Nel Belpaese - dove i soldi si trovano per tutto e per tutti, tranne che per adeguare gli stipendi dei lavoratori dipendenti al costo della vita e consentirgli di andare in pensione prima di finire al camposanto - la previdenza è un cantiere sempre aperto in Italia e la conclusione dei lavori non ha mai una data fissata.

La materia è delicata ed in ballo ci sono i destini dei futuri pensionandi, ma milioni di voti, ed è questo che maggiormente preme alla politica!

E così dopo tre anni di legislatura, di promesse mancate (tra le tante il superamento della Legge Fornero) e in vista della prossima legge di Bilancio, i partiti della maggioranza cercano di serrare i ranghi sui capitoli più delicati.

Infatti da pochi giorni circola una proposta della Lega, che riguarda l’uso del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) per consentire ai lavoratori dipendenti di anticipare la pensione a 64 anni.

Si parla, infatti, della possibilità di impiegare la famigerata 'liquidazione' per accedere in anticipo alla pensione.

Nel dettaglio, la proposta avanzata prevede di trasformare il TFR in una sorta di rendita mensile che andrebbe ad affiancare la pensione contributiva, consentendo così di anticipare l’uscita dal lavoro. In particolare, il meccanismo potrebbe essere rivolto a chi ha maturato i requisiti contributivi per la pensione anticipata (25 anni), ma non riesce a raggiungere la soglia economica minima richiesta, pari a circa 1.616 euro mensili (tre volte l’importo dell’assegno sociale). In questi casi, il TFR verrebbe utilizzato per colmare il divario e garantire una transizione più agevole verso la pensione.

Questa proposta amplia le possibilità di uscita anticipata dal lavoro, senza erogare pensioni troppo basse. Inoltre, rappresenterebbe un’alternativa sostenibile rispetto alla liquidazione immediata del TFR, che oggi costa all’Inps circa 7 miliardi l’anno.

L’idea è ancora tutta da discutere, ma apre uno scenario delicato: da una parte, offre una possibile soluzione per chi fatica a rientrare nei requisiti previdenziali; dall’altra, rischia di sottrarre ai lavoratori una risorsa fondamentale, da utilizzare per fabbisogni particolari in momenti cruciali della vita.

La proposta avanzata dalla Lega prevede le seguenti novità:
- Accesso volontario alla pensione a 64 anni con almeno 25 anni di contributi anche per chi ha carriere miste (sistema retributivo + contributivo).
- Utilizzo del TFR o dei fondi pensione integrativi per raggiungere la soglia minima richiesta di 1.616 euro mensili, trasformando il TFR in rendita pensionistica.
- Tassazione agevolata sul TFR trasformato in rendita, come avviene per i fondi complementari.
- La rendita non comprometterebbe la reversibilità della pensione né del TFR.


La soluzione migliore sarebbe quella di tronare al passato, e così come lo era per la 'scala mobile' che adeguava in automatico gli stipendi al costo della vita, ovvero riportare l'età pensionabile a 65 anni ritoccando i coefficienti di rivalutazione per garantire un assegno previdenziale pari all'ultimo stipendio percepito.

Ma, siccome, per i lavoratori e i pensionati, che pagano fino all'ultimo centesimo di tasse e balzelli senza possibilità di scampo, i soldi non ci sono mai, bisognerà rassegnarsi al fatto che per godersi qualche anno in più di meritato riposo, chi vorrà - perchè una eventuale riforma dell'utilizzo del Tfr per anticipare la pensione dovrebbe essere su base volontaria - dovrà pagarselo di tasca propria!