Eurodeputati chiedono sanzioni contro Israele e la sospensione dell'accordo commerciale con l'Ue
Un gruppo trasversale di circa 40 eurodeputati provenienti da diversi partiti ha lanciato un appello formale all'Unione Europea: sospendere l'accordo di associazione con Israele e imporre sanzioni dirette al governo guidato da Benjamin Netanyahu, in risposta alle operazioni militari nella Striscia di Gaza e alle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.
In una dichiarazione congiunta, ottenuta in esclusiva da Euronews, i firmatari accusano Israele di "violazioni palesi" della Convenzione di Ginevra e richiamano l’Ue alle proprie responsabilità, sostenendo che la passività davanti alla crisi in corso rappresenterebbe una “macchia morale sull'umanità”. Nel documento, si afferma che “il tempo della codardia morale è finito” e si chiede un’azione rapida e concreta da parte delle istituzioni europee.
La dichiarazione non risparmia neanche Hamas, esortandolo a rilasciare immediatamente gli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza, a seguito del brutale attacco del 7 ottobre 2023.
La richiesta di sospensione dell’accordo Ue-Israele
Nel mirino dei deputati c’è l’Accordo di associazione Ue-Israele, che disciplina le relazioni politiche e commerciali tra le due parti. Secondo i firmatari, l'accordo, spesso presentato come strumento di pressione diplomatica, è diventato ormai inefficace di fronte al deterioramento della situazione umanitaria.
Già in passato, una revisione condotta dal Servizio europeo per l'azione esterna aveva individuato elementi che indicavano la violazione da parte di Israele degli obblighi in materia di diritti umani previsti dall’accordo. Tuttavia, l’Ue non ha preso misure concrete, limitandosi a colloqui diplomatici tra l'Alta rappresentante Kaja Kallas e il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, da cui era scaturita una promessa – poi rivelatasi insufficiente – di aumentare gli aiuti umanitari a Gaza.
Nel frattempo, la crisi sul campo è ulteriormente peggiorata. Lunedì, la Commissione europea ha annunciato una sospensione parziale della partecipazione di Israele al programma di ricerca Horizon Europe. Ma per i deputati promotori della dichiarazione, si tratta di un gesto simbolico e del tutto inadeguato.
Fratture politiche superate dalla crisi umanitaria
I firmatari provengono da 14 dei 27 Paesi membri dell’Ue e da sei gruppi politici, inclusi i Socialisti & Democratici (S&D) e il Partito Popolare Europeo (PPE), a conferma di una convergenza trasversale spinta dall’urgenza umanitaria. La deputata socialdemocratica Evin Incir ha sottolineato che “i deputati di tutti i partiti pro-europei e democratici si sono uniti dietro questa dichiarazione”, anticipando che altri colleghi potrebbero aderire.
Secondo Incir, la responsabilità ora ricade sia sulla Commissione che sui governi degli Stati membri, chiamati a una risposta molto più determinata di quella mostrata finora.
Il contesto: fame, malnutrizione e negazionismo
Il tutto avviene mentre l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) – un organismo internazionale che monitora la sicurezza alimentare – ha lanciato un allarme drammatico: nel territorio assediato si registrano "prove crescenti" di morti legate alla fame, malnutrizione e malattie.
Nonostante queste segnalazioni, il governo israeliano continua a negare l’esistenza di una carestia e a respingere ogni accusa di responsabilità.
Isolamento diplomatico?
L'Ue si muove ancora con estrema cautela, ma alcuni alleati europei hanno già rotto gli indugi. Il Regno Unito e la Norvegia hanno imposto sanzioni a due ministri israeliani considerati estremisti, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, mentre i Paesi Bassi hanno da poco vietato loro l'ingresso nel proprio territorio.
La pressione sugli organismi europei cresce. Se Bruxelles continuerà a limitarsi a dichiarazioni di principio, rischia di perdere credibilità sia come promotrice di diritti umani, sia come attore geopolitico influente. La palla ora è nel campo della Commissione e dei capi di Stato dell’Unione. Ma il tempo stringe, e le immagini da Gaza parlano più forte delle diplomazie esitanti.
Fonte: Euronews