Anche sabato sera, migliaia di cittadini israeliani sono scesi in strada in diverse città del Paese, riempiendo le piazze con due richieste : la liberazione immediata delle persone detenute da Hamas e la fine della guerra nella Striscia di Gaza. A Tel Aviv, cuore pulsante delle manifestazioni, la tensione è salita tra slogan, accuse al governo e testimonianze strazianti.
La manifestazione principale si è svolta in piazza Habima, dove la folla ha chiesto nuove elezioni e la fine del conflitto, denunciando il peso insostenibile della guerra sui riservisti, mentre continua l'esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshiva ultra-ortodosse. Poco distante, in quella che è stata etichettata come "Piazza degli Ostaggi", davanti al Museo di Tel Aviv, si è tenuta la manifestazione dei familiari dei rapiti.
Tra gli interventi più toccanti, quello di Naama Levy, ex prigioniera rilasciata nel quadro dell'accordo di cessate il fuoco di gennaio. Levy ha raccontato alla folla di 1.500 persone l'orrore vissuto durante la sua prigionia, rappresentato dalla fame, dalla sete, dalla solitudine e dal terrore dei raid aerei israeliani!
"Arrivano di sorpresa", ha detto, descrivendo i bombardamenti. "Prima senti un fischio, poi un boato assordante. Pregavo che non mi colpissero. Il muro a cui ero appoggiata non è crollato. È quello che mi ha salvata".
Ha raccontato di essere stata lasciata sola, senza cibo né acqua, fino a dover bere acqua piovana raccolta dai suoi rapitori per sopravvivere. E poi, il pensiero che l'ha tenuta viva: le manifestazioni.
"Quando mi lasciavano guardare la televisione il sabato sera, vi vedevo. Lì, in quella piazza, con le bandiere, le foto, anche la mia. E sapevo: non ero stata dimenticata".
Prima delle manifestazioni, i familiari degli ostaggi hanno tenuto la consueta conferenza stampa settimanale. Non hanno usato mezzi termini. Einav Zangauker, madre di Matan, ha lanciato accuse dirette contro il primo ministro Netanyahu: "Una guerra eterna, motivata politicamente, è per lui preferibile al ritorno dei nostri cari".
Anche Yehuda Cohen, padre di Nimrod, ha denunciato l'ipocrisia del governo: "Dopo 600 giorni ci propone un accordo selettivo? Questa è una condanna a morte per chiunque venga lasciato indietro". Poi, con un appello disperato quanto inusuale, si è rivolto a Donald Trump: "Solo tu puoi fermare questo disastro".
Più tardi in serata, le proteste si sono spostate lungo la Begin Road, dove i dimostranti hanno marciato verso il quartier generale delle IDF. Tra tamburi, razzi e cori, una sola domanda ha riecheggiato nell'aria: "Perché sono ancora a Gaza?"


