Politica

Meloni si occupa della “famiglia nel bosco” mentre il Paese rischia il tracollo a causa della guerra in Medio Oriente

Mentre l'Italia affronta una fase internazionale ed economica tra le più pericolose degli ultimi anni, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sceglie di intervenire con toni indignati su un caso giudiziario locale: quello della cosiddetta “famiglia nel bosco” e della decisione del Tribunale per i minorenni dell'Aquila di separare tre bambini dai genitori.

Secondo Meloni, si tratterebbe di una «assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico». La premier sostiene che i giudici si sarebbero spinti oltre il loro ruolo, arrivando a imporre uno stile di vita ai genitori e a infliggere ai minori un trauma ulteriore con la separazione dalla madre dopo quella dal padre. Nel suo intervento pubblico, la presidente del Consiglio insiste su un punto: «I figli non sono dello Stato, ma delle mamme e dei papà». E auspica che il Parlamento approvi rapidamente una legge del governo per limitare l'arbitrio dei tribunali minorili.

Il problema non è discutere il merito della vicenda – su cui si possono avere opinioni diverse – ma la scala delle priorità politiche. Perché mentre il capo del governo italiano si mobilita per un singolo caso giudiziario, ovviamente per sfruttarlo in modo illogico e insensato per promuovere il Sì al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura, il contesto internazionale e nazionale precipita.

Il mondo è entrato in una nuova fase di tensione con l'escalation militare che coinvolge l'Iran e che porta la firma politica di due leader che Meloni ha spesso indicato come alleati e punti di riferimento: Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Le loro scelte hanno contribuito ad aprire uno scenario di conflitto che sta trascinando mezzo pianeta in una spirale incontrollabile.

In questo contesto, l'Italia non è uno spettatore neutrale. Le conseguenze economiche di un conflitto in Medio Oriente sono immediate: energia più cara, instabilità dei mercati, nuove pressioni migratorie, tensioni diplomatiche e militari. In altre parole, problemi concreti che colpiscono milioni di cittadini.

Eppure il dibattito pubblico viene spostato su una vicenda simbolica, emotiva, perfetta per alimentare una narrazione ideologica sulla famiglia e sullo Stato. Una polemica che divide, accende i social e permette a Meloni di distogliere l'attenzione sulle risposte mancanti alla crisi in Medio Oriente.

Il punto è semplice, il capo del governo dovrebbe occuparsi prima di tutto delle grandi crisi che determinano il destino del Paese: guerre, economia, sicurezza energetica, ruolo internazionale dell'Italia e non trasformare ogni caso giudiziario controverso in una battaglia politica identitaria per far credere a dei deficienti (nel senso di persone impreparate) che, approvando l'assurda riforma costituzionale di Nordio, i tribunali decideranno sempre nel migliore dei modi. Tra l'altro, tale tesi è stata da tempo smentita dallo stesso Nordio e dalla leghista Bongiorno, avvocata e - a tempo perso - parlamentare della Repubblica.

E invece di farci sapere che cosa il governo stia facendo per evitare di mandare a rotoli il Paese, Meloni si occupa della “famiglia nel bosco”.

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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