Israele continua a utilizzare pretesti di sicurezza per giustificare le proprie mosse strategiche nella regione mediorientale. L'ultima accusa, diffusa dai media israeliani, riguarda presunti piani di milizie irachene, sostenute dall'Iran, per condurre attacchi contro Israele utilizzando il territorio siriano e quello giordano.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Maariv, il metodo principale che tali milizie intenderebbero impiegare consisterebbe nel lancio di razzi e droni armati dalle aree occidentali dell'Iraq. In alternativa, si ipotizzerebbe una manovra terrestre che partirebbe dall'Iraq, attraverserebbe la Siria e potrebbe giungere fino al confine israelo-giordano.

In risposta a queste presunte (ma forse sarebbe più corretto scrivere inventate) minacce, Tel Aviv ha annunciato l'avvio di un vasto progetto di costruzione di un muro lungo il confine orientale con la Giordania. Il Ministero della Difesa israeliano ha comunicato la conclusione della prima fase delle gare d'appalto e l'imminente inizio dei lavori nelle prossime settimane. Le opere interesseranno inizialmente due settori nel nord del confine.

Il progetto prevede scavi, interventi sul sistema fognario, la riqualificazione delle strade e delle autostrade, oltre alla creazione di infrastrutture per acqua, elettricità, telecomunicazioni e altri servizi.

Dietro la retorica della sicurezza, tuttavia, diversi osservatori regionali vedono in queste mosse un tentativo di Israele di consolidare il proprio controllo territoriale e di estendere la sua influenza lungo i confini orientali.

Il costo complessivo dell'opera è stimato in circa 5,5 miliardi di shekel (oltre 1,3 miliardi di euro) e prevede un sistema di difesa multilivello che si estenderà per 425 chilometri, dal sud delle Alture del Golan fino al nord di Eilat.

Il direttore generale del Ministero della Difesa, il generale di riserva Amir Baram, ha dichiarato:

“Di fronte alle nuove minacce emergenti, dobbiamo agire con la massima rapidità e rafforzare il controllo strategico sui nostri confini orientali.”
Israele accusa inoltre il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniano di sostenere le milizie più potenti e influenti in Iraq, tra cui le Kataib Hezbollah, ritenute responsabili di diverse attività militari nella regione.