Esteri

Riconoscimento della Palestina e crisi a Gaza: la posizione della Santa Sede

Il riconoscimento dello Stato di Palestina non è una novità per la Santa Sede. A ricordarlo è stato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che, rispondendo ai giornalisti a margine di un evento legato al Giubileo degli Influencer, ha ribadito come la Santa Sede abbia già da tempo riconosciuto lo Stato palestinese. Le sue parole seguono l'annuncio del presidente francese Emmanuel Macron, che ha ufficializzato l'intenzione di Parigi di riconoscere formalmente lo Stato di Palestina nel corso dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre.

Parolin ha riaffermato l'appoggio del Vaticano alla soluzione dei “due Stati”, sottolineando come l'obiettivo sia «la costituzione di due realtà statali autonome» che possano convivere «in autonomia ma anche in collaborazione e sicurezza». A chi definisce “prematuro” un riconoscimento ufficiale, il porporato risponde secco: «Perché prematuro?» Secondo il cardinale, l'unica strada percorribile rimane quella del dialogo diretto tra israeliani e palestinesi.

Tuttavia, Parolin ha ammesso che la situazione sul terreno, soprattutto in Cisgiordania, rende sempre più difficile il processo di pace. Gli insediamenti israeliani, ha osservato, non favoriscono la nascita di uno Stato palestinese reale e praticabile. Per questo ha espresso l'auspicio che la Conferenza internazionale di alto livello in corso a New York possa portare «qualche frutto».

Il rappresentante della Santa Sede ha anche ricordato che già nel 1999 venne firmato un primo accordo di base con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, seguito da un Accordo globale sottoscritto dieci anni fa con lo Stato di Palestina e poi entrato in vigore nel gennaio 2016.

Sul fronte della crisi umanitaria a Gaza, Parolin ha commentato anche l'attacco del 17 luglio alla parrocchia della Sacra Famiglia, dove tre persone sono rimaste uccise e dieci ferite. L'indagine preliminare israeliana ha escluso sia un attacco intenzionale sia un errore umano, parlando invece di malfunzionamento del proiettile o dell'artiglieria. «Non abbiamo potuto condurre un'indagine indipendente — ha dichiarato Parolin — quindi prendiamo per buone le conclusioni fornite dall'esercito israeliano». Ma ha aggiunto un monito chiaro: «L'impressione è che questi errori si ripetano troppo spesso. Bisogna trovare il modo di evitarli. Se si vuole, si può».

Infine, ha lanciato un grido d'allarme sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza: «È insostenibile. Sta emergendo un'arma nuova e terribile: quella della fame. La carestia e la mancanza di cibo vengono usate come strumento di guerra. Bisogna intervenire».

In sintesi: per la Santa Sede, la pace in Terra Santa passa dal riconoscimento reciproco, dal rispetto dei civili e dal dialogo concreto, non dalle promesse vuote o dagli “errori” ricorrenti.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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