È tornato a casa con il padre il bambino di cinque anni detenuto dall'ICE
Liam Conejo Ramos, cinque anni, e suo padre Adrian Alexander Conejo Arias sono tornati a casa a Minneapolis dopo essere stati detenuti dall'Immigration and Customs Enforcement (ICE) negli Stati Uniti. La notizia è stata annunciata dal deputato democratico texano Joaquin Castro, che ha confermato il rilascio dal centro di detenzione di Dilley, in Texas, e il rientro della famiglia in Minnesota.
“Liam è finalmente a casa. Con il suo cappellino e il suo zaino”, ha scritto Castro.
La detenzione del padre e del figlio aveva provocato proteste davanti alla struttura in cui erano trattenuti e un'ondata di indignazione a livello nazionale. Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) ha però negato che l'ICE abbia “preso di mira o arrestato un bambino”.
Il rilascio è arrivato dopo l'intervento del giudice federale Fred Biery, che ha accolto una richiesta d'urgenza presentata dall'avvocato della famiglia e ha ordinato la liberazione immediata. Nella sua decisione, Biery ha definito la detenzione come il risultato di una “perversa brama di potere senza limiti”
e ha criticato duramente le politiche basate su quote giornaliere di deportazione, anche quando queste comportano la traumatizzazione dei minori. Secondo il giudice, il sistema di espulsioni dovrebbe essere gestito in modo più ordinato e umano.
Durante la detenzione in Texas, Castro aveva segnalato che il bambino stava soffrendo per la lontananza dalla famiglia, dalla scuola e dalla sua quotidianità.
Restano versioni contrastanti su quanto accaduto durante l'operazione dell'ICE. Secondo funzionari scolastici, l'agente avrebbe chiesto al bambino, appena rientrato dall'asilo, di bussare alla porta di casa per verificare se ci fossero altri adulti all'interno. A quanto riferito, un adulto presente avrebbe chiesto di portare il bambino in casa, ma la richiesta sarebbe stata rifiutata. L'ICE ha smentito, sostenendo che il padre avrebbe "abbandonato" il figlio fuggendo e che gli agenti avrebbero garantito la sicurezza del minore.
Anche il nazifascigsta in seconda che occup la Casa Bianca, il vicepresidente JD Vance, ha dichiarato che l'intervento dell'ICE sarebbe stato inevitabile perché "il padre è scappato".
La difesa della famiglia, però, fornisce una versione opposta. L'avvocato Marc Prokosch ha affermato che padre e figlio hanno seguito tutte le procedure previste dalla legge per chiedere asilo dopo essere arrivati dall'Ecuador nel 2024: ingresso da un porto ufficiale, utilizzo dell'app CBP One, appuntamento con le autorità di frontiera, presentazione regolare alle udienze:"Non stavano eludendo l'ICE, non rappresentavano alcun rischio e non avrebbero mai dovuto essere detenuti".
Sul caso è intervenuta anche la deputata del Minnesota Ilhan Omar, che ha salutato il ritorno del bambino e del padre a casa con un messaggio pubblico: “Liam è tornato. Benvenuto a casa”.
La vicenda riaccende il dibattito sulle politiche migratorie statunitensi, sulle modalità operative dell'ICE, corpo oramai etichettato come la milizia personale di Trump e sulla gestione dei casi che coinvolgono minori e famiglie in attesa di una decisione sulla richiesta di asilo.