In un mondo dove gli "imperi continentali" stanno prendendo il posto degli stati nazionali, il modello di governance della Cina contemporanea rappresenta un fenomeno complesso e innovativo, che si distingue nettamente dalle tradizionali forme di organizzazione sociale e politica dell’Occidente.
La sua evoluzione si basa su un’integrazione tra tecnologia avanzata, controllo sociale e principi tradizionali cinesi, come il Tao, creando un sistema che mira a garantire stabilità, ordine e crescita economica, ma che solleva anche importanti questioni etiche e geopolitiche.
Uno degli aspetti più evidenti di questa nuova forma di governance è l’uso di tecnologie per promuovere una società armoniosa e ordinata, ispirata a principi filosofici antichi come il Tao.
Il Tao, concepito come la via divina e naturale dell’universo, si riflette nella gestione dello Stato: l’obiettivo non è solo mantenere l’ordine, ma anche favorire una vita sociale ed economica in cui i meriti vengono riconosciuti e premiati.
Come afferma Wang (2019), “la filosofia taoista sottolinea l’armonia tra individuo e natura, e questa idea si traduce nella governance cinese come un equilibrio tra il controllo e la libertà, volto a creare una società stabile e prospera”.
Questo approccio contrasta nettamente con la concezione occidentale dello Stato come arbitro delle libertà civili e dei diritti individuali. In Cina, invece, l’entità statale ha una legittimazione più ampia, che coinvolge attivamente ogni cittadino in un progetto collettivo di ordine e progresso.
Come evidenziato da Liu (2020), “la tradizione cinese vede lo Stato come un’entità che si incarica di guidare e armonizzare la società nel suo insieme, senza la rigidità tipica delle democrazie liberali occidentali”.
Questa funzione di "guida armonizzatrice" attribuita allo Stato sarebbe vista in Occidente liberale come una violazione della privacy e delle libertà individuali, sollevando dubbi sulla possibilità di derive autoritarie.
In particolare, a parte la presenza diffusa di sistemi di sorveglianza di massa come il riconoscimento facciale, parliamo del sistema di credito sociale cinese genera una sorta di classifica sociale in cui chi si comporta secondo le regole viene premiato, mentre chi viola le norme subisce sanzioni, fino alla limitazione dei diritti civili.
Come osserva già Zhang (2018), “il sistema di credito sociale rappresenta una forma di controllo che si basa su una valutazione continua delle azioni individuali, con l’obiettivo di promuovere comportamenti conformi alle norme stabilite dal Partito”.
Oltre al controllo sociale interno, la Cina ha sviluppato una strategia di espansione globale attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative (BRI).
La BRI rappresenta non solo un investimento infrastrutturale, ma anche uno strumento di espansione geopolitica, che permette alla Cina di instaurare reti di dipendenza economica e di influenzare le politiche dei paesi coinvolti.
È in questo contesto che si inserisce anche l’utilizzo dell’intelligence economica, che va oltre la semplice sicurezza nazionale, estendendosi alla sorveglianza dei mercati, degli investimenti esteri e delle operazioni di spionaggio economico.
Come sottolinea Chen (2021), “l’intelligence cinese è uno strumento fondamentale per coordinare le politiche economiche e diplomatiche, garantendo che ogni azione sia inserita in un disegno strategico di lungo termine”.
La Cina mira a raggiungere obiettivi ambiziosi, come l’uguaglianza del reddito con i paesi europei entro il 2049, anno in cui si celebrerà il centenario della Repubblica Popolare. Questo obiettivo richiederà una continua innovazione economica e tecnologica, rafforzando la presenza cinese nelle nuove frontiere come l’intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti.
La dimensione culturale rappresenta un altro pilastro della strategia cinese di influenza globale. Attraverso accordi internazionali, programmi di scambio e collaborazioni accademiche, la Cina cerca di promuovere la propria immagine di potenza pacifica e di modello di sviluppo alternativo, contribuendo a costruire una narrativa di grandezza e di armonia con le proprie radici filosofiche e storiche.
In sintesi, il modello di governance cinese si caratterizza per un controllo sociale capillare, una concezione olistica del rapporto tra pubblico e privato e una strategia di espansione economica e geopolitica che utilizza tecnologie avanzate, investimenti e strumenti di intelligence.
La Cina, con il suo approccio “revisionista” e la sua volontà di ridefinire le regole della democrazia e dei rapporti internazionali, si presenta come un attore sempre più determinante nel plasmare il futuro del sistema globale.
Come afferma Wang (2022), “la vera sfida per il mondo moderno è la conciliazione tra le diverse visioni di governance e di sviluppo, tra l’ordine occidentale e il modello cinese”. La competizione tra le due superpotenze, più che una guerra aperta, si configura come un confronto di idee, strategie e tecnologie che avrà ripercussioni profonde sulla scena internazionale nei decenni a venire.
La Cina si propone come una potenza globale in grado di guidare un nuovo ordine mondiale, sfidando l’egemonia occidentale e proponendo un paradigma alternativo che integra tradizione, innovazione e strategia geopolitica.
Questo è quello che fa davvero paura alle enclavi del potere occidentali, che dominano una società costruita sul principio di "dividi et impera", esattamente contrario a quello del Tao, che potremmo riassumere in "solve et coagula".

