La recente pronuncia della Corte costituzionale ha ridefinito in profondità il sistema dei trattamenti sanitari obbligatori per le persone affette da disturbi mentali. Il giudice tutelare non è più un semplice ratificatore di decisioni mediche, ma un garante effettivo dei diritti individuali, chiamato ad ascoltare direttamente il paziente prima di ogni convalida.
Questa innovazione mette al centro il principio di autodeterminazione, sancito dalla Costituzione, e richiama la necessità che anche nei momenti di fragilità psichica la persona conservi voce e dignità. L’audizione diventa quindi un momento essenziale di confronto umano e giuridico, nel quale si bilanciano tutela della salute pubblica e libertà personale.
La decisione spinge inoltre a riconsiderare la distinzione tra trattamenti obbligatori e interventi coattivi, sollecitando una maggiore chiarezza sulle garanzie procedurali e sui limiti dell’intervento statale. In questo quadro, emerge l’esigenza di strumenti di controllo più estesi anche per i trattamenti svolti fuori dalle strutture ospedaliere, oggi privi di un adeguato vaglio giudiziario.
Nel complesso, la sentenza apre a una prospettiva più garantista e partecipativa: un sistema in cui la giustizia e la medicina dialogano per tutelare non solo la salute, ma anche la libertà e la dignità della persona.
NB
La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale parziale dell'articolo 35 della legge 833/1978 (in materia di Trattamento Sanitario Obbligatorio - TSO) con la sentenza n. 76/2025, perché non prevedeva garanzie fondamentali per il cittadino. La sentenza stabilisce che il provvedimento di TSO deve essere comunicato all'interessato (o al suo legale rappresentante), che la persona deve essere sentita dal giudice tutelare prima della convalida e che il decreto di convalida deve essere notificato.


