Gli Stati Uniti completano il ritiro dall’Oms: accuse sulla gestione del Covid e svolta verso accordi bilaterali
Gli Stati Uniti hanno formalmente completato il ritiro dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’annuncio è arrivato oggi attraverso una nota congiunta del Dipartimento della Salute e dei Servizi umani (Hhs) e del Dipartimento di Stato, che certifica la fine dell’adesione americana a un anno dall’avvio della procedura, annunciata dal presidente Donald Trump il 20 gennaio 2025, nel suo primo giorno di mandato.
Alla base della decisione, spiegano le autorità statunitensi, vi sono gravi criticità nella gestione della pandemia di Covid-19, la mancata attuazione di riforme strutturali e l’incapacità dell’Oms di dimostrare un’effettiva indipendenza dalle pressioni politiche di alcuni Stati membri, in particolare della Cina. Secondo Washington, i ritardi nel dichiarare prima l’emergenza sanitaria globale e poi la pandemia avrebbero fatto perdere al mondo “settimane critiche”, favorendo una diffusione più rapida del virus.
Nel mirino dell’amministrazione americana finiscono anche le comunicazioni iniziali dell’Oms, accusata di aver sottovalutato il rischio di trasmissione asintomatica e per via aerea del virus, oltre ad aver espresso valutazioni positive sulla risposta cinese nonostante elementi successivi abbiano indicato sotto-segnalazione dei casi, soppressione di informazioni e ritardi nel riconoscere la trasmissione da uomo a uomo.
Le critiche si estendono al periodo successivo alla fase acuta della pandemia. Per gli Stati Uniti, l’Oms non avrebbe promosso riforme sostanziali in termini di governance, trasparenza e capacità di coordinamento, rafforzando la percezione che dinamiche politiche abbiano prevalso su un’azione sanitaria rapida, tecnica e indipendente. Particolarmente contestato anche il rapporto sulle origini del Covid-19, che ha escluso l’ipotesi di una creazione del virus in laboratorio, nonostante – sottolinea Washington – il rifiuto della Cina di fornire dati chiave, come le sequenze genetiche dei primi casi e informazioni sulle attività e sulle condizioni di biosicurezza dei laboratori di Wuhan.
Nel corso dell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno progressivamente sospeso i finanziamenti all’Oms, ritirato il proprio personale e avviato il trasferimento delle attività precedentemente svolte in ambito multilaterale verso accordi bilaterali diretti con altri Paesi e organizzazioni. Da oggi, precisano Hhs e Dipartimento di Stato, ogni rapporto con l’Oms sarà limitato esclusivamente alle operazioni tecniche necessarie a completare il ritiro e a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini americani.
Il linguaggio utilizzato dall’amministrazione è particolarmente severo. In un secondo comunicato, l’Oms viene definita un’organizzazione “oltre ogni possibilità di riparazione”, accusata di aver agito contro gli interessi degli Stati Uniti nonostante il ruolo storico di fondatore e principale finanziatore. Viene denunciata una deriva burocratica e politicizzata, influenzata da Paesi ritenuti ostili agli interessi americani. Tra gli elementi citati anche una controversia simbolica: secondo Washington, l’Oms si rifiuterebbe di restituire la bandiera statunitense esposta davanti alla sede, sostenendo di non riconoscere formalmente il recesso e avanzando richieste di compensazione.
Nonostante l’uscita dall’organizzazione, gli Stati Uniti affermano di voler continuare a esercitare una leadership globale in ambito sanitario attraverso canali alternativi. La nuova strategia prevede partenariati diretti con Paesi, settore privato, organizzazioni non governative e realtà religiose, con priorità alla risposta alle emergenze, alla biosicurezza e all’innovazione sanitaria. L’obiettivo dichiarato è prevenire le minacce infettive prima che raggiungano il territorio nazionale, continuando al contempo a generare benefici per i partner internazionali.
La decisione segna una rottura profonda con l’architettura multilaterale della salute globale e apre una fase di incertezza per l’Oms, che perde il suo principale sostenitore finanziario e politico. Sullo sfondo resta una frattura destinata a incidere non solo sugli equilibri internazionali, ma anche sulla capacità del sistema globale di rispondere in modo coordinato alle future emergenze sanitarie.