I dati ufficiali più recenti dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) indicano che nel 2024 la superficie del territorio nazionale classificata come a rischio frane dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) è aumentata del 15 % rispetto al 2021, passando da 55.400 km² a 69.500 km², pari al 23 % del territorio italiano.
Il 94,5 % dei comuni italiani è stato identificato come esposto al rischio di frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe sulla base del rapporto triennale di pericolosità e rischio idrogeologico, e l’inventario dei fenomeni franosi riporta oltre 636.000 frane censite.
La popolazione residente in aree soggette a rischio frane nel 2024 è stimata in 5,7 milioni di persone, con 1,28 milioni in classi di pericolosità elevata o molto elevata (P3 e P4). Questi indicatori di esposizione rappresentano la base tecnica per la pianificazione degli interventi di mitigazione del rischio e per la programmazione delle attività di difesa del suolo. (ISPRA)
La governance istituzionale del rischio idrogeologico in Italia è definita da normative ambientali e da strumenti di pianificazione quali i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e i Piani di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) delle Autorità di Bacino, con compiti di raccolta, elaborazione e diffusione di dati sull’instabilità del territorio affidati a ISPRA e alle agenzie regionali di protezione dell’ambiente (ARPA). Queste cartografie e banche dati costituiscono il quadro tecnico di riferimento per l’analisi e la mitigazione del rischio su base nazionale. (ISPRA)
Nel corso del periodo 2022‑2026 la policy di gestione del rischio idrogeologico è stata integrata con strumenti di programmazione finanziaria e interventi strutturali collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e al quadro delle politiche pubbliche nazionali. Le misure del PNRR attribuite alla componente di gestione del rischio idrogeologico hanno previsto un totale di 1,2–1,64 miliardi di euro per 1.301 progetti anti‑dissesto volti alla riduzione delle vulnerabilità idrauliche e idrogeologiche sul territorio nazionale riconducibili alla Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, con una concentrazione del 60 % dei fondi programmati a favore delle regioni del Nord. Questi progetti sono principalmente focalizzati sulla messa in sicurezza di corsi d’acqua, consolidamento di argini e interventi su reti idrografiche. (osservatoriorecovery.it)
Parallelamente, è stato previsto che il Dipartimento della Protezione Civile coordini la realizzazione di interventi finanziati con 1,2 miliardi di euro nel quadro del PNRR per situazioni di rischio e per il ripristino delle funzionalità di strutture infrastrutturali danneggiate da eventi calamitosi, con l’obiettivo tecnico di completare circa il 90 % degli interventi programmati entro il 30 giugno 2026 secondo la pianificazione stabilita. (pnrr.protezionecivile.gov.it)
L’attuazione delle risorse destinate a mitigare il dissesto idrogeologico è monitorata tramite strumenti di rendicontazione e programmazione delle amministrazioni competenti. Fonti tecniche riferiscono che delle risorse programmate in ambito PNRR per la componente anti‑dissesto, una parte significativa dei progetti è stata completata (>60 %), mentre una porzione relativamente ridotta del totale delle risorse è stata effettivamente impegnata rispetto alla dotazione stanziata, con vari livelli di avanzamento progettuale e di cantierabilità a livello locale. (Fondazione IFEL)
Nel quadro normativo e operativo esistente, le Autorità di bacino distrettuali e le Regioni mantengono competenze di programmazione territoriale, progettazione esecutiva e realizzazione delle opere di mitigazione, mentre ISPRA fornisce la base conoscitiva tecnica attraverso le mappe aggiornate di pericolosità e di rischio idrogeologico e l’inventario dei fenomeni franosi e alluvionali a scala nazionale. (ISPRA)
Per quanto riguarda la progressiva produzione di dati e mappe tecniche, è previsto l’aggiornamento delle mappe di pericolosità e rischio alluvioni per il ciclo 2022‑2027 con aggiornamento programmato nel 2026, secondo quanto stabilito dal ciclo di gestione della Direttiva Alluvioni, al fine di rendere disponibili strumenti cartografici coerenti con i livelli di rischio attesi e con le informazioni idrologiche più recenti. (ISPRA)
Sperimentalmente, infrastrutture informatiche di monitoraggio e banche dati integrano rilevazioni di fenomeni naturali, mappe di rischio e sistemi di monitoraggio in situ, con l’obiettivo tecnico di supportare la previsione e la progettazione di interventi di stabilizzazione dei versanti e di controllo delle dinamiche di frana. Tali strumenti sono utilizzati per valutare l’evoluzione dei fenomeni in atto e per orientare le priorità di investimento in funzione dell’esposizione del territorio e della popolazione contigua ai fenomeni di dissesto. (ISPRA)
Dal punto di vista tecnico, gli aspetti critici della gestione idrogeologica e ambientale in Italia nel periodo di governo Meloni possono essere analizzati in termini di attuazione, tempistiche, capacità progettuale e dati infrastrutturali senza ricorrere a linguaggio emotivo o valutazioni soggettive.
