Tasso di occupazione al massimo storico secondo i dati Inps
Tasso di occupazione al massimo storico: 63% con gli occupanti in Italia che ad oggi sono oltre 24 milioni. E i dipendenti permanenti sono “il driver” di questo trend positivo prolungato. Sono questi i dati sottolineati dall’Inps in occasione della presentazione del XXIV rapporto annuale nella sede centrale di Confindustria.
Nel documento si legge che per la prima volta è stato superato il picco di ore lavorative del 200, che ha preceduto la successiva doppia recessione. Nel rapporto l’Inps evidenzia come nel mese di settembre 2025 si registra un saldo annualizzato positivo delle posizioni di lavoro nel settore privato per 357mila unità. Di questi l’89% riguarda rapporti a tempo indeterminato, per un saldo di 319mila. e i primi nove mesi del 2025 si contano anche 6.162.000 assunzioni attivate, in calo dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2024; 576.000 trasformazioni da tempo determinato, in aumento del 2,7%; 5.541.000 cessazioni, in diminuzione dell’1,9%.
Per sostenere il sistema previdenziale, la produttività deve essere posta al centro delle politiche pubbliche. Secondo le previsioni dell’Istat, entro il 2040 avremo circa 5 milioni di persone in meno in età lavorativa. Questo significa che avremo un problema di reperimento di persone sul mercato del lavoro”. È l’analisi di Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche dell’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), illustrata in occasione della presentazione del XXIV Rapporto annuale dell’Istituto, oggi presso la sede di Confindustria a Roma.
Produttività al centro, dunque. Un obiettivo che passa dal rafforzamento dell’occupazione e dalla piena valorizzazione del capitale umano disponibile. “Nel 2024 gli occupati sono 24,2 milioni e il tasso di occupazione ha raggiunto il 63%, un massimo storico – prosegue Santoro – La crescita recente dell’occupazione è trainata soprattutto dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. Tuttavia, persistono divari territoriali, di genere e generazionali che richiedono un’attenzione particolare, soprattutto alla luce della transizione demografica”.
I dati Inps mostrano anche che nel 2024 i lavoratori assicurati sono circa 27 milioni, un numero superiore a quello rilevato dall’Istat, "poiché l’Inps considera gli assicurati con almeno una settimana contributiva – precisa Santoro – Rispetto al 2023 si registra un incremento di circa 400 mila unità; rispetto al 2019, anno pre-pandemico, l’aumento è di circa 1,5 milioni di persone, pari a quasi il 6%”.
“Questo incremento – aggiunge – riguarda in misura maggiore le donne (+6,7% contro +5,2% degli uomini), le regioni del Sud (+7,4% rispetto al Centro-Nord) e i lavoratori provenienti da Paesi non comunitari (+29%). Il numero medio di settimane lavorate, che misura l’intensità del lavoro, si mantiene stabile intorno alle 43 settimane”. Un dato rilevante, quello relativo alle settimane lavorate, poiché indica che “l’intensità lavorativa, almeno sul piano statistico generale, rimane stabile”, osserva il direttore centrale studi e ricerche dell’Inps.
Red. Fai Informazione _ Nell'articolo non sembra esserci una chiara distinzione nel ruolo dei nuovi assunti tra i lavoratori dipendenti che, in un caso, sembrano essere indicati come permanenti e in altri a tempo indeterminato. In realtà si tratta di due categorie assolutamente distinte. Nella quasi totalità dei casi - salvo rarissime eccezioni - i nuovi assunti con un contrato non a tempo determinato sono da classificarsi - in base ad una definizione Istat - come lavoratori permanenti, cioè lavoratori dipendenti in prova a tempo determinato che solo alla scadenza del periodo di tre anni potranno diventare lavoratori a tempo determinato, a meno che nel frattempo non siano già stati licenziati. Quetso tipo di contratto è stato creato dal cosiddetto Jobs Act ideato da Matteo Renzi.