 24,6% circa. 

Dassault Systèmes: complesso industrial-militare francese leader nel software di progettazione e simulazione, fornisce soluzioni a numerose aziende israeliane nel settore high-tech e aerospaziale. È la società del gruppo della famiglia Dassault con la maggiore apertura al mercato istituzionale, con circa il 45% del capitale investito dai maggiori operatori dei fondi pensionistici mondiali come Massachusetts Financial Services Company (MFS),  BlackRock, Inc. e The Vanguard Group, Amundi Asset Management, Fidelity International, MFS (Massachusetts Financial Services) e, persino, Norges Bank Investment Management, che gestisce il Government Pension Fund Global (il fondo sovrano della Norvegia).

Anche la Germania e la Svezia hanno proprie aziende , ma senza partecipazione pubblica.

Siemens: con un forte coinvolgimento nei settori dell’automazione industriale, dell’energia, delle infrastrutture e della smart city. Siemens collabora con aziende israeliane in progetti di reti intelligenti, energie rinnovabili e tecnologie per l’efficienza energetica, contribuendo allo sviluppo di sistemi di gestione dell’energia e di reti di distribuzione avanzate.

BASF: leader nel settore chimico, esporta prodotti chimici, materiali speciali e tecnologie per l’industria israeliana, con interessi in settori come l’agricoltura, la produzione di materiali avanzati e le soluzioni sostenibili.

Ericsson e Vodafone: aziende di tecnologia e telecomunicazioni coinvolte nelle reti di comunicazione israeliane, fornendo infrastrutture per reti 4G e 5G, servizi di connettività e soluzioni innovative per la gestione delle reti di telecomunicazioni. L'azionista principale di Ericsson resta Investor AB (famiglia Wallenberg), ma il fondo pensione svedese Sjunde AP-fonden (AP7) e altri enti pubblici detengono piccole quote. Tra i soci rilevanti di Vodafone figurano operatori come Emirates Telecommunications Group (Etisalat) e Liberty Global, ma non Stati europei.

L'Italia è un caso a parte e molto complesso non perché Leonardo è coinvolta in collaborazioni con aziende israeliane come Rafael e Elbit Systems, e partecipa a progetti europei con Thales e Airbus nel settore della difesa, aerospaziale e sicurezza, dato che la natura di questi progetti è soggetta a forti limitazioni legislative e a un acceso dibattito legale.  Lo Stato italiano è il principale azionista con il 30,2% detenuto direttamente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF). L'Italia ha ufficialmente interrotto la concessione di nuove autorizzazioni per l'esportazione di armi verso Israele, in conformità con la Legge 185/90 che vieta l'export verso Paesi in conflitto.

Il coinvolgimento vero di Leonardo deriva dall'acquisizione della società israeliana RADA Electronic Industries e la produzione di sistemi radar a corto raggio e protezione attiva (come l'Iron Fist) per i blindati dell'esercito israeliano. Inoltre, la sussidiaria americana Leonardo DRS nel 2025 ha vinto gare del Pentagono in partnership con startup israeliane per sviluppare sistemi elettronici anti-drone.
 
Due accordi da onorare, salvo penali pesantissime e crolli vari in Borsa, sui quali anche una sospensiva del Trattato Commerciale UE-Israele non avrebbe alcun effetto, non avendo giurisdizione né sulla RADA che sta in Israele nè sulla DRS che sta in USA ... a differenza delle ricadute che avrebbe sulle esportazioni di Thales, Indra, Dassault eccetera.

E questa è la storia.


Autore scienzenews
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