Il primo aspetto riguarda l’avanzamento dei progetti finanziati, in particolare quelli legati al PNRR e ad altri strumenti nazionali. Dei circa 13 mila interventi anti-dissesto programmati con fondi per 1,53 miliardi di euro, solo circa il 60 % dei progetti risulta completato o cantierabile, mentre una parte significativa delle risorse non è stata ancora impegnata. Questo riflette criticità nei processi di progettazione esecutiva, approvazione tecnica e coordinamento tra Stato, Regioni e amministrazioni locali, con impatti diretti sulla capacità di ridurre l’esposizione della popolazione e delle infrastrutture al rischio idrogeologico. (fondazioneifel.it)
Un secondo aspetto critico riguarda la distribuzione territoriale degli interventi. La concentrazione dei fondi e dei progetti nelle regioni del Nord mostra una disomogeneità nella mitigazione del rischio a livello nazionale, con alcune regioni del Centro-Sud che ricevono un numero inferiore di interventi e risorse rispetto alla quota di popolazione e superficie a rischio. Questo può influire sulla efficacia complessiva della strategia nazionale, dal punto di vista tecnico, perché le priorità di intervento non sempre corrispondono proporzionalmente all’esposizione effettiva dei territori. (osservatoriorecovery.it)
Un terzo punto riguarda la tempestività della disponibilità dei dati e degli aggiornamenti cartografici. Le mappe di pericolosità idrogeologica e dei fenomeni franosi sono aggiornate con frequenza triennale o quinquennale, ma la disponibilità di dati coerenti e completi per tutte le Regioni presenta ritardi, con lacune informative in alcune aree critiche. Questo limita la capacità di pianificare interventi mirati in tempo utile e di integrare informazioni aggiornate per le decisioni tecniche sulle priorità di mitigazione. (isprambiente.gov.it)
Infine, le criticità operative includono la gestione coordinata delle risorse umane e dei servizi tecnici locali. Alcuni comuni e autorità di bacino evidenziano ritardi nei processi di cantierabilità dovuti a limitata capacità tecnica o burocratica, con conseguente rallentamento degli interventi di consolidamento dei versanti, messa in sicurezza dei corsi d’acqua e manutenzione di infrastrutture idrauliche già esistenti. (isprambiente.gov.it)
In sintesi, la gestione idrogeologica e ambientale italiana nazionale nel periodo 2022-2025 è stata caratterizzata da una struttura di governance tecnico‑istituzionale consolidata, l’utilizzo di dati e cartografie aggiornate (in corso di pubblicazione), un quadro di finanziamento di progetti e di interventi strutturali attraverso strumenti come il PNRR, e un’integrazione normativa e operativa tra enti centrali, regionali e di bacino territoriale per l’analisi tecnica del rischio, la pianificazione di interventi di mitigazione e la gestione delle risorse assegnate ai programmi di difesa del suolo. (Meteo.it)
Viceversa, gli aspetti critici identificabili con dati e riferimenti tecnici sono il larga parte attribuibili alle Regioni: il ritardo nell’attuazione dei progetti e nell’impegno delle risorse, la disomogeneità territoriale nella distribuzione degli interventi, la temporalità e completezza dei dati cartografici e inventariali e la capacità tecnica e amministrativa locale limitata, tutti elementi che incidono sulla capacità complessiva del sistema di gestione idrogeologica di operare con piena efficienza.
(foto di Franco Fontana, pioniere del colore e uno dei fotografi paesaggistici più influenti del nostro tempo) link

