A pochi mesi da quella che sembrava la fine definitiva della sua carriera politica, Marine Le Pen è riuscita a rimettersi in gioco. La leader del Rassemblement National, formazione di estrema destra francese, ha annunciato ufficialmente la sua quarta candidatura alla presidenza della Repubblica poche ore dopo la decisione della Corte d'Appello di Parigi che, pur confermando la sua condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, ha ridotto la durata della sanzione che le impediva di candidarsi, consentendole così di partecipare alle elezioni presidenziali del 2027.
La vicenda rappresenta uno dei passaggi politici e giudiziari più delicati della recente storia francese. Da una parte c'è una sentenza che conferma la responsabilità penale della leader nazionalista; dall'altra una decisione che le restituisce la possibilità di presentarsi davanti agli elettori. Due aspetti destinati a convivere durante tutta la campagna elettorale.
La condanna resta, ma cade l'ostacolo alla candidatura
Per mesi il destino politico di Le Pen è sembrato segnato. La condanna pronunciata nel marzo 2025 prevedeva infatti un divieto quinquennale di ricoprire cariche elettive, misura che avrebbe automaticamente escluso la leader del Rassemblement National dalla corsa all'Eliseo.
La Corte d'Appello ha invece modificato questo punto della sentenza. I giudici hanno ridotto il periodo di ineleggibilità, permettendole così di partecipare alle presidenziali del prossimo anno pur confermando integralmente il giudizio di colpevolezza.
La condanna riguarda l'appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, utilizzati secondo l'accusa per pagare collaboratori impegnati nelle attività politiche del partito in Francia anziché nello svolgimento delle funzioni parlamentari europee.
Si tratta quindi di una piena conferma della responsabilità penale della leader dell'estrema destra, che tuttavia potrà ugualmente presentarsi agli elettori mentre continuerà il proprio percorso giudiziario.
"Queste prove ci hanno rafforzato"
Intervistata in prima serata dall'emittente TF1, Marine Le Pen ha scelto di trasformare la propria vicenda giudiziaria in un messaggio politico. La leader del RN si è presentata come una combattente capace di resistere alle difficoltà, accostando le proprie vicende personali a quelle vissute da molti cittadini francesi.
Secondo Le Pen, i mesi trascorsi tra processi, sentenze e incertezze non avrebbero indebolito il movimento, ma lo avrebbero addirittura rafforzato.
Ha inoltre annunciato che ricorrerà ancora contro la condanna penale, confidando che la Corte di Cassazione possa ribaltare definitivamente il verdetto.
Parallelamente, però, non intende attendere l'esito dell'ultimo grado di giudizio: la campagna elettorale parte immediatamente.
Una scommessa politica ad altissimo rischio
La scelta della leader nazionalista rappresenta una delle operazioni politiche più rischiose della sua carriera. Le Pen dovrà infatti convincere milioni di elettori a eleggere come presidente della Repubblica una candidata che due diversi tribunali hanno riconosciuto colpevole di appropriazione indebita di denaro pubblico europeo.
È una scommessa che punta su un elemento ormai consolidato della politica contemporanea: la convinzione che una parte consistente dell'elettorato sia disposta a separare le vicende giudiziarie dal consenso politico.
La stessa Le Pen ha insistito su questo concetto, sostenendo che debbano essere esclusivamente i cittadini francesi a decidere chi guiderà il Paese.
Nella sua ricostruzione, il giudizio definitivo dovrebbe appartenere agli elettori e non ai tribunali.
Il RN mai così vicino al potere
Nonostante la pesante vicenda giudiziaria, il momento politico appare favorevole al Rassemblement National. I sondaggi indicano infatti che Marine Le Pen avrebbe ottime probabilità di raggiungere il secondo turno delle elezioni presidenziali del 2027. La conquista dell'Eliseo resta tutt'altro che scontata, ma mai come oggi l'estrema destra francese è arrivata così vicina alla possibilità concreta di governare il Paese.
