C'è chi il vino lo studia e chi lo ha venduto per quarant'anni, girandoci dentro. Franco Savasta appartiene alla seconda categoria, e forse è anche per questo che il suo libro sa di autentico. "Vitigni e Vini d'Italia" nasce durante il Covid, ma racconta qualcosa che viene da molto più lontano.

Savasta, nel capitolo sull'alto Adige parla di un Gewürztraminer della cantina Tramin che ha ottenuto 100/100 da Robert Parker, il punteggio massimo, e il primo mai assegnato a un vino bianco italiano. Lei ha lavorato proprio per Tramin come consulente. Quanto conta il rapporto umano con le persone dietro una cantina, per capire davvero un vino?
Il rapporto umano lo ritengo importante. Dentro e fuori una cantina ci sono persone il cui rapporto dialettico tra loro e con loro è fondamentale.
Il libro nasce anche durante il Covid. Lo scrive lei stesso nei ringraziamenti: "questo libro è anche figlio della pandemia". Due anni chiusi in casa che diventano un libro sul viaggio attraverso le regioni italiane. C'è qualcosa di paradossale in questo, e al tempo stesso qualcosa di molto umano. Come ha vissuto quel periodo?
Il periodo è stato da me vissuto con serenità, consapevole che nulla avrei potuto fare nella realtà sanitaria di quel momento.
Nel capitolo sulla distillazione c'è una frase molto diretta: "È tutta qui la bravura di un distillatore: tagliare al momento giusto". Leggendola si pensa che valga per molte cose, non solo per la grappa. Lei che ha gestito reti vendita in mezza Italia, che ha conosciuto il mercato del vino prima e dopo lo scandalo del metanolo del 1986, cosa taglia oggi, guardando indietro, e cosa invece terrebbe?
Taglierei l'incapacità delle multinazionali di comprendere i rapporti umani. Terrei l'intelligenza dei vignaioli italiani capaci di capire che dopo lo scandalo del metanolo il futuro del vino italiano non poteva non essere che nella qualità.
Per chiudere: un libro scritto da un uomo che viene da Sapri, si è fatto adottare da Savona e ha girato l'Italia intera per lavoro. Qual è il vino che racconta meglio tutto questo percorso? E c'è un progetto futuro, una seconda parte, qualcosa che questo libro non ha potuto contenere?
Non c'è e non può esserci un vino soltanto. Se dovessi citarne uno direi: Sangiovese, vitigno però non vino in quanto è quello più coltivato in Italia. Non ho nessun progetto futuro perché è dato dall'età. Cerco di apprezzare i piccoli piaceri che la vita offre, le piccole felicità praticando il principio del minimo sforzo.

