Esteri

Il rapporto che accusa Israele: «Così il governo Netanyahu sta cancellando la Cisgiordania palestinese pezzo dopo pezzo»


Il rapporto di Peace Now e Kerem Navot che denuncia il processo di "annessione de facto" della Cisgiordania attraverso una serie di decisioni politiche, amministrative e territoriali da parte del governo Netanyahu.

C'è un limite oltre il quale non si può più parlare di semplici politiche di espansione degli insediamenti. Secondo il nuovo rapporto "Annus Mirabilis – Actions by the Israeli Government to Annex the West Bank, 2023-2025", pubblicato dalle organizzazioni israeliane Peace Now e Kerem Navot, quel limite è ormai stato superato.

Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha avviato negli ultimi tre anni il più vasto processo di annessione della Cisgiordania mai realizzato dall'inizio dell'occupazione del 1967, trasformando un'annessione "di fatto" in una strategia sistematica dello Stato israeliano.

Il rapporto non parla di episodi isolati né di decisioni amministrative scollegate tra loro. Al contrario, descrive un progetto coerente, costruito attraverso decine di provvedimenti legislativi, amministrativi e finanziari che, messi insieme, hanno modificato radicalmente la natura del controllo israeliano sulla Cisgiordania.

Non si tratta più soltanto di autorizzare nuovi insediamenti o di ampliare quelli esistenti, ma di svuotare progressivamente di significato gli Accordi di Oslo, sottraendo competenze all'Autorità Palestinese e trasferendole direttamente allo Stato israeliano.

Il rapporto individua come figura centrale di questa trasformazione il ministro Bezalel Smotrich, al quale sono stati attribuiti poteri civili senza precedenti sulla gestione della Cisgiordania. Pianificazione urbanistica, registrazione delle terre, infrastrutture, strade, tutela ambientale, archeologia e applicazione delle norme edilizie sono progressivamente passate sotto un controllo politico diretto, riducendo il ruolo tradizionalmente svolto dall'amministrazione militare. Una trasformazione che, ricordano gli autori, lo stesso Smotrich ha definito come un cambiamento del "DNA del sistema".

Ma il cuore dell'accusa riguarda soprattutto il territorio.

Secondo il rapporto, tra il 2023 e il 2025 sono sorti 185 nuovi avamposti, circa 130 dei quali costituiti da fattorie e insediamenti sulle colline, con un'accelerazione impressionante: 33 nel 2023, 61 nel 2024 e ben 91 nel solo 2025. Una crescita che dimostra l'esistenza di un meccanismo ormai stabile e sempre più efficiente di espansione territoriale.

L'aspetto forse più impressionante riguarda il controllo del territorio.

Peace Now e Kerem Navot stimano che gli avamposti agricoli controllino ormai oltre un milione di dunam, circa il 18% dell'intera Cisgiordania. Nel solo 2025 sono stati aggiunti circa 300.000 dunam al territorio controllato dai coloni attraverso il pascolo e la presenza permanente sul terreno. Gli autori sottolineano inoltre che solo il 40% di queste aree è classificato come "terra statale", mentre il resto comprende terreni privati palestinesi, terre waqf e aree mai formalmente registrate.

Il rapporto descrive un sistema che non si limita alla costruzione degli avamposti.

Il controllo del territorio viene consolidato attraverso nuove strade, piste sterrate, recinzioni, posti di blocco, demolizioni, restrizioni all'accesso alle terre agricole e progressiva esclusione delle comunità palestinesi dalle aree di pascolo.

Tra il 2023 e il 2025 sono stati aperti almeno 223 chilometri di nuove piste, insieme al potenziamento di numerose altre strade, con l'obiettivo dichiarato di collegare gli insediamenti e rafforzarne la presenza sul territorio.

Una delle accuse più gravi contenute nel documento riguarda l'espulsione delle comunità palestinesi.

Secondo i dati raccolti dalle due organizzazioni, 118 comunità di pastori o piccoli villaggi palestinesi sono state costrette ad abbandonare le proprie terre tra il 2023 e il 2025 a causa della violenza dei coloni, dell'impossibilità di accedere ai pascoli, della mancanza di protezione da parte delle autorità e della nascita di nuovi avamposti nelle immediate vicinanze. Gli autori segnalano inoltre che il fenomeno sta proseguendo anche nel 2026.

Il documento dedica ampio spazio anche all'espansione edilizia.

Negli ultimi tre anni sono stati approvati piani per 40.064 nuove unità abitative negli insediamenti israeliani, delle quali 27.941 nel solo 2025, più del doppio del precedente record annuale. Tra i progetti citati compare anche l'area E1, che rischia di interrompere definitivamente la continuità territoriale tra Gerusalemme Est, Ramallah e Betlemme, compromettendo la prospettiva di uno Stato palestinese territorialmente continuo.

Gli autori denunciano inoltre una vasta operazione di legalizzazione retroattiva degli avamposti considerati illegali anche secondo il diritto israeliano, accompagnata da consistenti finanziamenti pubblici destinati a infrastrutture, sicurezza e organizzazioni impegnate nell'espansione coloniale.

Particolarmente significativa viene considerata anche la riapertura del processo di registrazione fondiaria in Cisgiordania.

Secondo Peace Now e Kerem Navot, questa scelta può tradursi in un enorme trasferimento di proprietà allo Stato israeliano, poiché molti proprietari palestinesi hanno enormi difficoltà a dimostrare formalmente i propri diritti di proprietà secondo le nuove procedure. Il rapporto parla esplicitamente del rischio di una vasta espropriazione legale delle terre palestinesi.

Il documento descrive inoltre come il governo Netanyahu ha progressivamente esteso l'intervento israeliano anche nelle aree A e B, quelle che gli Accordi di Oslo avevano affidato all'amministrazione palestinese, attribuendo nuove competenze demolitorie e urbanistiche alle autorità israeliane e limitando ulteriormente gli spazi di autonomia dell'Autorità Palestinese. Secondo gli autori, ciò rappresentano un progressivo svuotamento degli stessi Accordi di Oslo.

Il giudizio conclusivo del rapporto è durissimo.

Peace Now e Kerem Navot denunciano che non ci si trova più davanti a una semplice espansione degli insediamenti, ma a una strategia organica finalizzata a rendere irreversibile il controllo israeliano sulla Cisgiordania, modificandone definitivamente gli assetti amministrativi, territoriali e demografici.

In tal modo, il processo di annessione è ormai in una fase avanzata e che, senza un deciso intervento della comunità internazionale, la prospettiva di una soluzione fondata su due Stati rischia di diventare definitivamente irrealizzabile.



Fonte: peacenow.org.il/wp-content/uploads/2026/07/Annus_Mirabilis_ENG.pdf
Foto: Oren Ziv, Turmusaya, June 2025

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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