Politica

Gregorio Scribano: “Patrimoniale, lo Stato recuperi i 100 miliardi di evasione. Pensioni, vanno tutelati i diritti acquisiti.”

Le casse dello Stato suonano a vuoto!. Non ci sono risorse sufficienti per ospedali, strade, scuole, stipendi e pensioni.

In questo contesto, nel dibattito politico italiano torna ciclicamente la proposta di una tassa patrimoniale, rilanciata negli ultimi mesi dalla sinistra nel tentativo di ricompattare il cosiddetto “campo largo” attorno a un tema ad alto valore simbolico.

Lo scontro con il Governo è ormai consolidato: da un lato chi la presenta come strumento di equità redistributiva, dall’altro chi la considera una doppia imposizione su patrimoni già tassati. Nel frattempo, secondo le elaborazioni della CGIA di Mestre, l’Italia resta tra i Paesi europei con uno dei più elevati livelli di gettito derivante da imposte patrimoniali.

Per fare chiarezza tra numeri, slogan e proposte abbiamo intervistato il dott. Gregorio Scribano, opinionista politico ed esperto di politiche sociali, informazione e comunicazione.


Dottor Scribano, perché la patrimoniale torna sempre al centro del dibattito politico?

Perché non è soltanto una misura fiscale: è soprattutto un messaggio politico.

La patrimoniale parla di redistribuzione della ricchezza e, proprio per questo, ha un forte impatto simbolico. Storicamente nasce come misura eccezionale, ma negli ultimi anni è diventata uno degli argomenti più utilizzati nel confronto politico ogni volta che si cerca di reperire nuove risorse o di rilanciare il tema delle disuguaglianze.

È una proposta facile da comunicare, molto meno da applicare senza produrre effetti indesiderati.

Ma in Italia non esistono già imposte sul patrimonio?

Assolutamente sì.

Tra IMU, imposta di bollo, successioni, donazioni, imposte catastali e numerosi altri tributi, il nostro Paese incassa già oltre 50 miliardi di euro ogni anno da forme di tassazione patrimoniale.

È per questo che molti parlano di doppia imposizione: si colpiscono patrimoni costruiti con redditi che, nella maggior parte dei casi, hanno già scontato la tassazione ordinaria.

Il tema più sensibile resta quello del ceto medio. Perché?

Perché è proprio il ceto medio che rischia di diventare il principale destinatario degli effetti di qualsiasi nuova imposta.

La maggior parte delle famiglie italiane concentra i propri risparmi nella casa di proprietà e in un patrimonio costruito in decenni di lavoro.

Al contrario, i grandi patrimoni dispongono spesso di strumenti di pianificazione fiscale molto più sofisticati.

Il rischio è che una misura presentata come redistributiva finisca, ancora una volta, per gravare soprattutto su lavoratori dipendenti, pensionati e piccoli risparmiatori.

Ecco, i pensionati. Restando sul tema dell’equità, il confronto tra generazioni nel mercato del lavoro si riflette anche sul sistema previdenziale?

Credo che questo sia uno dei temi più importanti e meno affrontati.

L'equità deve valere anche tra generazioni. I giovani affrontano certamente sfide nuove, ma dispongono anche di opportunità che chi oggi è vicino alla pensione non ha mai avuto. Possono usufruire di modelli organizzativi più flessibili, del lavoro agile e hanno davanti un'intera carriera per pianificare una previdenza complementare.

I lavoratori più anziani, invece, hanno costruito la loro vita professionale in un contesto completamente diverso. Per decenni hanno lavorato sei giorni su sette, con orari rigidi, senza smart working e con regole previdenziali sulle quali hanno impostato le proprie scelte di vita e familiari. Il lavoro agile è arrivato solo negli ultimi anni della loro carriera e, a pochi anni dalla pensione, è irrealistico pensare che possano recuperare il tempo necessario per costruire una pensione integrativa adeguata.

Per questo continuo a ritenere che i lavoratori con almeno 35 anni di contributi avrebbero dovuto vedere salvaguardati i diritti già maturati, mantenendo la possibilità di accedere alla pensione a 65 anni e il calcolo dell'assegno secondo il sistema retributivo per le posizioni consolidate.

Parlo di tutela dei diritti acquisiti, un principio che considero fondamentale: chi ha lavorato per una vita seguendo regole fissate dallo Stato non dovrebbe vedere cambiare quelle stesse regole quando è ormai alle soglie della pensione.

Tornando alla patrimoniale, il Governo ha escluso di introdurre nuove tasse. Quanto pesa questa posizione?

Molto.

L'Esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha assunto una posizione chiara e coerente contro nuove imposte sul patrimonio e sul risparmio.

Al di là della dialettica politica, resta un dato oggettivo: l'Italia presenta già una pressione patrimoniale tra le più elevate in Europa.

L'evasione fiscale resta il vero nodo?

A mio giudizio sì.

Tra evasione ed elusione si stimano oltre 100 miliardi di euro ogni anno sottratti al fisco.

Se soltanto una parte significativa di queste risorse fosse recuperata, si potrebbero finanziare interventi importanti senza ricorrere a nuove tasse.

Il problema non è soltanto rafforzare i controlli, ma rendere più efficiente l'intera macchina amministrativa.

Dove dovrebbe concentrarsi oggi la politica economica?

Su due grandi obiettivi.

Il primo è recuperare l'evasione fiscale.

Il secondo è migliorare la qualità della spesa pubblica, eliminando sprechi e inefficienze.

In un Paese ad alta pressione fiscale non conta soltanto quanto lo Stato incassa, ma soprattutto come utilizza le risorse raccolte.

In conclusione, la patrimoniale continuerà a tornare nel dibattito politico?

Senza dubbio.

È uno dei temi che più facilmente dividono l'opinione pubblica e rappresentano una bandiera identitaria.

Ma la vera sfida non è introdurre nuove imposte.

La vera sfida è costruire uno Stato capace di spendere meglio, recuperare l'evasione, sostenere la crescita economica e garantire un principio di equità che riguardi non solo il fisco, ma anche il lavoro e le pensioni.

È su questi fattori, più che sugli slogan, che si misura la solidità di una politica fiscale. Solo così si può parlare davvero di giustizia sociale.

Autore Freeskipper Italia
Categoria Politica
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