Dopo anni di progressiva normalizzazione dell'immagine del partito fondato da Jean-Marie Le Pen, il RN è riuscito a trasformarsi da forza politica marginale in una formazione percepita da una parte crescente dell'elettorato come possibile forza di governo.
Un'evoluzione costruita attraverso una lunga operazione di riposizionamento politico, pur mantenendo al centro della propria agenda temi come immigrazione, identità nazionale e sicurezza.
L'asse con Jordan Bardella
Uno degli elementi centrali della nuova strategia elettorale sarà la collaborazione con Jordan Bardella. Il trentenne presidente del partito, considerato il delfino politico di Marine Le Pen, sarà indicato come futuro primo ministro in caso di vittoria alle presidenziali.
Durante i mesi in cui sembrava inevitabile l'esclusione della leader dalla corsa all'Eliseo, proprio Bardella era stato individuato come candidato alternativo. I sondaggi attribuiscono oggi al giovane dirigente livelli di consenso persino superiori a quelli della stessa Le Pen.
Nonostante ciò, la leader del RN ha escluso qualsiasi rivalità interna, sostenendo che entrambi combattano per un obiettivo comune e che le ambizioni personali non abbiano alcun peso rispetto al progetto politico.
Secondo diversi osservatori, proprio la combinazione tra l'esperienza di Marine Le Pen e la popolarità di Bardella costituisce oggi uno dei principali punti di forza dell'estrema destra francese.
Restano aperti i nodi economici
Se sul piano elettorale il RN appare più competitivo che in passato, sul fronte economico continuano invece a emergere numerose criticità. Diversi analisti accusano il partito di non aver ancora definito un programma credibile per affrontare il forte debito pubblico francese e la debole crescita economica.
Negli ultimi mesi sono emerse anche differenze di impostazione tra Bardella e Le Pen.
Il presidente del partito ha assunto posizioni maggiormente favorevoli al mercato su alcune questioni economiche, mentre la leader storica continua a mantenere un'impostazione più orientata alla tutela dell'elettorato popolare.
Il tema più delicato riguarda la riforma delle pensioni.
Il RN aveva promesso di riportare l'età pensionabile a 62 anni, ma all'interno dello stesso partito cresce il numero di dirigenti che considera questa promessa economicamente insostenibile. Anche le future politiche fiscali restano oggetto di confronto interno.
La ricerca dell'alleanza con la destra tradizionale
Secondo numerosi politologi, la vera sfida del Rassemblement National non sarà tanto arrivare al secondo turno, quanto riuscire a costruire una maggioranza parlamentare stabile.
Per governare la Francia, infatti, il partito dovrà inevitabilmente conquistare una parte significativa dell'elettorato della destra moderata e trovare forme di collaborazione con i partiti conservatori tradizionali.
Il politologo Gilles Ivaldi, di Sciences Po, ritiene che proprio la definizione di una proposta economica convincente e la capacità di dialogare con il centrodestra rappresentino le condizioni indispensabili affinché il RN possa realmente conquistare il potere.
La costruzione di una larga alleanza delle destre appare quindi il passaggio decisivo per trasformare il consenso elettorale in una concreta capacità di governo.
Una campagna elettorale destinata a intrecciarsi con i tribunali
La corsa di Marine Le Pen verso l'Eliseo si annuncia quindi senza precedenti. Per la prima volta una candidata con concrete possibilità di diventare presidente della Repubblica affronterà una campagna elettorale mentre continua a contestare davanti alla magistratura una condanna definitiva nei primi due gradi di giudizio.
La sua strategia punta chiaramente a trasformare il caso giudiziario in un elemento di mobilitazione politica, facendo leva sul rapporto diretto con l'elettorato e presentandosi come una leader che, nonostante le sentenze, continua a chiedere che sia il voto popolare a decidere il proprio destino.
Sarà ora compito degli elettori francesi stabilire se la conferma della condanna per appropriazione indebita dei fondi del Parlamento europeo rappresenterà un ostacolo insormontabile oppure un elemento che, come spera la stessa Le Pen, verrà messo in secondo piano rispetto alle proposte politiche del Rassemblement National nella corsa alle presidenziali del 2027.


