A quasi cinque mesi dalla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio 2026 dopo il trapianto di cuore eseguito all'ospedale Monaldi di Napoli, l'inchiesta della Procura continua a fare luce su una delle vicende sanitarie più complesse degli ultimi anni.

Il procedimento è ancora nella fase delle indagini e gli accertamenti tecnici rappresentano il punto centrale dell'attività investigativa. I consulenti incaricati stanno ricostruendo nel dettaglio tutte le fasi che hanno preceduto il trapianto: dall'espianto dell'organo al trasporto, fino alla conservazione e all'intervento chirurgico, con l'obiettivo di accertare se vi siano stati errori organizzativi, procedurali o clinici che possano aver contribuito al tragico epilogo.

Al momento gli indagati sono sette, tutti sanitari coinvolti a vario titolo nella gestione del trapianto. Per due di loro, oltre all'ipotesi di omicidio colposo in concorso, la Procura contesta anche il reato di falso in relazione alla documentazione clinica. Si tratta di accuse ancora da verificare nel corso del procedimento e sulle quali non esiste alcuna decisione definitiva.

Tra gli elementi al vaglio degli investigatori vi sono le condizioni del cuore al momento dell'arrivo in sala operatoria, le modalità con cui è stato trasportato e conservato e la corrispondenza tra gli orari riportati nella documentazione sanitaria e l'effettivo svolgimento delle operazioni. Gli accertamenti tecnici dovranno chiarire se il deterioramento dell'organo sia avvenuto durante il trasporto o in altre fasi della procedura e quale incidenza abbia avuto sull'esito del trapianto.

Nel mese di luglio 2026 non sono emersi nuovi provvedimenti giudiziari né richieste di rinvio a giudizio. L'inchiesta resta aperta e si attendono il completamento delle consulenze tecniche e le successive determinazioni della Procura, che saranno decisive per stabilire l'eventuale prosecuzione del procedimento penale.

La vicenda continua a suscitare grande attenzione per le possibili implicazioni sulla sicurezza della rete dei trapianti, mentre la famiglia del piccolo Domenico ribadisce la richiesta di fare piena luce su quanto accaduto, nella convinzione che l'accertamento delle responsabilità rappresenti un passaggio fondamentale per evitare che tragedie simili possano ripetersi.