Salute

Tubercolosi, l’allarme di Medici Senza Frontiere: “I bambini restano indietro, servono investimenti subito”

In occasione della Giornata mondiale della tubercolosi, Medici Senza Frontiere lancia un appello diretto a governi e donatori internazionali: i bambini devono diventare una priorità nella lotta globale contro la malattia. Nonostante esistano strumenti per diagnosticare e curare la tubercolosi infantile, oggi solo una parte dei minori colpiti riesce ad accedere a cure adeguate.

“Gli strumenti ci sono, anche se imperfetti, ma solo la metà dei bambini ha accesso alla diagnosi o alla terapia”, denuncia Cathy Hewison, responsabile dei progetti sulla tubercolosi dell’organizzazione. “Se vogliamo una risposta davvero globale, i bambini non possono più essere messi in secondo piano”.

Numeri che non migliorano

Il quadro resta critico. Secondo il Rapporto globale sulla tubercolosi 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2024 circa 1,2 milioni di bambini e adolescenti sotto i 15 anni hanno sviluppato la malattia. Di questi, il 43% non ha avuto accesso né alla diagnosi né alle cure, una percentuale che non registra miglioramenti rispetto agli anni precedenti.

La situazione è ancora più grave tra i più piccoli: sotto i 5 anni, solo un bambino su due riceve diagnosi e trattamento. A peggiorare il quadro contribuiscono i tagli ai finanziamenti internazionali, i conflitti e l’aumento degli sfollamenti nei Paesi ad alta incidenza.

“Già prima i fondi erano insufficienti, oggi i bambini vengono ulteriormente penalizzati”, sottolinea Hewison.

Diagnosi tardive e cure mancate

Uno dei principali ostacoli è la difficoltà nel diagnosticare la tubercolosi nei minori. In molti casi mancano test adeguati oppure la malattia non viene nemmeno presa in considerazione.

Eppure, esistono soluzioni concrete. L’adozione delle linee guida dell’OMS, in particolare l’uso di algoritmi diagnostico-terapeutici basati su sintomi clinici e radiografie, potrebbe migliorare significativamente l’individuazione precoce dei casi. Si tratta di sistemi che permettono di diagnosticare la malattia anche in assenza di conferme di laboratorio.

Una ricerca condotta da Medici Senza Frontiere in cinque Paesi africani dimostra che l’uso di questi strumenti può quasi raddoppiare il numero di bambini diagnosticati e quindi trattati.

In Niger, l’impatto è già evidente. “Nel 2024 e 2025 quasi la metà dei bambini sotto i 5 anni diagnosticati si trovava nei cinque distretti dove utilizziamo questi algoritmi”, spiega il medico Moussa Mamane Oumarou Farouk. “Estendere questo approccio a tutto il Paese potrebbe salvare molte vite”.

Le storie: mesi persi prima della diagnosi

Dietro i numeri ci sono storie concrete di ritardi e sofferenze evitabili.

Iqra, 14 anni, in Pakistan, ha assunto per oltre un mese farmaci prescritti senza alcun esame, senza miglioramenti. Solo dopo una diagnosi corretta di tubercolosi farmacoresistente ha iniziato una terapia adeguata. Oggi, dopo più di un anno di cure, è tornata a scuola.

Simile la vicenda di Francisco, 11 anni, in Mozambico. I primi sintomi sono stati ignorati per mesi. Solo otto mesi dopo ha ricevuto una diagnosi corretta e ha iniziato il trattamento. Nel frattempo, le sue condizioni erano peggiorate.

Un’urgenza politica

Secondo Medici Senza Frontiere, ogni ritardo nella diagnosi aumenta il rischio di sviluppare forme gravi e potenzialmente mortali della malattia.

Il messaggio è netto: servono più risorse, più attenzione politica e un cambio di priorità immediato.

“Nessun bambino dovrebbe morire per una malattia prevenibile e curabile”, ribadisce l’organizzazione. Senza un impegno concreto, il rischio è che milioni di minori continuino a restare invisibili nella risposta globale alla tubercolosi.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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